Tratti Oggetto Essenza Introduzione La Coroncina della Divina Misericordia e come si recita Ascolta la Coroncina della Divina Misericordia CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO E LA DISCIPLINA DEI SACRAMENTI DECRETO

 

Tratti

culto Gesù confido in TeDon I. Rozycki parlando delle forme di devozione alla Divina Misericordia trasmesse attraverso suor Faustina, elenca:

Sono evidenziate queste e non altre preghiere e pratiche religiose, in quanto ad esse sono legate promesse speciali, che si riferiscono a tutti, non solo alla stessa suor Faustina, come in caso dell'atto: "O Sangue e Acqua..." o della novena.

"Ogni atto di venerazione della Divina Misericordia deve essere un'espressione di fiducia e deve essere legato alla pratica della misericordia verso il prossimo, se al devoto della Misericordia deve assicurare tutti quei benefici che Gesù ha legato a tale devozione" (R., p. 19).

 

Venerazione dell'immagine di Gesù Misericordioso

Il disegno essenziale di questo quadro è stato mostrato a suor Faustina nella visione del 22 febbraio 1931 nella cella del convento di Płock. "La sera, stando nella mia cella - scrive suor Faustina - vidi il Signore Gesù vestito di una veste bianca: una mano alzata per benedire mentre l'altra toccava sul petto la veste, che ivi leggermente scostata lasciava uscire due grandi raggi, rosso l'uno e l'altro pallido (...) Dopo un istante, Gesù mi disse, Dipingi un'immagine secondo il modello che vedi, con sotto scritto: Gesù confido in Te" (Q. I, p. 26). Tre anni dopo a Vilnius Gesù ha spiegato il significato dei raggi: "I due raggi rappresentano il Sangue e l'Acqua" (Q. I, p. 132). Non si tratta qui di un qualche effetto artistico, ma di una simbologia del quadro estremamente profonda.

Agli elementi essenziali del quadro appartengono le parole poste in basso: "Gesù, confido in Te". Gesù parlava di ciò già durante la prima apparizione a P*ock e poi a Vilnius: "Gesù mi ricordò (...) che queste tre parole dovevano essere messe in evidenza" (Q. I, p. 138). Non si tratta qui del numero delle parole, ma del loro senso integralmente legato al disegno e al contenuto del quadro.

Gesù ha definito un altro particolare di questo quadro, ha detto infatti: "Il Mio sguardo da questa immagine è tale e quale al Mio sguardo dalla croce" (Q. I, p. 140). La questione dello sguardo non è dunque senza importanza, se lo stesso Gesù mette l'accento su di essa, dando un significato a questo particolare. E qui incontriamo una doppia interpretazione di questo desiderio di Gesù: alcuni - e tra loro don Sopocko - leggono queste parole in modo realistico e dicono che lo sguardo deve essere diretto in basso come dall'alto della croce; altri credono, che si tratti dello sguardo che esprime la misericordia (tra loro padre J. Andrasz, il secondo direttore spirituale di suor Faustina). A seconda di questa interpretazione sono sorte - si può dire - due "scuole" di rappresentazione dell'immagine del Gesù Misericordioso: una ha il suo modello nel dipinto di E. Kazimirowski, mentre la seconda nel dipinto di A. Hyla, del santuario della Divina Misericordia a Cracovia.

Senza significato invece sembra essere la questione dell'altezza della mano destra. Don M. Sopocko credeva che la mano dovesse essere alzata solo all'altezza della spalla. Nel Diario invece troviamo solo questo: "La mano destra è alzata per benedire". E' la cosa più importante, mentre invece se la mano è alzata all'altezza della spalla oppure più in alto, non ha alcun significato per il contenuto del quadro.

Quale è il significato di questo quadro?

Il cosiddetto "luogo teologico" è stato indicato dallo stesso Gesù, legando la benedizione del quadro e la sua pubblica venerazione alla liturgia della prima domenica dopo Pasqua. La Chiesa legge in quel giorno il Vangelo sull'apparizione di Gesù risorto nel Cenacolo e sull'istituzione del sacramento della penitenza (Gv 20, 19-29).

A questa scena del Cenacolo si sovrappone l'avvenimento del Venerdì Santo: la crocifissione e la trafittura del Cuore di Gesù con la lancia. "Entrambi i raggi uscirono dall'intimo della Mia misericordia, quando sulla croce il Mio Cuore, già in agonia, venne squarciato con la lancia" (Q. I, p. 132). Di questo scrive san Giovanni nel 19ø capitolo del Vangelo. Gesù ha spiegato poi che "il raggio pallido rappresenta l'Acqua che giustifica le anime; il raggio rosso rappresenta il Sangue che è la vita delle anime" (Q. I, p. 132). San Tommaso, riferendosi ai Padri della Chiesa, unisce la simbologia dell'acqua e del Sangue con il sacramento del battesimo e con l'Eucarestia, cosa che può essere riferita anche agli altri sacramenti. "Alla luce del Vangelo di Giovanni - scrive don I. Rozycki - l'acqua e il sangue (...) stanno a significare le grazie dello Spirito Santo, che ci sono state donate per la morte di Cristo. I due raggi rappresentati sul dipinto di Gesù Misericordioso possiedono questo stesso profondo significato" (R., p. 20).

L'immagine del Gesù Misericordioso spesso viene identificata come quella della Divina Misericordia e giustamente poiché‚ nella passione, morte e risurrezione di Cristo la misericordia di Dio verso l'uomo si è rivelata con totale pienezza.

 

In cosa consiste il culto dell'immagine della Divina Misericordia?

L'immagine occupa una posizione chiave in tutta la devozione alla Divina Misericordia, poiché‚ costituisce una visibile sintesi degli elementi essenziali di questa devozione: esso ricorda l'essenza del culto, l'infinita fiducia nel buon Dio e il dovere della carità misericordiosa verso il prossimo. Della fiducia parla chiaramente l'atto che si trova nella parte bassa del quadro: "Gesù, confido in Te". L'immagine che rappresenta la misericordia di Dio deve essere per chiara volontà di Gesù un segno che ricordi l'essenziale dovere cristiano, cioè l'attiva carità verso il prossimo. "Essa deve ricordare le esigenze della Mia misericordia, poiché‚ anche la fede più forte non serve a nulla senza le opere" (Q. II, p. 278). La venerazione del quadro dunque consiste nell'unione di una orazione fiduciosa con la pratica di atti di misericordia.

Le promesse legate alla venerazione dell'immagine.

Gesù ha definito con molta chiarezza tre promesse:

- "L'anima che venererà questa immagine, non perirà" (Q. I, p. 18): cioè ha promesso la salvezza eterna.

- "Prometto pure già su questa terra (...) la vittoria sui nemici" (Q. I, p. 18): si tratta dei nemici della salvezza e del raggiungimento di grandi progressi sulla via della perfezione cristiana.

- "Io stesso la difenderò come Mia propria gloria" nell'ora della morte (Q. I, p. 26): ha cioè promesso la grazia di una morte felice.

La generosità di Gesù non si limita a queste tre grazie particolari. Poiché‚ ha detto: "Porgo agli uomini il recipiente, col quale debbono venire ad attingere le grazie alla sorgente della misericordia" (Q. I, p. 141), non ha posto alcun limite n‚ al campo n‚ alla grandezza di queste grazie e dei benefici terreni, che ci si può aspettare, venerando con incrollabile fiducia l'immagine della Divina Misericordia.

 

La storia del quadro

Il primo quadro della Divina Misericordia fu dipinto a Vilnius, nel 1934, dal pittore Eugenio Kazimirowski. Suor Faustina dette personalmente le indicazioni al pittore. Quando il quadro fu terminato, non ne rimase contenta e piangendo si lamentò con Gesù: "Chi Ti dipingerà così bello come sei?". In risposta sentì: "Non nella bellezza dei colori n‚ del pennello sta la grandezza di questa immagine, ma nella Mia grazia" (Q. I, p. 136).

Questo dipinto per la prima volta è stato mostrato in pubblico e ha avuto pubblica venerazione nel santuario della Madre della Misericordia a Ostra Brama il 26-28 aprile 1935. Ha suscitato grande interesse tra i fedeli e le sue riproduzioni negli anni della II Guerra Mondiale sono state diffuse per iniziativa di don M. Sopocko. Oggi tale quadro è venerato nella chiesa di Santo Spirito a Vilnius.

In tutto il mondo è però famoso il quadro di Lagiewniki, a Cracovia, dipinto da Adolf Hyla. Il suo primo dipinto, offerto come ex-voto per la salvezza della famiglia durante la guerra, è stato benedetto il 7 marzo 1943 e da allora nel santuario di Cracovia hanno luogo pubbliche celebrazioni della Divina Misericordia. Il quadro tuttavia era troppo grande e non entrava sull'altare, dove veniva collocato durante le funzioni alla Divina Misericordia. Per questo motivo la superiora, madre Irena Krzyzanowska ordinò al pittore un secondo quadro, che per grandezza e forma entrasse all'interno dell'altare laterale. La Domenica in Albis, il 16 aprile 1944, per la prima volta solennemente celebrata in quella cappella in onore della Divina Misericordia, padre Jozef Andrasz S J benedisse il nuovo quadro dipinto da Adolf Hyla. Esso rappresentava Gesù Misericordioso sullo sfondo di un prato e di cespugli. Nel 1954 A. Hyla ha ridipinto lo sfondo del quadro con un colore scuro e sotto i piedi di Gesù ha dipinto un pavimento.

Anche se l'immagine del Gesù Misericordioso della cappella di Cracovia - Lagiewniki non era, storicamente parlando, il primo quadro, neanche nelle cappelle della congregazione, fu proprio esso ad essere famoso per le grazie, mentre le sue copie e riproduzioni sono state diffuse in tutto il mondo. Così doveva avverarsi il desiderio di Gesù, pronunciato già durante la prima apparizione a P*ock: "Desidero che questa immagine venga venerata prima nella vostra cappella, e poi nel mondo intero" (Q. I, p. 26).

 

La festa della Misericordia

E' la più importante di tutte le forme di devozione alla Divina Misericordia. Gesù parlò per la prima volta del desiderio di istituire questa festa a suor Faustina a P*ock nel 1931, quando le trasmetteva la sua volontà per quanto riguardava il quadro: "Io desidero che vi sia una festa della Misericordia. Voglio che l'immagine, che dipingerai con il pennello, venga solennemente benedetta nella prima domenica dopo Pasqua; questa domenica deve essere la festa della Misericordia" (Q. I, p. 27). Negli anni successivi - secondo gli studi di don I. Rozycki - Gesù è ritornato a fare questa richiesta addirittura in 14 apparizioni definendo con precisione il giorno della festa nel calendario liturgico della Chiesa, la causa e lo scopo della sua istituzione, il modo di prepararla e di celebrarla come pure le grazie ad essa legate.

La scelta della prima domenica dopo Pasqua ha un suo profondo senso teologico: indica lo stretto legame tra il mistero pasquale della Redenzione e la festa della Misericordia, cosa che ha notato anche suor Faustina: "Ora vedo che l'opera della Redenzione è collegata con l'opera della Misericordia richiesta dal Signore" (Q. I, p. 46). Questo legame è sottolineato ulteriormente dalla novena che precede la festa e che inizia il Venerdì Santo.

Gesù ha spiegato la ragione per cui ha chiesto l'istituzione della festa: "Le anime periscono, nonostante la Mia dolorosa Passione (...). Se non adoreranno la Mia misericordia, periranno per sempre" (Q. II, p. 345).

La preparazione alla festa deve essere una novena, che consiste nella recita, cominciando dal Venerdì Santo, della coroncina alla Divina Misericordia. Questa novena è stata desiderata da Gesù ed Egli ha detto a proposito di essa che "elargirà grazie di ogni genere" (Q. II, p. 294).

Per quanto riguarda il modo di celebrare la festa Gesù ha espresso due desideri:

- che il quadro della Misericordia sia quel giorno solennemente benedetto e pubblicamente, cioè liturgicamente, venerato;

- che i sacerdoti parlino alle anime di questa grande e insondabile misericordia Divina (Q. II, p. 227) e in tal modo risveglino nei fedeli la fiducia.

"Sì, - ha detto Gesù - la prima domenica dopo Pasqua è la festa della Misericordia, ma deve esserci anche l'azione ed esigo il culto della Mia misericordia con la solenne celebrazione di questa festa e col culto all'immagine che è stata dipinta" (Q. II, p. 278).

La grandezza di questa festa è dimostrata dalle promesse:

- "In quel giorno, chi si accosterà alla sorgente della vita questi conseguirà la remissione totale delle colpe e delle pene" (Q. I, p. 132) - ha detto Gesù. Una particolare grazia è legata alla Comunione ricevuta quel giorno in modo degno: "la remissione totale delle colpe e castighi". Questa grazia - spiega don I. Rozycki - "è qualcosa di decisamente più grande che la indulgenza plenaria. Quest'ultima consiste infatti solo nel rimettere le pene temporali, meritate per i peccati commessi (...). E' essenzialmente più grande anche delle grazie dei sei sacramenti, tranne il sacramento del battesimo, poiché‚ la remissione delle colpe e dei castighi è solo una grazia sacramentale del santo battesimo. Invece nelle promesse riportate Cristo ha legato la remissione dei peccati e dei castighi con la Comunione ricevuta nella festa della Misericordia, ossia da questo punto di vista l'ha innalzata al rango di "secondo battesimo". E' chiaro che la Comunione ricevuta nella festa della Misericordia deve essere non solo degna, ma anche adempiere alle fondamentali esigenze della devozione alla Divina Misericordia" (R., p. 25). La comunione deve essere ricevuta il giorno della festa della Misericordia, invece la confessione - come dice don I. Rozycki - può essere fatta prima (anche qualche giorno). L'importante è non avere alcun peccato.

Gesù non ha limitato la sua generosità solo a questa, anche se eccezionale, grazia. Infatti ha detto che "riverserà tutto un mare di grazie sulle anime che si avvicinano alla sorgente della Mia misericordia", poiché‚ "in quel giorno sono aperti tutti i canali attraverso i quali scorrono le grazie divine. Nessuna anima abbia paura di accostarsi a Me anche se i suoi peccati fossero come lo scarlatto" (Q. II, p. 267). Don I. Rozycki scrive che una incomparabile grandezza delle grazie legate a questa festa si manifesta in tre modi:

- tutte le persone, anche quelle che prima non nutrivano devozione alla Divina Misericordia e persino i peccatori che solo quel giorno si convertissero, possono partecipare alle grazie che Gesù ha preparato per la festa;

- Gesù vuole in quel giorno regalare agli uomini non solo le grazie salvificanti, ma anche benefici terreni - sia alle singole persone sia ad intere comunità;

- tutte le grazie e benefici sono in quel giorno accessibili per tutti, a patto che siano chieste con grande fiducia (R., p. 25-26).

Questa grande ricchezza di grazie e benefici non è stata da Cristo legata ad alcuna altra forma di devozione alla Divina Misericordia.

Numerosi sono stati gli sforzi di don M. Sopocko affinché‚ questa festa fosse istituita nella Chiesa. Egli non ne ha vissuto però l'introduzione. Dieci anni dopo la sua morte, il card. Franciszek Macharski con la Lettera Pastorale per la Quaresima (1985) ha introdotto la festa nella diocesi di Cracovia e seguendo il suo esempio, negli anni successivi, lo hanno fatto i vescovi di altre diocesi in Polonia.

Il culto della Divina Misericordia nella prima domenica dopo Pasqua nel santuario di Cracovia - Lagiewniki era già presente nel 1944. La partecipazione alle funzioni era così numerosa che la Congregazione ha ottenuto l'indulgenza plenaria, concessa nel 1951 per sette anni dal card. Adam Sapieha. Dalle pagine del Diario sappiamo che suor Faustina fu la prima a celebrare individualmente questa festa, con il permesso del confessore.

 

La coroncina alla Divina Misericordia

Questa preghiera era stata dettata a suor Faustina da Gesù il 13 e il 14 settembre 1935 a Vilnius. Nella sua cella ha avuto la visione di un angelo, venuto a castigare la terra per i peccati. Quando ha visto questo segno dell'ira di Dio ha cominciato a chiedere all'angelo di attendere ancora poiché‚ il mondo avrebbe fatto penitenza. Quando però si è trovata al cospetto della Santissima Trinità non ha avuto il coraggio di ripetere la supplica. Solo quando nell'anima ha sentito la forza della grazia di Gesù ha cominciato a pregare con le parole che ha udito interiormente (erano le parole della coroncina alla Divina Misericordia) e allora ha visto che il castigo è stato allontanato dalla terra. Il mattino dopo, entrata in cappella, Gesù ancora una volta le ha insegnato con esattezza come bisogna recitare questa preghiera. (Q. I, p. 192 - Q. I, p. 193).

Don I. Rozycki spiegando il contenuto della coroncina dice che in essa offriamo a Dio Padre "il Corpo e il Sangue, l'Anima e la Divinità" di Gesù Cristo, Figlio di Dio, cioè la Sua Divina Persona e la Sua Umanità, non la stessa natura di Dio, che è comune al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo e come tale non può essere offerta a Dio Padre. Possiamo invece offrire tutta la Persona del Figlio di Dio Incarnato, poiché‚ Egli stesso "ha dato se stesso per noi quale offerta e sacrificio" (Ef 5,2).

Recitando la coroncina ci uniamo all'offerta di Gesù fatta sulla croce "in espiazione dei nostri peccati e di quelli del mondo intero". In essa offriamo a Dio Padre il Suo Amatissimo Figlio e dunque ci appelliamo al "motivo più forte per essere esauditi da Dio" (R., p. 27).

Sui grani dell'Ave Maria del Rosario ripetiamo: "Per la Sua dolorosa passione abbi misericordia di noi e del mondo intero", che significa - secondo lo spirito della devozione - appellarsi non tanto alla riparazione fatta da Cristo sulla croce, quanto alla Sua misericordia, che vuole offrirsi agli uomini.

La recita di questa preghiera è anche un atto di misericordia, poiché‚ in essa chiediamo "la misericordia per noi e per il mondo intero". Il pronome "noi" sta a significare, secondo la spiegazione di don I. Rozycki, la persona che recita la preghiera e coloro per i quali desidera o è obbligata a pregare. Invece "il mondo intero" - sono tutte le persone che vivono sulla terra e le anime che soffrono in purgatorio.

La formula della coroncina è destinata alla recita comunitaria o individuale, senza differenza, e perciò non bisogna cambiare n‚ le persone dei verbi n‚ aggiungere altre parole. La trasformazione invece delle parole nell'espressione: "mondo intero" a "tutto il mondo" è corretta, perché‚ in nulla cambia il testo della coroncina ed è più esatta nella lingua polacca.

Gesù ha legato alla recita di questa coroncina una promessa generale e promesse particolari:

- La promessa generale legata alla Coroncina è:

"Per la recita di questa coroncina Mi piace concedere tutto ciò che Mi chiederanno" (Q. V, p. 508). "Con essa - ha detto un' altra volta Gesù - otterrai tutto, se quello che chiedi è conforme alla Mia volontà" (Q. VI, p. 568). La volontà di Dio è espressione del Suo amore per l'uomo, dunque tutto ciò che è in disaccordo con essa o è un male o è dannoso e non può essere dispensato neanche da Padre migliore.

- Le promesse particolari legate alla Coroncina riguardano l'ora della morte:

"Chiunque la reciterà otterrà tanta misericordia nell'ora della morte. (...) Anche se si trattasse del peccatore più incallito se recita questa coroncina una volta sola, otterrà la grazia della Mia infinita misericordia" (Q. II, p. 263). Si tratta qui della grazia della conversione e di una morte nel timore di Dio e nello stato di grazia. La grandezza della promessa consiste nel fatto che condizione per ottenere la grazia è recitare almeno una volta tutta la coroncina così come Gesù l'ha chiesto con fiducia, umiltà e dolore per i peccati. La stessa grazia - di conversione e remissione dei peccati - sarà ricevuta dagli agonizzanti, se altri accanto al

Gesù ha fatto notare tre condizioni necessarie perché‚ le preghiere in quell'ora siano esaudite:

- la preghiera deve essere diretta a Gesù e dovrebbe aver luogo alle tre del pomeriggio;

- deve riferirsi ai meriti della Sua dolorosa passione.

"In quell'ora - dice Gesù - non rifiuterò nulla all'anima che Mi prega per la Mia Passione" (Q. IV, p. 440). Bisogna aggiungere ancora che l'intenzione della preghiera deve essere in accordo con la volontà di Dio, e la preghiera deve essere fiduciosa, costante e unita alla pratica della carità attiva verso il prossimo, condizione di ogni forma del culto della Divina Misericordia.

 

La recita della Coroncina deve essere così composta

All'inizio il Segno di Croce : Nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo

Segue:

Padre Nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la Tua Volontà come in celo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori e non c'indurre in tentazione ma, liberaci del male. Amen

Ave o Maria, piena di grazia, il Signore è con Te, Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori adesso e nell'ora della nostra morte. Amen

Credo in Dio, Padre Onnipotente, Creatore del celo e della terra e in Gesù Cristo suo unico figlio il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, patì sotto ponzio pilato, fu crocefisso, morì e fu sepolto. Discese agli inferi. Il terzo giorno risuscitò da morte, salì a celo e siede alla destra di Dio Padre Onnipotente, di là verrà a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito Santo, la Santa Chiesa Cattolica, la Comunione dei Santi, la Remissione dei peccati, la Resurrezione della carne e la Vita Eterna. Amen

sui grani del Padre Nostro o che sono comunque staccati dalla decina successiva si recita:

Eterno Padre, ti offro il Corpo, il Sangue, l'Anima e la Divinità del Tuo dilettissimo Figlio e Signore nostro Gesù Cristo in espiazione dei nostri peccati e di quelli del mondo intero.

sui grandi dell'ave maria si recita per dieci volte consecutivamente:

Per la sua dolorosa Passione, abbi misericordia di noi e del mondo intero.

dopo aver ripetuto la sequenza per 5 volte alla fine si recita per 3 volte consecutivamente:

Dio Santo, Dio Forte, Dio Immortale, abbi pietà di noi e del mondo intero

Si conclude la preghiera facendosi li segno della Croce: nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

 

L’ora della Misericordia

Nell’ottobre 1937 a Cracovia, in circostanze non meglio specificate da Suor Faustina, Gesù ha raccomandato di onorare l’ora della propria morte, che lui stesso ha chiamato "un’ora di grande misericordia per il mondo intero" (Q. IV pag. 440). "In quell’ora – ha detto successivamente – fu fatta grazia al mondo intero, la misericordia vinse la giustizia" (Q V, pag. 517).

Gesù ha insegnato a suor Faustina come celebrare l’ora della Misericordia e ha raccomandato di:

  • invocare la misericordia di Dio per tutto il mondo, soprattutto per i peccatori;
  • meditare la Sua passione, soprattutto l’abbandono nel momento dell’agonia e, in quel caso ha promesso la grazia della comprensione del suo valore.
  • Consigliava in modo particolare: "in quell’ora cerca di fare la Via Crucis, se i tuoi impegni lo permettono e se non puoi fare la Via crucis entra almeno per un momento in cappella ed onora il mio Cuore che nel SS.mo Sacramento è pieno di misericordia. E se non puoi andare in cappella, raccogliti in preghiera almeno per un breve momento là dove ti trovi" (Q V, pag. 517).

Gesù ha fatto notare tre condizioni necessarie perché le preghiere in quell’ora siano esaudite:

  • la preghiera deve essere diretta a Gesù e dovrebbe aver luogo alle tre del pomeriggio;
  • deve riferirsi ai meriti della Sua dolorosa passione.

"In quell’ora – dice Gesù – non rifiuterò nulla all’anima che Mi prega per la Mia Passione" (Q IV, pag. 440). Bisogna aggiungere ancora che l’intenzione della preghiera deve essere in accordo con la Volontà di Dio, e la preghiera deve essere fiduciosa, costante e unita alla pratica della carità attiva verso il prossimo, condizione di ogni forma del Culto della Divina Misericordia

 

 

Diffusione del culto della Divina Misericordia

Parlando delle forme di devozione alla Divina Misericordia don I. Rozycki menziona anche la diffusione del culto della Misericordia, poiché‚ anche a questa forma sono legate promesse. A tutti promette protezione materna durante l'intera esistenza e "tutte le anime che adoreranno la Mia misericordia e ne diffonderanno il culto (...) queste anime nell'ora della morte non avranno paura. La Mia misericordia le proteggerà in quell'ultima lotta" (Q. V, p. 508).

A tutti sono dirette dunque due promesse:

- la prima riguarda la protezione materna in tutta la vita,

- la seconda riguarda l'ora della morte.

Un particolare invito Gesù rivolge ai sacerdoti assicurando che "i peccatori induriti si inteneriranno alle loro parole, quando essi parleranno della Mia sconfinata misericordia e della compassione che ho per loro nel Mio Cuore" (Q. V, p. 504).

Gesù non definisce - oltre all'omelia - altri modi di diffusione del culto della Misericordia, dunque essi possono essere intesi abbastanza largamente. Essere apostolo della Misericordia di Dio significa innanzitutto dare testimonianza di vita nello spirito di fiducia in Dio e di misericordia verso il prossimo. Tale esempio ci ha lasciato suor Faustina, esempio che attira gli altri alla fiducia totale in Dio infinitamente buono e onnipotente, e a fare atti di carità verso il prossimo.

 

L'Apostolato della Divina Misericordia

Nel Diario di suor Faustina si parla anche della questione della cosiddetta "nuova congregazione". Da una lettura superficiale degli appunti dell'Apostola della Divina Misericordia si potrebbe dedurre che Gesù le ha chiesto la fondazione di una congregazione, a cui ha affidato il compito di proclamare e chiedere la misericordia di Dio per il mondo intero. Un'analisi più profonda degli scritti di suor Faustina porta invece alla conclusione che non si tratta qui di una nuova congregazione, ma di un grande gruppo di apostolato nello spirito della devozione alla Divina Misericordia, apostoli che debbono svolgere i compiti prima menzionati nel momento attuale della storia della Chiesa e del mondo.

Bisogna sottolineare che Gesù neanche una volta ha usato la definizione "nuova congregazione". A suor Faustina diceva: "tu e le tue compagne", "tale congregazione" oppure "questa congregazione". Ha definito tuttavia in modo molto chiaro le sue richieste, riguardanti i compiti e lo spirito di quella comunità. "Unitamente alle tue compagne, dovrai impetrare la misericordia per voi stesse e per il mondo" (Q. I, p. 179) - ha detto Gesù. "Concilierai la terra col cielo, mitigherai la giusta collera di Dio" (Q. II, p. 8). Questa era la prima richiesta, mentre la seconda era: "Penetra nei Miei segreti e conoscerai l'abisso della Mia misericordia verso le creature e la mia bontà insondabile e questa farai conoscere al mondo" (Q. I, p. 180). Affinché‚ la misericordia divina possa essere conosciuta e diffusa efficacemente in tutto il mondo peccatore, Gesù desidera una particolare preghiera per i sacerdoti e i religiosi. "Affido alle tue cure due perle preziose per il Mio Cuore, che sono le anime dei sacerdoti e le anime dei religiosi; per loro pregherai in modo particolare; la loro forza dipenderà dal vostro annientamento" (Q. II, p. 212). Gesù ha definito invece lo spirito di questa comunità in modo molto breve, dicendo: "La vostra vita deve essere modellata su di Me, dalla mangiatoia alla morte in croce" (Q. I, p. 180).

Suor Faustina inizialmente credeva che si trattasse di una nuova congregazione, che invocasse la misericordia di Dio per il mondo, proclamasse l'infinita bontà di Dio e vivesse radicalmente il Vangelo, imitando Cristo "dalla mangiatoia alla croce". Man mano che passava il tempo però e con nuove esperienze e illuminazioni divine, ha capito che non si tratta solo di una congregazione contemplativa, che lei stessa voleva fondare e per la quale ha perfino tracciato una regola, ma anche di una congregazione attiva, maschile e femminile e di un ampio gruppo di persone nel mondo.

Il 27 giugno 1938 ha scritto nel Diario: "Il Signore mi ha fatto conoscere la sua volontà quasi in tre sfumature, pur essendo una cosa sola" (Q. III, p. 393). Così dunque questa "nuova congregazione" possiede come "tre forme".

La prima è costituita dalle "anime isolate dal mondo/ che/ arderanno come vittime davanti al trono di Dio ed impetreranno la misericordia per il mondo intero... Ed imploreranno benedizioni per i sacerdoti e con la loro preghiera prepareranno il mondo per la venuta finale di Gesù" (Q. III, p. 393).

La seconda "sfumatura" sono le congregazioni che uniscono la preghiera agli atti di misericordia. "In modo particolare proteggeranno dal male le anime dei bambini (...) si impegneranno a risvegliare l'amore e la misericordia di Gesù nel mondo pieno di egoismo" (Q. III, p. 393).

La terza "sfumatura" deve essere costituita dalle persone che vivono fuori dai conventi. A questo gruppo "possono appartenere tutte le persone che vivono nel mondo", che pregheranno e compiranno azioni di misericordia, almeno una al giorno. Pur non essendo "vincolati da alcun voto", tuttavia "parteciperanno a tutti i meriti e privilegi della comunità" (Q. III, p. 393).

Come si deduce dalla descrizione di suor Faustina, non si tratta di una congregazione in senso stretto, ma di una unica grande comunità di persone, di varie condizioni e vocazioni, che sono unite dal mistero della Divina Misericordia. E' una comunità di persone, che attraverso la pratica della devozione alla Misericordia divina vive con lo spirito evangelico di fiducia e di misericordia e cerca di realizzare i compiti che Gesù ha affidato a suor Faustina: invocare la misericordia di Dio per il mondo e proclamare in modo particolare questo mistero di fede al mondo intero.

Gli stessi compiti - professare e proclamare la misericordia di Dio al mondo smarrito, fare opere di misericordia e invocare la pietà di Dio sull'umanità - sono stati affidati dal Santo Padre Giovanni Paolo II a tutta la Chiesa. Del resto la Chiesa ha vissuto questo spirito nei primi secoli della cristianità, di cui ci parlano gli scritti dei Padri della Chiesa.

Oggi viviamo in un'epoca di decadimento di molti valori fondamentali non solo cristiani, ma "semplicemente della morale umana, della cultura morale". Da qui nasce l'invocazione alla misericordia di Dio e la proclamazione di questa verità di fede sembra una condizione indiscutibile per la rinascita dell'umanità e della pace nel mondo. "Per quanto forte possa essere la resistenza della storia umana, per quanto marcata l'eterogeneità della civiltà contemporanea, per quanto grande la negazione di Dio nel mondo umano, tuttavia tanto più grande deve essere la vicinanza a quel mistero che nascosto da secoli in Dio, è poi stato realmente partecipato nel tempo all'uomo mediante Gesù Cristo" (Dives in misericordia, 15).

Al centro della grande comunità di devoti e di apostoli della Divina Misericordia c'è la figura di suor Faustina. Ella, in modo perfetto, ha realizzato nella sua vita lo spirito e i compiti che Gesù ha posto davanti a lei e alla "nuova congregazione". I tentativi di fondare la "nuova congregazione" erano per lei esperienza della "notte mistica". Grazie ad essa suor Faustina ha raggiunto le vette della mistica ed è diventata un modello visibile della via alla santità e dell'apostolato per tutti coloro che sono attratti dal mistero di Dio e dal desiderio di rendere felici gli altri.

In Polonia e oltre i suoi confini molti sacerdoti, molte congregazioni religiose e persone laiche si sono unite in diversi modi a questa grande comunità di devoti e apostoli della Misericordia di Dio. Sono sorti e continuano a nascere nuovi istituti di vita consacrata, che si dedicano a tale scopo, gruppi di preghiera e quelli che all'orazione uniscono l'attività caritativa, vivendo nel mondo. Ci sono pure molte persone che non appartengono ad alcun gruppo, ma vivono lo spirito della devozione alla Divina Misericordia e in questo modo appartengono a quella grande comunità di devoti e apostoli della Divina Misericordia.

Speriamo che le persone coinvolte in questa opera siano sempre più numerose, poiché‚ il mondo ha bisogno di vivi testimoni di Dio e di mani unite nella preghiera per impetrare la misericordia, perché‚ - come ha detto Gesù a suor Faustina - "l'umanità non troverà pace, finché‚ non si rivolgerà con fiducia alla Mia misericordia" (Q. I, p. 132).

 

Oggetto


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Venerando la Misericordia di Dio, che è amore, bontà e pietà, veneriamo lo stesso Dio. Alla luce della dottrina cattolica Dio è estremamente semplice, "non ci sono in Lui le parti", ossia tutto ciò che è in Dio, è Dio. "E così - scrive don I. Rozycki - Dio non solo è saggio, ma è anche Sapienza; non solo è onnipotente, ma è Onnipotenza; nei riguardi del mondo non solo manifesta la sua provvidenza, ma è la Provvidenza; non solo ci ama, ma è Amore; non solo è misericordioso, ma è Misericordia. Perciò la Sapienza, la Provvidenza, l'Onnipotenza, l'Amore, la Misericordia che sono la stessa cosa che è Dio, hanno da parte nostra il diritto alla venerazione religiosa" (R., p. 8).
Oggetto del culto nella devozione, di cui si parla nel Diario di Suor Faustina, è la misericordia di Dio, Uno e Trino. Questa misericordia è amore, bontà e pietà. Ha gli attributi propri dello stesso Dio, perché‚ è incomprensibile, insondabile, indicibile e infinita. Benché‚ si parli qui della misericordia di Dio nella Santissima Trinità, tuttavia la Persona privilegiata in questa devozione è Gesù Cristo, perché‚ è a Lui che in qualche modo si riferiscono tutte le nuove forme del culto della Divina Misericordia. Persino la coroncina alla Divina Misericordia, che è diretta a Dio Padre, fa riferimento al valore della Passione dolorosa del Figlio di Dio ed è Lui che dona tutte le grazie legate a questa preghiera.
Questo eccezionale posto di Gesù nella devozione alla Misericordia di Dio ha una sua profonda motivazione nelle parole del Vangelo: "Io sono la via e la verità e la vita: nessuno viene al Padre se non per mio mezzo" (Gv l4,6). La devozione alla Misericordia di Dio è quindi giustamente chiamata devozione a Gesù Misericordioso. Ambedue le definizioni, per quanto riguarda l'oggetto, esprimono l'essenza di questo culto.
La Divina Misericordia, che veneriamo in questa devozione, è inesauribile, più grande dei peccati di tutto il mondo. E' più generosa per i peccatori che per i giusti, poiché‚ soprattutto i primi ne hanno bisogno. "Quanto più è grande la miseria, tanto maggiore è il diritto che ha alla Mia misericordia" (Q. III, p. 398) - ha detto Gesù a suor Faustina.

Essenza

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In un primo momento potrebbe sembrare che non ci sia una essenziale differenza tra la devozione al Cuore di Gesù e il Culto alla Divina Misericordia. Sia una lettura superficiale del Diario di suor Faustina in cui molto spesso si parla del Cuore di Gesù, sia la sua personale devozione al Sacro Cuore di Gesù, vivamente praticata nella congregazione, possono rafforzare ulteriormente questa convinzione. Tuttavia una più profonda analisi teologica del contenuto del Diario ha portato don Rozycki a distinguere il Culto alla Divina Misericordia e a mostrare le essenziali differenze che esistono tra queste devozioni. Tali differenze riguardano l'oggetto essenziale e reale, la stessa essenza della devozione e del tempo privilegiato con cui sono legate certe promesse. E così:
a) oggetto essenziale:
- la misericordia di Dio nella Santissima Trinità, nella devozione alla Misericordia Divina;
- la Persona Divina del Figlio di Dio Incarnato, nella devozione al Cuore di Gesù.
La differenza è dunque già nell'ambito del preciso oggetto di queste devozioni.
b) oggetto reale:
- l'immagine del Gesù Misericordioso, corrisponde nel contenuto alla visione del 22 febbraio 1931, nella devozione alla Divina Misericordia;
- l'umano, fisico Cuore di Gesù, nella devozione al Cuore di Gesù.
c) l'essenza della devozione:
- la fiducia, nella devozione alla Divina Misericordia;
- la riparazione, nella devozione al Cuore di Gesù.
d) tempo privilegiato
- le 15 del pomeriggio di ogni giorno e la festa della Misericordia;
- il primo venerdì del mese e la festa del Sacro Cuore di Gesù.
Don I. Rozycki fa notare pure che tra le forme concrete della devozione alla Divina Misericordia "non ci sono novene o litanie note e preferite. Coloro che per la prima volta vengono a contatto con questa devozione, il più delle volte chiedono delle novene e litanie" (R., p. 17), così caratteristiche per le altre devozioni e fortemente radicate nella religiosità cattolica. La novena, che troviamo nel Diario, era destinata solo a suor Faustina. Non era per tutti. Gesù non ha legato alcuna promessa alla sua recita, promessa che si riferisse a tutti. Non appartiene pertanto alle nuove forme del culto della Divina Misericordia. Se faremo però con fiducia quella novena, allora sarà un autentico atto di devozione, a cui si riferiscono le promesse legate alla fiducia. Questa novena è anche un atto di misericordia spirituale verso il prossimo, poiché‚ in essa ogni giorno preghiamo per le altre anime.
Gesù chiedeva a tutti invece una novena consistente nella recita della coroncina alla misericordia Divina, novena che deve anticipare la festa della Misericordia. Ha detto in proposito: "Durante questa novena elargirò alle anime grazie di ogni genere" (Q. II, p. 294). Essa è strettamente legata alla festa della Misericordia, essendone la preparazione.
In questa devozione alla Divina Misericordia non c'è neanche una litania, come nuova e separata forma di culto, a cui sarebbero legate delle promesse. Sono note attualmente due litanie alla Divina Misericordia. Se qualcuno le recita con fiducia e fa delle opere di misericordia, "può soltanto contare su ciò che Gesù ha legato in genere all'atto di fiducia nella misericordia di Dio" (R., p. 18).
In numerose pubblicazioni che trattano della devozione alla Divina misericordia c'è confusione tra le nuove forme del culto, rivelate a suor Faustina, e i testi delle sue preghiere. Più volte si ha l'impressione che la cosa più importante in questa devozione sia la novena o la litania. Per quanto si possano giustificare le precedenti pubblicazioni, oggi - già dopo l'analisi teologica degli scritti di suor Faustina - bisogna fare in modo che questa devozione sia trasmessa in modo corretto.

 

Introduzione


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Ciascun santo è un modello di ricerca della perfezione cristiana con un determinato profilo spirituale e apostolico. Suor Faustina è un modello particolare, perché‚ plasmato dallo stesso Cristo (Q. I,76, Q. I, p. 154). Con la sua persona Gesù ha donato al mondo contemporaneo un modello di cristiana perfezione, profondamente radicato nel Vangelo, leggibile e accessibile a tutti, indipendentemente dal tipo di vocazione, posizione sociale o qualsiasi altro condizionamento. Questo modello può essere racchiuso in una breve formula: confida in Dio e ama il tuo prossimo.
La spiritualità di suor Faustina, fortemente radicata nel carisma della Congregazione della Santa Vergine Maria della Misericordia, ma perfezionata da Gesù sulle vette del misticismo è divenuta chiara e attraente soprattutto per coloro i quali si sentono attratti dal mistero della misericordia di Dio. In modo particolare infatti suor Faustina è un modello per i devoti e gli apostoli della Divina Misericordia, poiché‚ la sua spiritualità è strettamente legata a questa devozione, la cui essenza e condizione sono l'infinita fiducia nella bontà di Dio e l'atteggiamento di attiva carità verso il prossimo.
"Figlia mia - diceva Gesù a suor Faustina - se per tuo mezzo esigo dagli uomini il culto della Mia misericordia, tu devi essere la prima a distinguerti per la fiducia nella Mia misericordia. Esigo da te atti di misericordia, che debbono derivare dall'amore verso di Me. Devi mostrare misericordia sempre e ovunque verso il prossimo: non puoi esimerti da questo, n‚ rifiutarti n‚ giustificarti". (Q. II, p. 277).
In questo testo si parlerà dunque delle due fondamentali caratteristiche della spiritualità e dell'apostolato di suor Faustina: l'infinita fiducia nella misericordia di Dio e l'attiva carità verso il prossimo, come esempio di cammino verso la perfezione cristiana.
Suor Faustina, esempio di fiducia nell'infinita misericordia Dio
La fiducia è l'essenza della devozione alla Divina Misericordia, lo è fino al punto che - come scrive don I. Rozycki - "senza fiducia non c'è la devozione che voleva Gesù" (R., p. 15). Fu necessario quindi che l'apostola della Divina Misericordia si distinguesse soprattutto per questo atteggiamento verso Dio.
a) Che significato ha la fiducia negli scritti di suor Faustina?
Nel Diario di suor Faustina questa parola compare molto spesso e in contesti diversi. Possiamo dire che questa opera è un unico grande inno alla fiducia e totale affidarsi alla divina misericordia.
Gesù ha parlato più volte su questo tema, insegnando a suor Faustina - e attraverso di lei a noi - cosa è la fiducia e che ruolo gioca nel rapporto tra Dio e l'uomo. "Le grazie della Mia misericordia - diceva - si attingono con un solo recipiente e questo è la fiducia. Più un'anima ha fiducia, più ottiene" (Q. V, p. 519). "L'anima che confida nella Mia misericordia è la più felice, poiché‚ Io stesso ho cura di lei". (Q. IV, p. 427); "le ricambio la Mia fiducia e le do tutto quello che chiede" (Q. I, p. 186). Cristo desidera fiducia da tutti gli uomini, invita a questo atteggiamento i peccatori (Q. III, p. 390) e le anime che tendono alla perfezione e che dovrebbero distinguersi per una fiducia infinita (Q. V, p. 519). Per suor Faustina, in quanto apostola
della Divina Misericordia, era un compito speciale. "L'impegno tuo è una totale fiducia nella Mia bontà, il Mio impegno è quello di darti tutto ciò di cui hai bisogno. Divento Io stesso dipendente dalla tua fiducia" (Q. II, p. 218).
Cosa è dunque questa fiducia?
In base all'analisi teologica degli scritti di suor Faustina don I. Rozycki ha spiegato che non si tratta soltanto della virtù della speranza, ma di un atteggiamento di fiducia, formato da un insieme di virtù, condizionanti un infinito affidamento a Dio. Sono la fede, la speranza, l'umiltà e il pentimento (R., p. 16).
La fede è la virtù fondamentale: "Perché‚ Io possa agire in un'anima - ricorda Gesù l'anima deve aver fede". (Q. V, p. 469). La fede infatti dà la conoscenza della realtà soprannaturale e con questa la conoscenza del mistero della Divina Misericordia. Accende nel cuore umano il desiderio di possedere i beni eterni e risveglia la speranza, che con l'aiuto della grazia di Dio essi possano essere raggiunti. Più profonda è la conoscenza di Dio, più viva è la speranza e più piena è la fiducia nella Sua misericordia. La fiducia riposta nella bontà di Dio è tanto più forte quanto più è umile. La fiducia e l'umiltà in realtà sono inseparabili, perché‚ non può fidarsi di Dio un uomo superbo, che conta su di s‚ e costruisce la propria vita sui calcoli umani. Un uomo umile invece sa che tutto ciò che è buono in lui e intorno a lui, deriva da Dio, e riconoscendo i propri limiti, la debolezza, la dipendenza della creatura dal Creatore, del figlio dal Padre celeste, confida nella Sua sapienza, nella Sua potenza e nel Suo misericordioso amore.
L'umiltà è legata alla contrizione, al riconoscimento cioè della propria miseria e del pentimento per il male commesso. "Per un'anima pentita sono la misericordia stessa" - diceva Gesù, invitando i peccatori alla fiducia (Q. VI, p. 570). Senza il pentimento la fiducia sarebbe una cosa audace e sarebbe come sperare nell'indulgenza e non nella misericordia (3).
La fiducia così concepita - secondo don I. Rozycki - è la virtù più difficile. "Infatti diceva - potete meravigliarvi, ma è veramente così, che non la fede, e neanche l'amore per Dio e il prossimo, ma proprio la fiducia cristiana è di tutte le virtù la più difficile" (4).
Tale atteggiamento di fiducia da una parte è la più adeguata risposta dell'uomo all'amore di Dio, dall'altra un'apertura della sua anima all'azione di Dio. E' semplicemente un'invocazione alla misericordia di Dio. "Questa fiducia è condizione per avere (la misericordia) ed è conseguenza della misericordia già ricevuta" (5), perciò è un atteggiamento caratteristico per tutti i devoti e gli apostoli della Divina Misericordia. E' nello stesso tempo un atteggiamento profondamente evangelico.
b) L'aspirazione di suor Faustina ad avere la fiducia come quella di un bambino
La totale fiducia in Dio è una conseguenza della collaborazione dell'uomo con la Sua grazia. Gli scritti di suor Faustina danno la possibilità di osservare il modo di arrivare ad un atteggiamento di fiducia tipico veramente di un bambino.
Punto di partenza per questo cammino nella vita di suor Faustina era la meditazione del mistero della misericordia di Dio, cosa del resto raccomandata dalla Costituzione della sua Congregazione (6). Quasi come un'eco di queste meditazioni e della contemplazione sono i bellissimi testi nel Diario, che trattano dell'infinita bontà di Dio nel creare gli angeli (VI, p. 99), nell'abbellire tutto il mondo per rendere più piacevole all'uomo il tempo della permanenza sulla terra (Q. VI, p. 575), che lodano l'infinita bontà di Dio nel creare gli uomini (Q. VI p. 572), nel mandare Suo Figlio Unigenito (Q. Vl, p. 574) e nel salvare l'uomo (Q. VI, p. 575).
Soprattutto la misericordia, che lei stessa continuava a sperimentare, era oggetto di particolare meditazione per suor Faustina. La notava dovunque e in tutto. "Nei raggi della Tua misericordia - ha confessato - s'immerge ogni giorno la mia anima. Non c'è un solo momento nella mia vita in cui non tocchi con mano, o Dio, la Tua misericordia (...) La mia anima è piena della misericordia di Dio (Q. II p. 267). Incoraggiata
dalle parole di Gesù meditava in modo particolare la Sua passione come se essa fosse stata sofferta solo per lei (Q. V, p.503, Q. VI, p. 507). Da essa, come da un libro aperto, leggeva la storia dell'immenso amore di Dio per ogni uomo.
Gesù sosteneva i suoi sforzi con il dono della contemplazione, permettendole di scrutare in profondità il mistero della misericordia divina. "O Dio incomprensibile - scriveva con gratitudine - il mio cuore si strugge dalla gioia, poiché‚ mi hai permesso di penetrare i misteri della Tua misericordia. Tutto ha inizio dalla Tua misericordia, e tutto termina nella Tua misericordia... Ogni grazia deriva dalla misericordia e l'ultima ora è piena di misericordia per noi (Q. V, p. 501). O mio Dio anche nei castighi coi quali colpisci la terra, vedo l'abisso della Tua misericordia" (Q. I, p. 175).
La contemplazione del mistero della misericordia di Dio riempiva la sua mente, conformava la visione della vita terrena ed eterna, permetteva di vedere in tutto la bontà di Dio. "Ovunque io guardi - annotava - tutto mi parla della Sua infinita misericordia" (Q. II, p. 254). Non trovava parole adeguate per esprimere il proprio stupore, la meraviglia, la gratitudine e l'adorazione per la bontà di Dio. Scriveva: "Non finisco di stupirmi, quando conosco e sperimento l'amore sconfinato che Dio ha per me" (Q. II, p. 274). "Tu sei il Signore delle schiere celesti e Ti umili a questo modo fino ad una misera creatura" (Q. I, p. 129). La meditazione della bontà di Dio allontanava dalla sua vita la paura, le dava la sensazione di sicurezza, la certezza dell'amore di Dio e la riempiva di una tale fiducia che non esitava a scrivere: "Anche se avessi sulla coscienza i peccati del mondo intero ed i peccati di tutte le anime dannate, nonostante ciò non dubiterei della bontà di Dio" (Q. V, p. 511).
Il grado di fiducia e di affidamento a Dio dipende dunque dalla misura in cui si conosce e si entra nella profondità della misericordia di Dio. Suor Faustina ha constatato che "perfino anime elette e già avanti nella vita religiosa e spirituale, non hanno il coraggio di fidarsi completamente di Dio. E ciò avviene perché‚ poche anime conoscono l'insondabile misericordia di Dio e la Sua grande bontà" (Q. II, p. 275). Perciò la meditazione soprattutto del mistero della misericordia di Dio, e il vedere le sue manifestazioni anche, e forse prima di tutto, nella propria vita dovrebbero avere un ruolo assai importante nella formazione della spiritualità degli apostoli della Divina Misericordia. La meditazione del mistero della misericordia di Dio portava nella vita di suor Faustina il desiderio di stare continuamente con Dio, e perciò cercava di farlo senza sosta e in diversi modi.
Si accostava frequentemente ai santi sacramenti, non perdeva alcuna occasione per ricevere Gesù nell'Eucarestia. Anche quando era molto malata attivava tutte le proprie forze per recarsi alla santa Messa, e se ciò era impossibile cercava almeno di ricevere la santa Comunione. Trascorreva i momenti liberi in adorazione del Signore nascosto nel Santissimo Sacramento. "Egli è il mio Maestro - ha confessato - chiedo tutto a Lui, con Lui parlo di tutto, lì attingo forza e luce, lì imparo tutto, da lì mi vengono i lumi sul modo di comportarmi col prossimo" (Q. II, p. 268).
Fin dalla prima giovinezza, con gli occhi della fede, vedeva la presenza di Gesù nella sua anima e ha sviluppato questa coscienza nel corso di tutta la sua vita. "Non cerco la felicità all'infuori dell'intimo, dove dimora Iddio. Gioisco di Dio nel mio intimo; qui dimoro continuamente con Lui; qui avviene il mio rapporto più familiare con Lui (Q. I, p. 187). Resto strettamente unita a Lui. Con Lui vado al lavoro, con Lui vado a ricreazione, con Lui soffro, con Lui gioisco, vivo in Lui ed Egli in me. Non sono mai sola, poiché‚ Egli è il mio compagno stabile" (Q. I, p. 138). Gesù le ricordava che solo il peccato grave Lo allontana dall'anima.
Questa consapevolezza della presenza di Gesù nella sua anima era sostenuta dalla continua e quotidiana pratica, che chiamava nel Diario "unione col Cristo misericordioso". Fece questo esercizio, che era oggetto del suo particolareggiato esame di coscienza, per molti anni fino alla morte, per esempio con giaculatorie (Q. I, p. 87), oppure offrendo a Gesù ciò che le accadeva durante il giorno.
Sapeva vedere Gesù non solo in s‚, ma anche in tutto ciò che la circondava. Sensibile alla Sua presenza ha scritto: "Sento che sei all'esterno e nelle mie viscere; sento che sei in tutto ciò che mi circonda, in tutto ciò che mi capita" (Q. I, p. 194).
In questa viva percezione della presenza di Dio, nello sperimentare e vivere il Suo amore sta il mistero della sua fiducia come quella di una bambina. Un bambino infatti si fida pienamente solo quando sente la presenza dei genitori. La consapevolezza della presenza di Dio, la Sua vicinanza e l'infinito amore sono frutto però di un lavoro interiore. "Proprio questa elaborata (...), non formale e automatica (...), ma quella elaborata in s‚ presenza di Dio e coscienza di questa presenza, viva coscienza, ci dona fiducia" (7).
Suor Faustina costruiva la sua fiducia sulla virtù della fede, in cui continuamente si esercitava non solo meditando e persistendo alla presenza di Dio, ma anche attraverso l'attuazione nella vita quotidiana. Ha compreso che nella prospettiva della fede la vita dell'uomo assume dimensioni diverse: scompare il grigiore e la monotonia e ogni attimo diventa un tesoro irripetibile, che ha un valore eterno (Q. I, p. 33). L'anima che vive di fede, "riesce a trovare Iddio anche nelle cose più insignificanti - scriveva - tutto per lei ha un significato. Apprezza grandemente tutto. Ringrazia Dio per ogni cosa. Da ogni cosa ricava profitto (...) Confida in Lui e non si impressiona quando viene il tempo della prova" (Q. I, p. 79).
Cercava dunque di vivere ogni giorno con lo spirito di fede. Nella preghiera chiedeva la forza per potersi orientare nella vita quotidiana non secondo atteggiamenti umani, ma secondo la fede e per dare il posto adeguato, cioè l'ultimo, all'amor proprio. "Oh! come tutto attira l'uomo verso la terra - ha confessato - ma una fede viva mantiene l'anima in una sfera più alta" (Q. I, p. 99).
Nonostante le apparizioni, le visioni e gli altri doni mistici, fino alla fine della sua vita con costanza ha curato lo spirito di fede. Sfruttava tutte le circostanze, anche il tempo della malattia e le esperienze spirituali dolorose, per crescere in questa virtù. "Desidero vivere in spirito di fede - decideva pochi mesi prima di morire - (...) accetterò quindi tutto quello che Iddio mi manderà con sottomissione e gratitudine, non badando alla voce della natura n‚ ai suggerimenti dell'amor proprio" (Q. V, p. 510). In tutte le esperienze cercava sempre di scorgere la mano amorevole di Dio. (Q. I, p. 100).
Più cresceva nella fede, più desiderava Dio e il cielo e più pienamente confidava in Lui, affidandoGli se stessa con la semplicità di un bambino come al migliore Padre, Persona viva, presente, onnipotente e che ama sempre.
La fiducia nasce dalla fede ed è radicata in essa, ma è rafforzata dalla virtù dell'umiltà. Suor Faustina dava grande rilievo alla pratica di questa virtù, poiché‚ Dio si compiace solo degli umili, mentre respinge i superbi (Q. VI, p. 81). Imparava questa virtù meditando la vita di Gesù e di Maria. Chiedeva a Gesù nelle preghiere di imprimere nella sua anima e nel suo cuore la Sua umiltà. "O Vergine purissima, ma anche umilissima, aiutami a conquistare una profonda umiltà" (Q. IV, p. 51).
Durante la meditazione e la preghiera conosceva meglio se stessa. Vedeva che tutto quello che in lei c'era di buono derivava da Dio, era un dono del Suo amore. "Ci sono dei momenti nei quali non ho n‚ pensieri elevati n‚ estro di spirito. Sopporto pazientemente me stessa e riconosco che questa sono proprio io, poiché‚ tutto ciò che è bello è grazia di Dio" (Q. VI, p. 569). Alla luce di Dio conosceva il suo difetto principale e tutte le imperfezioni, attribuendo tale conoscenza non a s‚ ma alla grazia di Dio, per la qual cosa non cessava di ringraziare: "Oh Gesù buono, Ti ringrazio per questa grande grazia, cioè per avermi fatto conoscere quello che sono per me stessa: miseria e peccato, nient'altro" (Q. I, p. 154).
La profonda conoscenza di se stessa manteneva la sua anima nell'umiltà, le faceva attribuire ogni bene e gloria a Dio (Q. I, p. 118), ringraziarLo per ogni cosa (Q. I, p. 107 - Q. IV, p. 429 - Q. V, p. 455), abbassarsi a chiedere perdono anche solo per un'ombra di imperfezione. Per questo suor Faustina si esercitava nella contrizione perfetta, soprattutto durante l'esame di coscienza e prima del riposo notturno (Q. I, p. 160).
Si rendeva conto che la natura umana, segnata dal peccato originale, necessita di purificazione, e ciò si ottiene proprio per mezzo di atti di umiltà. Perciò decise di ringraziare per ogni umiliazione, pregare in modo particolare per la persona che le ha offerto l'occasione di umiliarsi e servire umilmente con la propria vita gli altri, "stendendomi sotto i piedi delle Suore come un piccolo tappeto, sul quale non solo possono camminare, ma possono anche pulirsi i piedi" (Q. I, p. 115). Cercava di praticare questa virtù in modo silenzioso, nascosto e non visibile all'occhio umano, affinché‚ il profumo di questa virtù fosse noto solo a Dio stesso.
Pur avendo un concetto di s‚ così umile non strisciava davanti a nessuno, non cercava i favori di nessuno, non sopportava le adulazioni di nessuno, perché‚ come diceva: "l'umiltà è solo verità (...); benché‚ mi consideri la più piccola di tutto il convento, d'altra parte sono lieta della dignità di sposa di Gesù" (Q. V, p. 500).
Suor Faustina non si accontentava dei semplici atti di questa virtù, ma desiderava crescere sempre in essa. Riconosceva che all'inizio il suo amor proprio ne aveva sofferto molto, ma quando, dopo una lotta coraggiosa, Dio le concesse la luce riguardo al valore di tale virtù, allora non solo accettava le umiliazioni, ma le desiderava. "O mio Gesù, - diceva - non c'è niente di meglio per un'anima delle umiliazioni. Nel disprezzo c'è il segreto della felicità, quando l'anima viene a conoscere che è una nullità, la miseria personificata e che tutto quello che ha di buono in s‚, è esclusivamente dono di Dio (...) questo la mantiene continuamente umile davanti alla Maestà di Dio e Dio, vedendo l'anima in tale disposizione, l'insegue con le Sue grazie (...) Se c'è sulla terra un'anima veramente felice, questa è soltanto un'anima veramente umile" (Q. II, p. 233).
Ebbe una grande lezione di umiltà facendo l'esperienza della "notte mistica". Allora non solo conobbe, ma anche sperimentò la sua povertà e debolezza. In seguito ha scritto: "Il mio cuore è ridotto in cenere, in polvere e se anche tutta la gente mi calpestasse, lo considererei ancora una grazia" (Q. V, p. 514).
Un'esperienza così profonda della sua debolezza, dei limiti e dell'impotenza della natura umana non la deprimeva, ma le insegnava a non fidarsi troppo di se stessa e a riporre tutta la fiducia in Dio. "Più sentivo di essere la miseria stessa - ha scritto nel Diario - tanto più aumentava la mia fiducia verso di Lui" (La mia preparazione alla Santa Comunione, p. 596). L'esperienza della miseria umana le dava allo stesso tempo una conoscenza dell'infinita misericordia di Dio e per questo nella vita interiore adottò il seguente principio: con un occhio guardare l'abisso della propria miseria, con l'altro la profondità della misericordia di Dio (Q. I, p. 31).
Meditare il mistero della divina misericordia, esercitarsi nella viva presenza di Dio, tendere alle virtù della fede, speranza e umiltà costituivano il fondamento necessario per sviluppare un atteggiamento di totale e incondizionata fiducia in Dio. La conoscenza di Dio e della propria debolezza fece sorgere in lei la necessità di donarsi a Colui che tutto può (Q. I, p. 130), che ama con infinito amore (Q. I, p. 130) ed è immutabile nella sua misericordia (Q. V, p. 496).
Prima di raggiungere un livello eroico di fiducia, suor Faustina si esercitò per molti anni nell'attuazione di questo atteggiamento. Innanzitutto accettava tutto ciò che le capitava nella vita quotidiana, anche le cose minime, con la semplicità di un bambino, come dono che è mezzo per unirsi a Dio. Poi le prove si fecero più difficili: ci furono le dolorose purificazioni dei sensi, la malattia e le grandi sofferenze delle "notti mistiche". Era facile confidare in Dio quando tutto filava liscio, più difficile nelle avversità e nelle grandi prove. Allora la sua fiducia doveva confinare con la certezza e con la profonda coscienza della bontà di Dio, al quale bisogna affidarsi contro i dettami della ragione e di qualsiasi logica. "Quando la mia anima è tormentata - scriveva - penso soltanto così: "Gesù è buono e pieno di misericordia ed anche se la terra si aprisse sotto i miei piedi, non cesserò di aver fiducia in Lui" (Q. III, p. 400). Nei momenti particolarmente difficili non cercava aiuto negli uomini, non analizzava i progetti di Dio su di s‚, e con la fiducia di un bambino si inginocchiava davanti al tabernacolo e diceva al Signore: "Anche se mi uccidessi, io confiderò in Te" (Q. I, p. 42).
La fiducia allontanava dalla sua anima la paura, le permetteva di far fronte alla sofferenza e alla stessa morte. "Benché‚ la strada sia così tremendamente irta di spine - ha annotato nel Diario - non ho paura di andare avanti, anche se la grandine delle persecuzioni mi copre, anche se gli amici mi abbandonano, anche se tutto congiura contro di me e l'orizzonte si oscura, anche se la tempesta incomincia ad imperversare e sento che sono sola a dover far fronte a tutto. Allora in tutta tranquillità confiderò nella Tua misericordia, o mio Dio, e la mia fiducia non rimarrà delusa" (Q. III, p. 400).
Gesù stesso lodava la sua fiducia, dicendo: "Hai dei grandi ed inesprimibili diritti sul Mio Cuore, poiché‚ sei una figlia di piena fiducia" (Q. II, p. 272).
c) La fiducia si esprime nell'obbedienza
L'atteggiamento di fiducia in Dio trova la sua espressione esterna nell'atto di obbedienza alla volontà di Dio. E' in pratica un riconoscere Dio come Padre ricco di misericordia, che desidera solo la felicità del figlio. Per l'uomo che confida in Dio, la Sua volontà è piena di misericordia e - come ha detto suor Faustina - è la misericordia stessa. Compiere la volontà di Dio porta alla santità per la strada più breve, all'unione con Dio sulla terra e nell'eternità. "Ho compreso - ha annotato suor Faustina - che tutta la santità consiste nel fare la volontà di Dio" (Q. II, p. 258). Pur avendo tanti doni mistici sapeva che non sono questi a testimoniare la perfezione dell'uomo, bensì l'interiore unione dell'anima con Dio (Q. III, p. 380). Ciò però è possibile solo quando tra l'uomo e Dio c'è un forte legame di fiducia.
La fiducia nella vita di suor Faustina ha preso forma concreta di abbandono alla volontà di Dio. Per lei "rispondere con fiducia non è solo far sorgere atti interiori, ma dirigere la propria vita secondo i progetti di Dio, cercare e, con notevoli sforzi, realizzare la volontà di Dio nella propria vita" (8). Sapeva scorgerla non solo nei comandamenti di Dio e nei doveri della sua condizione, ma anche nella silenziosa ispirazione dello Spirito Santo nel profondo della sua anima. Pur essendo in numerosi casi la volontà di Dio ben definita, c'erano tuttavia molte situazioni in cui suor Faustina sperimentava la fatica della sua ricerca nella comprensione della volontà di Dio, sia nelle questioni fondamentali come la scelta del cammino della vita, sia nelle piccole cose quotidiane. Nonostante tutto però mai ha rinunciato a questo poiché‚ sapeva che ciò che Dio vuole sgorga dal Suo infinito amore, serve al bene dell'uomo, non solo nella prospettiva temporale ma anche in quella dell'eternità. Il suo modo di accettare la volontà di Dio ha fatto sì che il suo compimento non fosse un peso o un limite ad una libertà mal compresa, ma una forma di dialogo d'amore, in cui si esprimevano Dio e l'uomo.
Suor Faustina non solo diceva di voler fare solo la volontà di Dio, ma la compiva realmente ogni giorno, concentrando su di essa la propria attenzione. "Ad una parola faccio attenzione - ha annotato - e con quest'unica parola faccio sempre i conti e questa parola è per me tutto, di essa vivo e con essa muoio, essa è la santa volontà di Dio. Essa è il mio nutrimento quotidiano, tutta la mia anima è tesa ad ascoltare i desideri di Dio. Compio sempre quello che vuole Dio da me, sebbene qualche volta la mia natura frema" (Q. II, p. 254).
Gesù era assai esigente con lei, le chiedeva di eseguire compiti che superavano le sue capacità naturali, per esempio le affidò il compito di dipingere un'immagine. Solo la fiducia posta nella Sua misericordia, nell'aiuto della grazia di Dio, le permetteva di ricevere e di fare la volontà di Dio, talvolta così difficile per lei quasi come per Gesù nell'Orto degli Ulivi e nella Via Crucis. "Le sofferenze e le contrarietà all'inizio della vita religiosa - ammetteva suor Faustina mi avevano spaventata e mi avevano tolto il coraggio. Per questo pregavo continuamente perché‚ Gesù mi rendesse più forte e mi concedesse il vigore dello Spirito Santo, per poter adempiere in tutto la Sua santa Volontà" (Q. I, p. 30).
Grazie all'esercizio del fedele adempimento della volontà di Dio, sempre e ovunque, cresceva anche la sua fiducia e la forza spirituale, che permettevano di superare prove sempre più difficili. Alla fine suor Faustina senza più alcun timore si affidò totalmente alla volontà di Dio. In uno speciale atto di offerta chiese a Dio: "Guidami (...) sulle strade che Tu vuoi, ho piena fiducia nella Tua volontà, che per me è l'amore e la misericordia stessa. (...) Mi prenderai durante la giovinezza? Sii benedetto. Mi farai raggiungere l'età avanzata? Sii benedetto. Mi darai salute e forza? Sii benedetto. Mi inchioderai in un letto di dolore magari per tutta la vita? Sii benedetto" (Q. IV, p. 424); e poi elenca le diverse circostanze di vita per le quali sarà grata al Signore.
Non erano vane promesse n‚ pura loquacità, ma l'ardore di un cuore fiducioso, che vede l'amore in ogni manifestazione della volontà di Dio.
Suor Faustina non solo credeva, ma allora già con certezza sapeva che tutto ciò che Dio avrebbe fatto di lei, qualsiasi cosa le avesse chiesto - sarebbe stata espressione della Sua misericordia, poiché‚ Dio è Amore e Misericordia.
Suor Faustina è un esempio perfetto di fiducia totale in Dio e di fedele adempimento della Sua volontà. Insegna come conquistare in pratica questo atteggiamento nella propria vita e come tendere all'unione con Dio attraverso la via più breve e sicura.
Nei tempi in cui manca la speranza, di crisi dell'autorità, di sfiducia e di venerazione del libero arbitrio, l'esempio della sua vita è in particolare modo significativo. Esso splende come una stella nell'oscurità, mostrando al mondo smarrito la strada da seguire, cioè la totale fiducia in Dio in tutte le circostanze e l'adempimento della Sua volontà di amore.
Suor Faustina: esempio di misericordia
L'atteggiamento di fiducia indica il modo in cui l'uomo si rivolge a Dio, mentre la misericordia definisce il suo giusto rapporto con il prossimo. E' nello stesso tempo una condizione necessaria per una vera devozione alla Divina Misericordia e il secondo caratteristico tratto della spiritualità e dell'apostolato di suor Faustina, oltre che del suo cammino verso la Santità.
a) La misericordia negli scritti della Santa suor Faustina
"Ogni anima (...) deve rispecchiare in s‚ la Mia misericordia" (Q. III, p. 390) - ha detto Gesù a suor Faustina, ricordando il fondamentale dovere cristiano: il comandamento evangelico della carità attiva nei confronti di ogni uomo, persino del nemico. La pratica della misericordia non è dunque un consiglio o un'indicazione, ma un dovere di ogni credente. Si riferisce in modo particolare a coloro che desiderano venerare ed essere apostoli della Divina Misericordia. E' per questo che tale esigenza è stata presentata così chiaramente da Gesù a suor Faustina: "Osserva il Mio Cuore misericordioso e riproduci nel tuo cuore e nelle tue azioni la Sua pietà, in modo che tu stessa, che proclami al mondo la Mia misericordia, ne sia infiammata" (Q. VI, p. 555).
Gesù ricordava a suor Faustina di amare tutti, anche i nemici più acerrimi, per amore di Lui (Q. VI, p. 558), che ogni atto di amore per il prossimo è in realtà un atto di amore per Lui stesso (Q. VI, p. 583), che la misericordia mostrata al prossimo è partecipazione alla misericordia di Dio (Q. VI, p. 558). Le insegnò tre modi per praticare la misericordia: primo l'azione, secondo la parola, terzo la preghiera (Q. II, p. 277). La rendeva cosciente del fatto che gli atti di misericordia sono una inconfondibile prova dell'amore di Dio (Q. II, p. 277), della devozione alla misericordia di Dio (Q. II, p. 277), una condizione per ottenere la misericordia da Dio e unica ricchezza per l'uomo che abbia valore eterno (Q. V, p. 458).
Suor Faustina, così formata da Gesù, ha fatto della virtù della misericordia - accanto alla fiducia - il contenuto fondamentale della propria vocazione. Era per lei un soprannaturale dono di grazia, che le dava piena partecipazione alla misericordia dello stesso Dio (9). Bisogna sottolineare in modo particolare nei suoi scritti questo stretto legame della misericordia cristiana con la misericordia di Dio. La seconda infatti "è fonte e principale fondamento della virtù della misericordia, che trova nella misericordia di Dio la propria causa sia nella dimensione di esempio che di causa efficiente" (10).
Il Salvatore misericordioso era perciò per suor Faustina l'esempio di carità attiva verso il prossimo. "Imparo ad essere buona da Gesù - ha scritto - da Colui che è la bontà stessa, affinché‚ possa essere chiamata figlia del Padre celeste" (Q. II, p. 258). Cercava dunque di imitare Gesù proteso verso ogni miseria umana, soprattutto morale, per testimoniare in questo modo la misericordia di Dio, essere il Suo riflesso di fronte agli uomini e canale attraverso il quale essa possa scendere sul mondo (Q. I, p. 78). Egli - il Gesù misericordioso - era anche il datore della grazia necessaria per attuare questa virtù nella vita quotidiana. Suor Faustina chiedeva continuamente nelle preghiere questa grazia: "Desidero trasformarmi tutta nella tua misericordia ed essere il riflesso vivo di Te, o Signore. (...) Aiutami, o Signore, a far sì che i miei occhi (...), il mio udito (...), la mia lingua (...), le mie mani (...), i miei piedi (...), il mio cuore sia misericordioso" (Q. I, p. 88).
Il motivo per cui suor Faustina praticava gli atti di misericordia era l'amore per Dio. Questo stesso amore, con cui amava il suo Creatore e il suo Salvatore, le ha fatto amare tutto ciò che Lui ha amato, dunque tutto l'universo e in esso soprattutto l'uomo creato ad immagine di Dio (Q. II, p. 313) e salvato al prezzo del sangue del Figlio di Dio. "L'ardente amor di Dio - ha scritto nel Diario - vede attorno a s‚ incessantemente la necessità di darsi con l'azione, la parola e la preghiera" (Q. IV, p. 438). Solo questo amore per l'uomo, che ha la sua origine nell'amore di Dio, è vero, paziente, tenace, "capace di grandi imprese e non l'annientamento n‚ le difficoltà, n‚ le contrarietà" (Q. I, p. 74). Questo amore valorizza i più piccoli gesti umani (Q. I, p. 144) in modo che nessun altro gesto è uguale (Q. III, p. 377). "Un grande amore - scriveva suor Faustina - trasforma le piccole cose in cose grandi e solo l'amore dà valore alle nostre azioni" (Q. I, p. 133).
Suor Faustina vedeva anche i legami esistenti tra la santità personale e la pratica della misericordia: "Una parola di un'anima unita a Dio - scriveva - procura più bene alle anime che eloquenti dibattiti o prediche di un'anima imperfetta" (Q. VI, p. 528). Sapeva che prima bisogna convertire se stessi, cambiare se stessi, vivere in unione con Gesù, per poterLo riconoscere nel prossimo (Q. I, p. 200) e dimostrargli il proprio amore attraverso un qualunque atto di misericordia fatto per gli altri. Ha constatato anche una dipendenza al contrario: "Ho conosciuto e sperimentato che le anime che vivono nell'amore, si distinguono per una grande perspicacia nel conoscere le cose di Dio" (Q. III, p. 399).
La virtù della misericordia cristiana la affascinava così tanto che desiderava in modo particolare distinguersi in essa. Diceva al Signore: "O mio Gesù, ognuno dei Tuoi santi rispecchia in s‚ una delle Tue virtù; io desidero rispecchiare il Tuo Cuore compassionevole e pieno di misericordia (...). La Tua misericordia (...) sia impressa sul mio cuore e sulla mia anima come un sigillo e ciò sarà il mio segno distintivo in questa e nell'altra vita" (Q. IV, p. 418).
b) La pratica dell'amore per il prossimo
Suor Faustina non si illudeva, n‚ sognava, ma sapeva che nella pratica della misericordia contano non le dichiarazioni n‚ i sentimenti, ma soprattutto l'azione, cioè l'atto della volontà, in cui l'uomo offre al prossimo il dono di s‚ (Q. I, p. 164). Considerava il tempo della vita terrena come una continua possibilità di esercitarsi nelle azioni di misericordia (Q. IV, p. 27). Non cercava occasioni straordinarie per mettersi in mostra con un'azione di carità verso il prossimo, ma anzi al contrario sfruttava le circostanze normali della vita per rispondere con amore, con cordialità e di nascosto alle necessità delle persone che ogni giorno incontrava e che sapeva bisognose di sostegno.
Non solo cercava di portare aiuto a coloro che glielo chiedevano, ma lei stessa ascoltava le loro necessità, in particolare spirituali, e soprattutto a queste tentava di dare una soluzione. Spesso in vari modi si mortificava, sopportava la fatica del lavoro, i fastidi della malattia, le sofferenze interiori e le offriva nell'intenzione di varie persone (Q. I, p. 98, Q. IV, p. 120). Qui si faceva sentire la sua grande sensibilità alle sofferenze umane e il generoso amore verso il prossimo. "Tutti i dolori del prossimo - scriveva - si ripercuotono sul mio cuore; porto nel mio cuore le loro angosce, in modo tale che mi annientano anche fisicamente. Desidererei che tutti i dolori ricadessero su di me, per portare sollievo al prossimo" (Q. III, p. 364). Nascondeva profondamente le sue sofferenze, concentrando l'attenzione sul prossimo, in cui scorgeva Gesù che attendeva il suo amore.
Suor Faustina sperimentava in pieno la fatica spinta fino all'eroismo, richiesto dalla pratica di questa virtù in ogni circostanza della vita. Cercava infatti di testimoniare la misericordia anche a coloro dai quali riceveva dispiaceri, incomprensioni e persino torti, anche a coloro per i quali la sua natura umana provava fastidio. Allora non solo si preoccupava di non serbare nel suo cuore rancore, di perdonare, ma anche di ripagare il male con il bene. "Questo esercitarsi nella carità - assicurava - tempra l'anima e la rafforza" (Q. II, p. 285).
Nei contatti interpersonali la più semplice espressione della misericordia cristiana sono le parole. Suor Faustina apprezzava il valore di una buona parola ed era cosciente del torto che si può fare attraverso le parole cattive: "Nella lingua c'è la vita, ma anche la morte - scriveva - (...) con la lingua commettiamo dei veri omicidi" (Q. I, p. 64). Colpisce in suor Faustina il significato di grande responsabilità che attribuisce alle parole. Sapeva tacere quando lo richiedevano le circostanze e dire ciò che era necessario in una data situazione.
Nelle pagine del Diario possiamo trovare numerosi propositi relativi allo sforzo di dominare la lingua: non parlare degli assenti, difendere la reputazione del prossimo (Q. I, p. 115), mantenere il silenzio ecc. Ci sono molti esempi di misericordia praticata con la parola. Particolarmente significativo è l'incontro con una laica che, mentendo abusò della bontà di suor Faustina. "Appena l'ho vista - riferisce nel Diario - mi si è gelato il sangue nelle vene, dato che mi è venuto davanti agli occhi tutto quello che avevo dovuto soffrire per causa sua (...). E mi è passata per la testa l'idea di farle conoscere la verità in modo deciso ed immediato. Ma subito mi si è presentata davanti agli occhi la divina misericordia ed ho deciso di comportarmi come si sarebbe comportato Gesù al mio posto. Ho cominciato a parlare con lei con dolcezza e, siccome ha voluto conversare con me a quattr'occhi, le ho fatto chiaramente conoscere, in maniera molto delicata, il triste stato della sua anima. Ho visto la
sua profonda commozione" (Q. VI, p. 557). Questo esempio illustra bene il modo di comportarsi di suor Faustina con una persona da cui ha ricevuto un torto: da una parte svela le reazioni della natura umana, portata all'immediata reazione verbale, a ottenere giustizia, persino alla collera, e dall'altra mostra la vittoria dello spirito sulla natura, il modo di comportarsi sull'esempio di Gesù misericordioso, di cosa è capace l'uomo che coopera con la grazia di Dio. La stessa suor Faustina ha ammesso che senza l'aiuto della grazia di Dio, non sarebbe stata capace di comportarsi in quel modo.
Cosciente delle difficoltà dovute alla completa padronanza della parola, quando si accostava alla Comunione, chiedeva a Gesù di voler guarire la sua lingua (Q. I, p. 47), perché‚ non ferisse alcuno, ma di usarla a maggior gloria di Dio e per il bene del prossimo. Perciò ancora oggi può insegnarci l'arte di usare la parola: condurre una conversazione, essere capaci di correggere (Q. II, p. 330), dividere con altri il tesoro della fede, consolare, stabilire, attraverso la parola, una cordiale atmosfera nella comunità. La conferma di questo suo atteggiamento si trova nelle testimonianze delle sue consorelle. Suor Faustina è, dunque, un modello di misericordia, testimoniato dalla parola.
Dove suor Faustina non poteva mostrare la misericordia con l'azione o con la parola, arrivava con la preghiera. Profondamente convinta del suo valore e della sua efficacia, invocava la misericordia di Dio, sfruttando ogni momento. Pregava per tutti gli uomini, e soprattutto per coloro che erano più bisognosi, cioè i peccatori e gli agonizzanti. Pregava per la sua congregazione, per i sacerdoti (Q. II, p. 300) e per tutta la santa Chiesa. Con particolare impegno pregava per la Patria. "Polonia, mia cara Patria - ha confessato - oh, se sapessi quanti sacrifici e quante preghiere offro a Dio per te! (Q. III, p. 365). Non c'è giorno che non preghi per te" (Q. III, p. 365). Abbracciava con lo spirito tutto il mondo (Q. II, p. 313) e le anime del purgatorio. "O Gesù - pregava (...) Ti supplico, rendi il mio cuore così grande che possa contenere le necessità di tutte le anime che vivono sulla faccia della terra. O Gesù, il mio amore va (...) alle anime che soffrono in purgatorio e anche per loro voglio ottenere misericordia con le preghiere che hanno indulgenze" (Q. II, p. 134).
La preghiera aveva un posto estremamente importante nel servizio di misericordia verso il prossimo. Suor Faustina sentiva l'urgenza di una quasi continua preghiera. Sapeva sfruttare il tempo del lavoro, le pause nelle occupazioni e le ore insonni della notte per praticare la misericordia attraverso la preghiera.
c) Lo zelo apostolico per la salvezza delle anime
Espressione particolare dell'amore misericordioso di suor Faustina verso il prossimo era la preoccupazione per la salvezza delle anime. In questo la santa manifestava una particolare sensibilità, in quanto la questione della salvezza delle anime smarrite nasceva dal carisma della sua congregazione. Come suora della Congregazione della Santa Vergine Maria della Misericordia si sentiva particolarmente onorata per essere stata chiamata a cooperare con la misericordia divina nel salvare per l'eternità quello che, pensando umanamente, è perduto (11). Si è interamente dedicata a quella vocazione, senza risparmiare le proprie forze. "Desidero stancarmi - confessava nel Diario - lavorare, annientarmi per la nostra opera di salvezza delle anime immortali" (Q. I, p. 101). A questo scopo nessun sacrificio era per lei troppo grande (Q. II, p. 347). Il desiderio di felicità eterna per gli uomini era in lei così forte, che non trovava parole per esprimerlo. Alla fine ha scritto: "Sento che sono tutta un fuoco (...) Ardo dal desiderio di salvare le anime" (Q. II, p. 279).
Fonte di questo desiderio era non solo la missione carismatica della congregazione, ma anche i frequenti inviti di Gesù, la profonda conoscenza del mistero della sua misericordia e l'esperienza mistica delle cose ultime: paradiso, purgatorio e inferno.
Nel Diario ha lasciato molte descrizioni, rivelando un grande zelo apostolico nel salvare le anime: quelle delle fanciulle, affidate alla cura della congregazione (Q. III, p. 325), delle persone servite da lei come guardiana del convento (Q. IV, p. 439), dei parenti (Q. II, p. 263), conoscenti e sconosciuti, credenti e non credenti, e soprattutto quelle dei peccatori di tutto il mondo e degli agonizzanti.
Ogni giorno offriva le sue preghiere, il lavoro e le sofferenze per la loro conversione. Quando vedeva che qualcuno era in pericolo di peccato, invocava la misericordia di Dio, si imponeva varie mortificazioni e penitenze, per opporsi al peccato (Q. II, p. 263), oppure prendeva su di s‚ tormenti e tentazioni, desiderando venire in aiuto alle anime in pericolo (Q. I, p. 100; Q. I, p. 130).
Pian piano maturava in lei il desiderio eroico di diventare ostia di espiazione. Non bastava più offrire a Dio le proprie mortificazioni, le preghiere e le sofferenze e quindi il Giovedì Santo del 1934 suor Faustina redasse l'atto di volontaria offerta di se stessa a Dio per i peccatori, soprattutto per coloro che hanno perso la speranza nella misericordia di Dio (Q. I, p. 135). Per questo si è impegnata ad assumersi, in totale sottomissione alla volontà di Dio, tutti i tormenti, i timori, le sofferenze e le paure, sperimentate dai peccatori e di dare a loro le consolazioni dovute alla vicinanza con Dio. Da quel momento poteva dire: "Il mio nome è ostia, cioè vittima" (Q. I, p. 196).
Suor Faustina sapeva bene, che unico è il prezzo con il quale "si comprano" le anime, e questo è la sofferenza unita alla passione di Gesù (Q. I, p. 140). La sua vita perciò era pervasa dal dolore, spesso sopportava cose difficili da descrivere.
Nonostante questo rinnovava la sua intenzione: "Gesù, oggi offro tutto per i peccatori; i colpi della Tua giustizia si abbattano su di me ed il mare della misericordia investa i poveri peccatori. Ed il Signore ascoltò la mia preghiera. Molte anime tornarono al Signore, mentre io agonizzavo sotto il peso della giustizia di Dio. Sentivo di essere il bersaglio dell'ira dell'Altissimo" (Q. II, p. 332). Un'altra volta ha annotato: "La mia anima è in un mare di sofferenze. I peccatori mi hanno tolto tutto; ma va bene così, ho dato tutto per loro, affinché‚ conoscano che Tu sei buono ed infinitamente misericordioso" (Q. II, p. 323).
Gesù le ha fatto condividere la propria passione, affinché‚ partecipasse più pienamente all'opera di salvezza delle anime. Più volte suor Faustina ha sperimentato sul proprio corpo il dolore delle stimmate nascoste (Q. II, p. 269, Q. II, p. 369), della corona di spine (Q. II, p. 283) e ha vissuto spiritualmente e fisicamente tutta la passione del Signore (Q. VI, p. 549). "Quelle sofferenze - ha scritto - accesero nella mia anima il fuoco dell'amore per Iddio e per le anime immortali" (Q. I, p. 26). Era contenta di poter soffrire per Dio e per le anime, di poter anche in questo modo attuare la misericordia: la misericordia più grande e più difficile, che - dietro l'esempio di Gesù - è dare la vita per i peccatori.
La questione della loro conversione costituiva il fondamentale contenuto della sua attività apostolica. Svolgeva questa grande missione, compiendo i doveri quotidiani, di nascosto e in umiltà. "Ha fatto suoi i propositi della Chiesa come una nuova santa Teresa del Bambin Gesù, partecipando alla diffusione del regno di Dio" (12) - ha sottolineato uno dei teologi-censori, che ha preso parte al processo di beatificazione.
Il suo atteggiamento apostolico è descritto perfettamente - come ci sembra - dalle parole di Gesù: "Figlia mia, sappi che il tuo compito è quello di conquistarMi le anime con la preghiera e col sacrificio, incitandole alla fiducia nella Mia misericordia" (Q. VI, p. 556).
Ha reso la vita quotidiana una vita straordinaria
Suor Faustina non ha compiuto nella sua vita grandi opere che avrebbero potuto suscitare riconoscimenti e stupore. Non aveva terminato le scuole dell'obbligo, lavorava come domestica, e nel convento svolgeva compiti di cuoca, giardiniera e guardiana. La sua vita vista dall'esterno era grigia e monotona. Ogni giorno era uguale ad un altro, con lo stesso ritmo di preghiera e lavoro. E invece sotto questa normalità si celava una ricchezza della vita interiore che superava ogni normalità. Il desiderio più grande della sua vita era raggiungere la santità a cui conseguentemente e costantemente tendeva fin da piccola (Q. V, p. 456). A questo scopo sapeva sottomettere tutti gli altri desideri e sfruttare quelle circostanze nelle quali la Provvidenza Divina l'aveva messa. Tendeva alla perfezione non per la propria strada, non secondo una propria visione della santità, ma per quella via che Dio aveva scelto per lei, la via di un fiducioso adempimento della Sua volontà sempre e in tutto, pur essendo talvolta una via crucis, e la via della carità attiva verso il prossimo.
Suor Faustina non nascondeva la fatica del tendere verso la perfezione. "Comincio la giornata lottando - scriveva - e la termino lottando, appena rimuovo una difficoltà, al suo posto ne sorgono dieci da superare, ma non mi affliggo per questo, poiché‚ so bene che questo è il tempo della lotta non della pace" (Q. II, p. 239). Sapeva scorgere nella quotidianità la ricchezza delle occasioni e dei mezzi per costruire la propria santità. Non sottovalutava le piccole cose, poiché‚ - come diceva - "non sorgerà mai un fabbricato magnifico, se gettiamo via i mattoni piccoli" (Q. I, p. 61). Prendeva la vita per quello che è, e credeva che Dio avrebbe trasformato questo grigiore in santità (Q. IV, p. 435).
Ci ha lasciato dunque un modello di santità molto semplice e nello stesso tempo affascinante, modello che consiste nel santificare la vita quotidiana nello spirito di una infinita fiducia nella bontà del Padre celeste e di un'attiva carità verso il prossimo, modello che unisce armoniosamente la contemplazione con l'azione, modello a portata di tutti.
E' un esempio di perfezione cristiana particolarmente attuale, non solo a causa della sua semplicità, ma anche a causa delle necessità del mondo contemporaneo, in cui sempre più dolorosamente si sente lo smarrimento, la paura, la disperazione e una grande fame di autentico amore umano.
Suor Faustina è dunque come un vivo ritratto della Misericordia Divina. E' un segno di illimitata fiducia riposta in Dio e modello perfetto della pratica della legge evangelica di carità verso il prossimo. Maestra e Madre su questa via di perfezione cristiana era per lei la Patrona della congregazione, Maria Madre della Misericordia.

 

 

 

 

 

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coroncina divina misericordia
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coroncina divina misericordiaGesù conosce benississimo i tuoi problemi,le tue paure, i tuoi bisogni ,la tua malattia e ti vuole aiutare.Ma come fa se tu non lo invochi,non lo preghi ?E' un Padre misericordjoso che ti aspetta a braccia aperte in qualunque momento.Prendi ora la corona del rosario e pregalo di esaudire le tue necessità: vedrai continui e silenziosi miracoli nella tua vita.Affidati a Lui con la coroncina alla Divina Misericordia ,esaudirà tutte le tue richieste ........ti toglierà la tristezza e ti darà la Sua gioia.Non temere .Ti dice : credi forse che Mi manchi l 'onnipotenza per venirti in aiuto ? Fidati fidati fidati di Lui.
Attraverso questa preghiera noi offriamo al Padre Eterno tutta la Persona di Gesù, cioè la Sua divinità e tutta la Sua umanità che comprende corpo, sangue e anima. Offrendo al Padre Eterno il Figlio amatissimo, ci richiamiamo all'amore del Padre per il Figlio che soffre per noi. La preghiera della Coroncina si può recitare in comune o individualmente. Le parole pronunciate da Gesù a Suor Faustina, dimostrano che il bene della comunità e di tutta l’umanità si trova al primo posto: "Con la recita della Coroncina avvicini a Me il genere umano" (Quaderni…, II, 281) Alla recita della Coroncina Gesù ha legato la promessa generale: "Per la recita di questa Coroncina Mi piace concedere tutto ciò che Mi chiederanno" (Quaderni…, V, 124 ) Nello scopo per il quale viene recitata la Coroncina Gesù ha posto la condizione dell'efficacia di questa preghiera: "Con la Coroncina otterrai tutto, se quello che chiedi è conforme alla Mia Misericordia" (Quaderni…, VI, 93). In altre parole, il bene che chiediamo deve essere assolutamente conforme alla volontà di Dio. Gesù ha promesso chiaramente di concedere grazie eccezionalmente grandi a quelli che reciteranno la Coroncina.


PROMESSA GENERALE :
Per la recita di questa coroncina Mi piace concedere tutto cio' che Mi chiederanno.
PROMESSE PARTICOLARI :
1) Chiunque reciterà la Coroncina alla Divina Misericordia otterrà tanta misericordia nell'ora della morte - cioè la grazia della conversione e la morte in stato di grazia - anche se si trattasse del peccatore più incallito e la recita una volta sola....(Quaderni…, II, 122)
2)Quando verrà recitata vicino agli agonizzanti, mi metterò fra il Padre e l'anima agonizzante non come giusto Giudice, ma come Salvatore misericordioso.Gesù ha promesso la grazia della conversione e della remissione dei peccati agli agonizzanti in conseguenza della recita della Coroncina da parte degli stessi agonizzanti o degli altri (Quaderni…, II, 204 - 205)
3) Tutte le anime che adoreranno la Mia Misericordia e reciteranno la Coroncina nell'ora della morte non avranno paura. La Mia Misericordia li proteggerà in quell'ultima lotta (Quaderni…, V, 124).
Poiché queste tre promesse sono molto grandi e riguardano il momento decisivo del nostro destino, Gesù rivolge proprio ai sacerdoti un appello affinché consiglino ai peccatori la recita della Coroncina alla Divina Misericordia come ultima tavola di salvezza .
Con essa otterrai tutto, se quello che chiedi è conforme alla Mia volontà.

 

L’ora della Misericordia
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Nell’ottobre 1937 a Cracovia, in circostanze non meglio specificate da Suor Faustina, Gesù ha raccomandato di onorare l’ora della propria morte, che lui stesso ha chiamato "un’ora di grande misericordia per il mondo intero" (Q. IV pag. 440). "In quell’ora – ha detto successivamente – fu fatta grazia al mondo intero, la misericordia vinse la giustizia" (Q V, pag. 517).
Gesù ha insegnato a suor Faustina come celebrare l’ora della Misericordia e ha raccomandato di:

  • invocare la misericordia di Dio per tutto il mondo, soprattutto per i peccatori;
  • meditare la Sua passione, soprattutto l’abbandono nel momento dell’agonia e, in quel caso ha promesso la grazia della comprensione del suo valore.
  • Consigliava in modo particolare: "in quell’ora cerca di fare la Via Crucis, se i tuoi impegni lo permettono e se non puoi fare la Via crucis entra almeno per un momento in cappella ed onora il mio Cuore che nel SS.mo Sacramento è pieno di misericordia. E se non puoi andare in cappella, raccogliti in preghiera almeno per un breve momento là dove ti trovi" (Q V, pag. 517).

Gesù ha fatto notare tre condizioni necessarie perché le preghiere in quell’ora siano esaudite:

  • la preghiera deve essere diretta a Gesù e dovrebbe aver luogo alle tre del pomeriggio;
  • deve riferirsi ai meriti della Sua dolorosa passione.

"In quell’ora – dice Gesù – non rifiuterò nulla all’anima che Mi prega per la Mia Passione" (Q IV, pag. 440). Bisogna aggiungere ancora che l’intenzione della preghiera deve essere in accordo con la Volontà di Dio, e la preghiera deve essere fiduciosa, costante e unita alla pratica della carità attiva verso il prossimo, condizione di ogni forma del Culto della Divina Misericordia
Gesù a Santa Maria Faustina Kowalska
Si recita con la corona del Rosario.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
Padre Nostro, Ave Maria, Credo.
Sui grani del Padre Nostro si dice:
Eterno Padre, io Ti offro il Corpo e il Sangue, l'Anima e la Divinità del Tuo dilettissimo Figlio, Nostro Signore Gesù Cristo, in espiazione dei nostri peccati e di quelli del mondo intero.
Sui grani dell'Ave Maria si dice:
Per la Sua dolorosa Passione, abbi misericordia di noi e del mondo intero.
Alla fine si dice tre volte:
Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi pietà di noi e del mondo intero.
si termina con l'invocazione
O Sangue e Acqua ,che scaturisti dal Cuore di Gesù come sorgente di misericordia per noi,confido in Te
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
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.Padre Nostro
Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.
.Ave Maria
Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte. Amen
.Credo
Io credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra; e in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente; di là verrà a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito Santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen.
O Sangue e Acqua ,che scaturisti dal Cuore di Gesù come sorgente di misericordia per noi,confido in Te
Per chi non ha mai recitato il rosario e non capisce bene come deve essere recitata la coroncina alla Divina Misericordia segua lo schema qui sotto tutto di seguito e ricordi di meditare la dolorosa passione di Gesù:
Segno della croce
1 volta Padre nostro
1 volta Ave Maria
1 volta il Credo Apostolico
di seguito:
1 volta :Eterno Padre, io Ti offro il Corpo e il Sangue, l'Anima e la Divinità del Tuo dilettissimo Figlio, Nostro Signore Gesù Cristo, in espiazione dei nostri peccati e di quelli del mondo intero.
e
10 volte di seguito : Per la Sua dolorosa Passione, abbi misericordia di noi e del mondo intero.
1 volta :Eterno Padre, io Ti offro il Corpo e il Sangue, l'Anima e la Divinità del Tuo dilettissimo Figlio, Nostro Signore Gesù Cristo, in espiazione dei nostri peccati e di quelli del mondo intero.
e
10 volte di seguito : Per la Sua dolorosa Passione, abbi misericordia di noi e del mondo intero.
1 volta :Eterno Padre, io Ti offro il Corpo e il Sangue, l'Anima e la Divinità del Tuo dilettissimo Figlio, Nostro Signore Gesù Cristo, in espiazione dei nostri peccati e di quelli del mondo intero.
e
10 volte di seguito : Per la Sua dolorosa Passione, abbi misericordia di noi e del mondo intero.
1 volta :Eterno Padre, io Ti offro il Corpo e il Sangue, l'Anima e la Divinità del Tuo dilettissimo Figlio, Nostro Signore Gesù Cristo, in espiazione dei nostri peccati e di quelli del mondo intero.
e
10 volte di seguito : Per la Sua dolorosa Passione, abbi misericordia di noi e del mondo intero.
1 volta :Eterno Padre, io Ti offro il Corpo e il Sangue, l'Anima e la Divinità del Tuo dilettissimo Figlio, Nostro Signore Gesù Cristo, in espiazione dei nostri peccati e di quelli del mondo intero.
e
10 volte di seguito : Per la Sua dolorosa Passione, abbi misericordia di noi e del mondo intero.
quindi alla fine si ripete 3 volte:
Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi pietà di noi e del mondo intero.
1 volta
O Sangue e Acqua ,che scaturisti dal Cuore di Gesù come sorgente di misericordia per noi,confido in Te
Amen. Segno della croce
Preghiera per ottenere la conversione di un peccatore .
Invocare l' intercessione di Suor Faustina Kowalska e recitare cin fede :
O sangue ed acqua che scaturisci dal cuore di Gesù, come sorgente di misericordia per noi, io confido in Te!
Gesù:
Quando, con fede e con cuore contrito, mi reciterai questa preghiera per qualche peccatore io gli darò la grazia della conversione.
Non temere Gesù tocchera' il cuore della persona a Lui lontana e gli dara' la grazia della conversione.
Per ogni preghiera puoi chiedere la conversione di un peccatore specifico e non dimenticare MAI l'intercessione di suor Faustina Kowalska .
Ogni giorno quando vedi persone che sono lontane dalla fede invoca l'intercessione di suor Faustina e recita questa preghiera. Al resto pensera' il Signore Gesu'.

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Coroncina della Divina Misericordia


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coroncina della divina misericordiadivina misericordia coroncina ore tre 3 Per ascoltare la coroncina della Divina Misericordia, basta cliccare sull'icona qui accanto.
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Attraverso questa preghiera noi offriamo al Padre Eterno tutta la Persona di Gesù, cioè la Sua divinità e tutta la Sua umanità che comprende corpo, sangue e anima. Offrendo al Padre Eterno il Figlio amatissimo, ci richiamiamo all'amore del Padre per il Figlio che soffre per noi. La preghiera della Coroncina si può recitare in comune o individualmente. Le parole pronunciate da Gesù a Suor Faustina, dimostrano che il bene della comunità e di tutta l’umanità si trova al primo posto: "Con la recita della Coroncina avvicini a Me il genere umano" (Quaderni…, II, 281) Alla recita della Coroncina Gesù ha legato la promessa generale: "Per la recita di questa Coroncina Mi piace concedere tutto ciò che Mi chiederanno" (Quaderni…, V, 124 ) Nello scopo per il quale viene recitata la Coroncina Gesù ha posto la condizione dell'efficacia di questa preghiera: "Con la Coroncina otterrai tutto, se quello che chiedi è conforme alla Mia Misericordia" (Quaderni…, VI, 93). In altre parole, il bene che chiediamo deve essere assolutamente conforme alla volontà di Dio. Gesù ha promesso chiaramente di concedere grazie eccezionalmente grandi a quelli che reciteranno la Coroncina.
PROMESSA GENERALE :
Per la recita di questa coroncina Mi piace concedere tutto cio' che Mi chiederanno.
PROMESSE PARTICOLARI :
1) Chiunque reciterà la Coroncina alla Divina Misericordia otterrà tanta misericordia nell'ora della morte - cioè la grazia della conversione e la morte in stato di grazia - anche se si trattasse del peccatore più incallito e la recita una volta sola....(Quaderni…, II, 122)
2)Quando verrà recitata vicino agli agonizzanti, mi metterò fra il Padre e l'anima agonizzante non come giusto Giudice, ma come Salvatore misericordioso.Gesù ha promesso la grazia della conversione e della remissione dei peccati agli agonizzanti in conseguenza della recita della Coroncina da parte degli stessi agonizzanti o degli altri (Quaderni…, II, 204 - 205)
3) Tutte le anime che adoreranno la Mia Misericordia e reciteranno la Coroncina nell'ora della morte non avranno paura. La Mia Misericordia li proteggerà in quell'ultima lotta (Quaderni…, V, 124).
Poiché queste tre promesse sono molto grandi e riguardano il momento decisivo del nostro destino, Gesù rivolge proprio ai sacerdoti un appello affinché consiglino ai peccatori la recita della Coroncina alla Divina Misericordia come ultima tavola di salvezza .
Con essa otterrai tutto, se quello che chiedi è conforme alla Mia volontà.
Gesù a Santa Maria Faustina Kowalska
Come si recita la coroncina alla Divina Misericordia ?
Si recita con la corona del Rosario.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
Padre Nostro, Ave Maria, Credo.
Sui grani del Padre Nostro si dice:
Eterno Padre, io Ti offro il Corpo e il Sangue, l'Anima e la Divinità del Tuo dilettissimo Figlio, Nostro Signore Gesù Cristo, in espiazione dei nostri peccati e di quelli del mondo intero.
Sui grani dell'Ave Maria si dice:
Per la Sua dolorosa Passione, abbi misericordia di noi e del mondo intero.
Alla fine si dice tre volte:
Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi pietà di noi e del mondo intero.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
O Sangue e Acqua ,che scaturisti dal Cuore di Gesù come sorgente di misericordia per noi,confido in Te
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Padre Nostro
Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.
Ave Maria
Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte. Amen
Credo
Io credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra; e in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente; di là verrà a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito Santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen.
Per chi non ha mai recitato il rosario e non capisce bene come deve essere recitata la coroncina alla Divina Misericordia segua lo schema qui sotto tutto di seguito:
Segno della croce
1 volta Padre nostro
1 volta Ave Maria
1 volta il Credo Apostolico
di seguito:
1 volta :Eterno Padre, io Ti offro il Corpo e il Sangue, l'Anima e la Divinità del Tuo dilettissimo Figlio, Nostro Signore Gesù Cristo, in espiazione dei nostri peccati e di quelli del mondo intero.
e
10 volte di seguito : Per la Sua dolorosa Passione, abbi misericordia di noi e del mondo intero.
1 volta :Eterno Padre, io Ti offro il Corpo e il Sangue, l'Anima e la Divinità del Tuo dilettissimo Figlio, Nostro Signore Gesù Cristo, in espiazione dei nostri peccati e di quelli del mondo intero.
e
10 volte di seguito : Per la Sua dolorosa Passione, abbi misericordia di noi e del mondo intero.
1 volta :Eterno Padre, io Ti offro il Corpo e il Sangue, l'Anima e la Divinità del Tuo dilettissimo Figlio, Nostro Signore Gesù Cristo, in espiazione dei nostri peccati e di quelli del mondo intero.
e
10 volte di seguito : Per la Sua dolorosa Passione, abbi misericordia di noi e del mondo intero.
1 volta :Eterno Padre, io Ti offro il Corpo e il Sangue, l'Anima e la Divinità del Tuo dilettissimo Figlio, Nostro Signore Gesù Cristo, in espiazione dei nostri peccati e di quelli del mondo intero.
e
10 volte di seguito : Per la Sua dolorosa Passione, abbi misericordia di noi e del mondo intero.
1 volta :Eterno Padre, io Ti offro il Corpo e il Sangue, l'Anima e la Divinità del Tuo dilettissimo Figlio, Nostro Signore Gesù Cristo, in espiazione dei nostri peccati e di quelli del mondo intero.
e
10 volte di seguito : Per la Sua dolorosa Passione, abbi misericordia di noi e del mondo intero.
quindi alla fine si ripete 3 volte:
Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi pietà di noi e del mondo intero.
1 volta O Sangue e Acqua ,che scaturisti dal Cuore di Gesù come sorgente di misericordia per noi,confido in Te
Amen. Segno della croce
Preghiera per ottenere la conversione di un peccatore .
Invocare l' intercessione di Suor Faustina Kowalska e recitare cin fede :
O sangue ed acqua che scaturisci dal cuore di Gesù, come sorgente di misericordia per noi, io confido in Te!
Gesù:
Quando, con fede e con cuore contrito, mi reciterai questa preghiera per qualche peccatore io gli darò la grazia della conversione.
Non temere Gesù tocchera' il cuore della persona a Lui lontana e gli dara' la grazia della conversione.
Per ogni preghiera puoi chiedere la conversione di un peccatore specifico e non dimenticare MAI l'intercessione di suor Faustina Kowalska .
Ogni giorno quando vedi persone che sono lontane dalla fede invoca l'intercessione di suor Faustina e recita questa preghiera. Al resto pensera' il Signore Gesu'.

 

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