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AVVENTO È LA STAGIONE DEL SEME

......il seme della vita del mondo, era nascosto nella Madonna

 

L'AVVENTO is the season of the seed: Cristo amava questo simbolo del seme. Il seme, diceva, è la Parola di Dio seminata nel cuore dell’uomo "il Regno di Dio è come un seme di senape."

"Il Regno di Dio è come se un uomo gettasse un seme nella terra." Persino la sua linfa vitale: "Se il seme di grano caduto nella terra non muore, rimane solo."

L’Avvento, il seme della vita del mondo, era nascosto nella Madonna. Come il seme di grano nella terra, il seme del Pane di Vita era in lei.
Come il raccolto dorato nelle tenebre della terra, la Gloria di Dio era custodita nella sua ombra. L’Avvento è la stagione del segreto, il segreto della crescita di Cristo, dell’Amore Divino che cresce in silenzio. E’ la stagione dell’umiltà, del silenzio e della crescita. Per nove mesi Cristo cresceva nel grembo di Sua Madre. Secondo la volontà di Dio, Maria lo ha formato dal suo stesso corpo, dalla semplicità della sua vita quotidiana. Non aveva nulla da darGli ad eccezione di se stessa. Non chiese niente altro. Gli diede sé stessa.


Mentre lavorava, mangiava, dormiva, stava formando il Suo Corpo dal suo. Il Suo Corpo e il Suo sangue. Dalla sua umanità diede a Lui la Sua. Camminando per le strade di Nazareth per fare la spesa, per visitare gliamici, si incamminava verso Gerusalemme. Mentre lavava, tesseva, impastava, scopava, le sue mani stavano preparando quelle di gesù per essere inchiodate. Ogni battito del suo cuore formava per Lui un cuore con cui amare, un cuore che doveva essere spezzato per amore. Tutta la sua conoscenza del mondo intorno a lei era raccolta e custodita per Cristo che cresceva in lei. Osservando i fiori, Gli diede una vista umana. Parlando con i vicini, Gli diede una voce umana. La voce che ancora ascoltiamo nel silenzio dell'anima quando dice: "Guarda ai gigli del campo." Dormendo nella sua tranquilla stanza, Gli diede il sonno del bambino nella sua culla, il sonno dell’uomo cullato nella barca scossa dalla tempesta. Spazzando e amngiando il pane, bevendo il vino del suo paese, Gli diede la Sua carne e il Suo sangue; prepare l’ostia per l’Eucarestia. Questo tempo di Avvento è estremamente importante per la nostra contemplazione. Se veramente abbiamo offerto la nostra umanità per essere trasformata in Cristo, è essenziale per noi non disturbare questo momento di crescita. E’ un momento di oscurità, di fede. Non possiamo ancora vedere lo splendore di Cristo nelle nostre vite, è ancora nascosto nella nostra oscurità; nonostante ciò dobbiamo credere che Cristo sta crescendo nelle nostre vite; dobbiamo crederci così fermamente da non poter evitare di relazionare tutto, letteralmente tutto, a questa quasi incredibile realtà. Questa è l’attitudine che trasforma ogni momento del giorno e della notte in una preghiera. In realtà è una purificazione, ma senza un proposito carico di tensione e di ansietà. Come è possibile che qualcuno consapevole che Cristo vuole osservare il mondo attraverso i suoi occhi, possa guardare deliberatamente a qualcosa di peccaminoso? O sapendo che desidera lavorare con le sue mani, possa realizzare un lavoro di qualità scadente, ma non piuttosto un lavoro che possa essere il più possibile vicino a ciò che la perfezione umana può raggiungere? Chi, sapendo che le sue orecchie devono essere usate da Cristo per udire, potrebbe avere il coraggio di ascoltare bestemmie, o le impurità di tante nostre conversazioni, o potrebbe mancare di ascoltare la voce di un mondo come il nostro con compassione? Ma soprattutto, chi, sapendo che Cristo desidera amare con il suo cuore, e desidera sopportare con il suo cuore il peso dell’amore di Dio, potrebbe non scoprire che in ogni battito della sua stessa vita esiste la preghiera?

Questa consapevolezza dell’Avvento non conduce a una egoistica preoccupazione con se stessi ma, ben lontano da questo, non esclude un estroverso amore verso gli altri. Inevitabilmente conduce verso di loro, ma evita che quelle parole e quelle opere di amore possano diventare distrazioni. Il fatto stesso che facciamo queste cose ci fa ricordare la presenza di Cristo in noi. E’ nel fare queste cose che possiamo preservare la segretezza dell’Avvento senza mancare di offrire agli altri la grazia di Cristo che è in noi. Tutti sanno come sia terribile venire in contatto con persone che abbiano una indisciplinata urgenza missionaria, persone che, dopo aver ricevuto una grazia, ripetutamente cercano di forzare quella stessa grazia su altri, per costringerli non soltanto ad essere convertiti, ma ad essere convertiti nello stesso modo ed esattamente con gli stessi risultati che essi stessi hanno ottenuto. Persone di questo tipo sembrano voler imporsi sullo Spirito Santo. Dio deve ispirare il loro prossimo a vedere ogni situazione secondo il loro punto di vista, ad aggregarsi alle stesse loro associazioni, a immergersi nelle loro stesse attività. Vanno in giro come mostri della Sacra Scrittura, cercando qualcuno da poter divorare. Sostengono che le loro vittime hanno ovvie vocazioni che richiedono il loro aiuto e che devono essere completamente sacrificate ai loro stessi interessi. Molto spesso involontariamente essi spezzano il piccolo e delicato germoglio della vita di Cristo, germoglio che tentava di uscire perforando la nera e dura terra, e quando la povera vittima è stata divorata, viene affidata, senza più vita e completamente distrutta, come un boccone già in parte digerito al prossimo cento per cento fanatico che si fa avanti.L’esempio della Madonna è completamente diverso da questo. Quando una madre porta dentro di sè un bimbo, sviluppa un istinto di difesa personale. Non è egoismo. E’ un’integrazione con la vita che porta dentro, un ripiegarsi su di sè come una piccola tenda che avvolge la fragilità del bambino, quasi un istinto divino di proteggere, e un giorno di dare alla luce la vita. Uno schiudersi su di lui come i petali di un fiore si schiudono sulla goccia di rugiada che brilla nei loro cuori. Questa è proprio l’attitudine che dobbiamo avere verso Cristo, la Vita dentro di noi, nell’Avvento della nostra contemplazione. Potremmo spazzare il pavimento per un amico che è stanco, o medicare la ferita di un paziente che giace all’ospedale, o preparare la tavola e fare il bucato per la famiglia; ma non dobbiamo farlo con uno spirito di martirio o, peggio ancora, con uno spirito di soddisfazione personale, convinti che stiamo avanzando sul cammino della perfezione, della generosità e della gentilezza. Dovremmo farlo con una sola intenzione, che le nostre mani possano diventare le mani di Cristo nella nostra vita,che il nostro servizio possa permettere a Cristo di servire attraverso di noi, che la nostra pazienza possa riportare la pazienza di Cristo nel mondo. Cristo, per suo volontà, volle dipendere completamente da Maria durante l’Avvento: era completamente indifeso; non poteva andare se non dove Sua madre decidesse di portarLo; non poteva parlare; il respiro di sua madre era anche il Suo respiro; il Suo cuore batteva nel cuore di lei. Oggi Cristo vuole dipendere dagli uomini. Nell’ostia si affida completamente alle mani dell’uomo. Un uomo deve portarLo dai moribondi, nelle prigioni, nei posti di lavoro, negli ospedali, deve trasportarLo in una piccola pisside verso tutti i campi di battaglia, deve darLo ai piccoli e poi lasciarLo a giacere nella sua casa dorata.

La febbricitante battaglia del mondo di oggi per una libertà sfrenata e a volte abusiva trova una risposta nella impotenza e nella dipendenza in cui Cristo si imprigiona—Cristo nel grembo di Maria, Cristo nell’ostia, Cristo nella tomba. La dipendenza di Cristo pone una grande fiducia su di noi. Durante questo delicato tempo di Avvento dobbiamo portarLo nei nostri cuori dovunque Lui voglia recarsi, e ci sono molti luoghi in cui non potrà mai andare se non siamo noi a portarveLo. Nessuno di noi sa quando il più bel momento della nostra vita ci potrà far sussultare. Potrebbe essere il momento in cui portiamo Cristo per la prima volta in quel grigio ufficio della città in cui lavoriamo, in quella semi-distrutta abitazione di quel pover uomo escluso dalla società, nell’asilo di quel bambino viziato, sui campi di battaglia, in terra, mare e cielo. Charles de Foucauld, un giovane soldato francese dei nostri giorni, è diventato un sacerdote e un eremita nel deserto, dove è stato ucciso da alcuni di quegli arabi che era venuto a servire. La sua vita da eremita missionario sembrava niente di più che una avventura spirituale da “Don Chisciotte”, un giostrare contro i mulini a vento sulla sabbia del deserto, ma sapeva e dichiarava che il tutto valeva la pena soltanto per una cosa: poichè lui era presente, anche l’Ostia Consacrata era presente. Poco o nulla importava che quell’eroico sacerdote non avesse potuto esprimere la meraviglia che conservava nel suo cuore, il Santissimo Sacramento era lì nel deserto, Cristo era lì, silenzioso, indifeso, dipendente da una creatura; ciò che il Suo servitore non potè esprimere a parole, Cristo stesso lo avrebbe espresso, al momento opportuno, nel silenzio. A volte ci può sembrare che le nostre vite non abbiano alcun scopo , che quell’andare per anni, giorno dopo giorno a quello stesso ufficio, a quella scuola o fabbrica non sia altro che una perdita di tempo e motivo di stanchezza. Ma potrebbe essere che Dio ci ha inviato lì perchè, se non fosse per noi, Cristo non vi sarebbe presente. Se la nostra presenza rende Cristo presente, per questo solo ne vale la pena. C’è un episodio delicato durante l’Avvento della Madonna, in cui questo è chiaramente dimostrato: la Visitazione. “E in quei giorni Maria, si alzò e si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda.” Quanto poetica è la frase iniziale con cui San Luca descrive l’episodio della Visitazione. Riusciamo a percepire il calore della generosità e l’improvvisa urgenza di offrire amore che spinge quella giovane a recarsi di tutta fretta verso la montagna. "Quei giorni" durante i quali si alzò spinta da un nuovo impulso, erano i giorni in cui Cristo si stava formando nel suo grembo, l’impulso era il Suo impulso. Molte donne in attesa di un bimbo si rifiuterebbero di viaggiare attraverso le montagne solo per una visita di cortesia. Direbbero che il loro primo dovere è di prendersi cura di se stesse e del bambino che portano in grembo e che questo ha una assoluta priorità su ogni altra cosa o ogni altra persona. La Madre di Dio escluse categoricamente questa considerazione. Anche Elisabetta era in attesa di un bimbo, e Maria, nonostante il suo proprio figlio fosse Dio, non poteva dimenticare le necessità di Elisabetta – un atteggiamento che potrebbe sembrare quasi incredibile per noi, ma che era caratteristico di lei.



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Salutò la cugina Elisabetta, e al suono della sua voce, Giovanni sussultò nel grembo di sua madre ed esultò di gioia. "Sono venuto," ha detto Cristo, "perchè potessero avere la vita, e averla abbondantemente." Persino prima ancora di nascere, la Sua presenza portò la vita. Con quanti sprazzi di gioia la storia di Cristo continua! Dapprima la concezione di un bimbo nel cuore di una bambina, e poi questo primo saluto, un infante che eulta di gioia nel grembo di sua madre al riconoscere il Cristo nascosto e che sobbalza alla vita. Come popteva Elisabetta aver saputo ciò che era accaduto alla Madonna? Che cosa le fece capire che questa piccola sua cugina, così vicina a lei era la Madre di Cristo? Lo venne a sapere dal bambino che portava in seno, da quel suo sussultare verso la vita che era una esaltazione di gioia. Se noi entriamo in questa contemplazione, come la Madonna ce la insegna e ce la indica, scopriremo che la nostra esperienza è simile alla sua. Se Cristo sta crescendo in noi, se rimaniamo nella tranquillità e nel silenzio, perchè sappiamo che anche se la nostra vita può sembrare insignificante, da questa vita Lui sta formando la Sua, se andiamo di tutta fretta e con grande zelo verso qualsiasi circostanza ci chiami, perchè crediamo che Lui desidera stare in quel luogo, scopriremo che siamo trascinati sempre di più ad agire sotto l’impulso del Suo amore. E la risposta che riceveremo dagli altri a quegli impulsi sarà un risvegliarsi alla vita, o il sobbalzare di gioia della vita già ridestata dentro di loro. A questo punto della nostra contemplazione non è necessario parlare agli altri del mistero d’amore che sta crescendo dentro di noi. Ciò che è necessario è solamente offrire noi stessi a quella vita, offrire tutto ciò che siamo, pregare in continuazione, non in un continuo sforzo di concentrazione delle nostre menti, ma nella crescente realizzazione che Cristo si sta formando nelle nostre vite da quello che siamo. Per questo dobbiamo aver fiducia in Lui, perchè non è ora il momento di poter vedere il suo volto, dobbiamo possederlo nel segreto e nell’oscurità, come la terra prende possesso del seme. Non dobbiamo cercare di forzare la crescita di Cristo in noi, ma con una profonda gratitudine per la luce che brilla nel segreto della nostra oscurità, dobbiamo avvolgere il nostro intenso amore su di Lui come la terra avvolge, sostiene e alimenta il seme.

Dobbiamo essere pronti ad obbedire ai rapidi impulsi del Suo Amore, portandoLo ovunque Lui desideri recarsi; e coloro che riconosceranno la sua presenza esalteranno, come Elisabetta, ad una nuova vita. Riconosceranno la Sua presenza, non da una speciale bellezza o potere che saremo capaci di mostrare, ma nel modo in cui un bocciolo percepisce la presenza della luce, aprendosi e mostrando la sua stessa bellezza. Sembra che questo sia il modo in cui Cristo preferisce essere riconosciuto, non nel suo sembiante umano ma nel sobbalzo del cuore che riceve la Sua stessa vita, la risposta al Suo arrivo. Quando Giovanni lo riconobbe, Lui stava nascosto nel grembo di Sua madre. Dopo la Resurrezione, Lui fu riconosciuto non dal suo sembiante usuale, ma dall’amore nel cuore della Maddalena, dal fuoco nei cuori dei discepoli di Emmaus, e dalla ferita nel Suo stesso cuore toccata da Tommaso.

A questo punto molte persone potrebbero porgere una domanda. Questa esperienza dell’Avvento può accadere una sola volta nella vita o può essere ripetuta diverse volte? La risposta è che questo dipende dal modo in cui lo Spirito Santo agisce in ogni singola anima, ma che generalmente accade più volte.

L’intero ciclo della contemplazione della Madonna è uno splendido cerchio di luce ritmica; alcune persone lo possono completare ogni anno, rivivendo le stagioni liturgiche della Chiesa, rinnovando il loro Avvento insieme all’Avvento della Chiesa. Ad altre persone può accadere in modo diverso. Molto spesso, una conversione alla Fede, o ad una maggior viva realizzazione della Fede, è l’occasione per il primo Avvento dell’anima. Che cosa è la conversione, se non l’eco del Fiat della Madonna e Cristo ancora una volta concepito in un altro cuore? Al fianco di questi passivi o parzialmente passivi Avventi, ci sono Avventi in momenti particolari della nostra vita, momenti di immensa importanza che costruiscono la nostra esostenza.

Prima di tutto – il lavoro.
La grande tragedia causata dai moderni metodi industriali è che la creatività dell’Avvento non ha più trovato posto. La produzione non è più il frutto di qualcosa che l’uomo ha concepito nel suo cuore. E’ il risultato di molti uomini che lavorano solo a una parte della produzione e in cui, paradossalmente, non hanno parte. Persino quando un uomo da solo realizza l’intero lavoro, quasi sempre deve competere con una macchina e lavorare contro il tempo – che è come dire, contro natura. Nessun essere umano dovrebbe creare qualcosa se non nello spirito in cui una donna crea una nuova vita, nello spirito in cui Cristo venne formato nel grembo di Maria, nell’amore con cui Dio ha creato il mondo. Il genuno risultato della bontà e qualità del lavoro delle mani o della mente dell’uomo è sacro.


Deve averlo nel suo cuore prima di realizzarlo. La sua immaginazione deve essere capace di vederlo e di vedere il suo fine, prima ancora che esista materialmente. L’intera sua vita deve essere una scuola su come ottenere e mantenere la destrezza per costruirlo. Egli, dopo averlo concepito, deve permettergli di crescere in lui, fino al momento in cui sgorga da lui e intesse la sua vita e diventa la prova visibile che ha pronunciato il suo Fiat: “Sia fatto di me secondo la tua volontà!” Sì, secondo la volontà di Dio, come espressione dell’amore di Dio.

Così che sia possible pronunciare con un esaltante senso di meraviglia e senza alcuna irreverenza, nel vedere il risultato finale del lavoro: “La Parola si è fatta carne!”Ogni opera che realizziamo dovrebbe essere parte di quel Cristo che si forma in noi che dà significato alla nostra vita, per ottenere ciò dobbiamo contribuire con la nostra pazienza, il dono di noi stessi, i momenti di intimità, la graduale crescita dell’Avvento. Il lavoro di Avvento è valido per ogni tipo di lavoro, non soltanto per il lavoro che produce qualcosa di duraturo nel tempo, ma allo stesso modo, anche per lo scolpire una figura nel legno o nella pietra o per impastare una pagnotta di pane. E’ valido, allo stesso modo, per comporre una poesia o per scopare un pavimento. Lo scopo in tutto ciò è sempre generare la vita di Cristo. Questo oltrepassa il tempo. E’ eterno. Non è soltanto nel lavoro, nella realizzazione di Fede e nella preghiera consapevole che abbiamo bisogno della stagione dell’Avvento: abbiamo bisogno dell’Avvento nella sofferenza, nella gioia e nel pensiero. Ne abbiamo bisogno in qualsiasi cosa che debba generare frutti nella nostra vita. A volte le persone si scoraggiano perchè hanno letto che la sofferenza nobilita e hanno incontrato persone che sembra siano uscite da una dura prova come argento purificato, resi ancora più belli dalla sofferenza, ma sembra loro che nella loro esperienza personale è tutto l’opposto. Sono consapevoli che, nonostante i loro notevoli sforzi, continuano ad essere irritabili: che indiscrivibili fitte di amarezza li affliggono, che , invece di essere più vicini, più comprensivi, scoprono indifferenza e freddezza nei loro sentimenti: non riescono assolutamente a rispondere agli altri, sembra che non riescano più ad amare alcuna persona; e che persino evitino di farlo e temono la sola presenza di coloro che con estrema compassione si prendono cura di loro. Dicono che nel loro caso la sofferenza è certamente una sconfitta. La verità è che sono troppo impazienti per aspettare che la stagione dell’Avvento nella sofferenza giunga al suo termine; un seme contiene tutta la vita e la bellezza del fiore, ma lo contiene in un minuscolo puntino duro e nero che neppure un sole glorioso può far crescere, se prima non è sepolto nella terra. E’ necessario un momento di gestazione prima che qualsiasi cosa possa fiorire. Se coloro che stanno soffrendo fossero pazienti nell’accettare le loro umiliazioni e se realizzassero che l’Avvento non è solo un tempo di crescita, ma anche di oscurità, di nascondimento e di attesa, sarebbero pieni di fiducia, e giustamente, perchè Cristo sta crescendo nelle loro sofferenze e, al momento opportuno, tutte le tensioni e le ansietà lasceranno il posto allo splendore della pace. La stessa cosa accade con la gioia; a volte accusiamo i giovani perchè si afferrano alla gioia senza rendersi conto delle sue benedizioni e senza crescere in generosità, gentilezza e amore come dovrebbero Anche la gioia ha bisogno di un tempo di gestazione. Ciascuna persona dovrebbe aprire il suo cuore completamente alla gioia, dovrebbe accoglierla e lasciarla entrare in profondità e dovrebbe attendere con pazienza che fiorisca. Certamente, la prima esperienza estatica passerà, ma poichè nella gioia vera Cristo cresce in noi, presto verrà il momento in cui la gioia produrrà le prime gemme e la ricchezza e la dolcezza della persona ricca di questa gioia sarà Cristo in fiore. Non dobbiamo mai dimenticare che è lo Spirito Santo che semina questo seme di Cristo in noi, e lo Spirito di Saggezza, di Luce, di Verità ci viene dato in infinite opportunità. Per esempio, attraverso I libri, attraverso l’espressione della parola, attraverso la musica e l’espressione artistica, quasi attraverso qualsiasi esperienza possible, ma sovente nella stagione dell’Avvento rifiutiamo di accettare lo Spirito Santo. Viviamo in una età di impazienza, un’età che in ogni cosa, dall’imparare l’alfabeto all’industria, cerca di eliminare e fare a meno di questa stagione naturale di crescita. Questo è il motivo per cui così tante cose, nella nostra vita, non possono venire alla luce.

Dobbiamo permettere che tutto cresca in noi come Cristo crebbe nel grembo di Maria.E dobbiamo anche realizzare che in tutte le cose che tranquillamente crescono in noi, Cristo cresce. Dovremmo permettere ai pensieri, alle parole e alle canzoni di crescere lentamente e di svelarsi nell’oscurità in noi. Ci sono cose che rifiutano di essere violate dalla velocità, che richiedono almeno il loro tempo necessario di crescita; per esempio non si può accorciare il tempo in cui una torta di mele deve rimanere nel forno. Se lo fai, non avrai mai una torta di mele. Se permetti a un tuo pensiero, a una tua parola, a un ritornello musicale, presenti nella tua mente, di crescere e di essere nutriti e curati per il tempo che è necessario, otterrai quella saggezza o quella pace o quella forza che era nascosta in quel seme. In questa contemplazione occorre la virtù di saper praticare la pazienza nelle piccole cose, finchè riacquistiamo nuovamente l’attitudine dell’Avvento. A volte questa stagione dell’Avvento dell’anima è un ritmo che ricorre attraverso la vita, volutamente scelto o semplicemente offertoci. A volte è l’immediato risultato di una conversione o di una nuova consapevolezza di Dio o di un aumento di Carità. A volte è un’esperienza dolorosa. Può capitare che un’anima che traboccava d’amore all’improvviso diventi indifferente, immobile, cieca, vedendo solo tenebre, incapace di dare cose che desidera ardentemente dare a un mondo di piccoli che chiedono pane. Questo significa chiaramente che lo Spirito Santo d’Amore, da cui Cristo è stato concepito in quel cuore, lo obbliga a sopportare la sofferenza della crescita. La luce splende nell’oscurità, ma l’oscurità non la comprende. Ad un anima in queste condizioni, la pace tornerà appena si rivolgerà a Maria e la imiterà. In lei la Parola di Dio ha scelto di rimanere nel silenzio per tutto il tempo richiesto da Dio. E anche lei rimase in silenzio, in lei la luce del mondo brillò nelle tenebre. Oggigiorno, in tante anime, Cristo chiede di crescere nel segreto, così da essere la luce che brilla nell’oscurità. Nelle stagioni del nostro Avvento lo svegliarsi, il lavorare, mangiare, dormire, respirare sono il respiro di Cristo nel mondo.

 

© Caryll Houselander THE REED OF GOD

 

 

 

 

L’AVVENTO DEVE ESSERE STATO IL PERIODO PIÙ FELICE NELLA VITA DELLA MADONNA
Tutto il mondo intorno a lei doveva essere stato invaso da una bellezza più squisita del solito, e la raccoglieva tutta per formare suo figlio.

Et Homo Factus Est - E l’uomo si fece carne

Da un punto di vista umano, il tempo di Avvento deve essere stato il periodo più felice nella vita della Madonna.Tutto il mondo intorno a lei doveva essere stato invaso da una bellezza più squisita del solito, e la raccoglieva tutta per formare suo figlio. Ma, a volte, una fitta dolorosa deve averla attraversata, per esempio, quando il grano cominciò a crescere e lo vide spuntare, tagliando la terra come piccole spade. Forse la prima spada a trafiggere il suo cuore fu un germoglio di grano verde. Non era forse il suo prezioso fardello un chicco di grano seminato nel campo? Non era Lui ,pane? Il pane del mondo destinato ad essere spezzato? Ogni cosa deve avere parlato a lei di Lui, come se la bellezza del mondo fosse ancora un’altra profezia. Ai bambini sembra perfettamente normale che i pensieri di Dio possano diventare neve, acqua e stelle; la stessa creazione è semplicemente la Sua meditazione su Cristo. Il seme nella terra è il bambino non ancora nato. La neve sul campo è la purezza della Vergine Maria. La gemma sul nero ramo spinoso, che fiorisce sulla terra, la Sua nascita. La caduta dei petali della rosa rossa anticipa la Sua passione, il grano è legato in fasci perchè Lui sarà legato, è battuto, perchè Lui sarà flagellato. Il frutto è rosso sul ramo perchè Lui sarà crocifisso, perchè risusciterà dalla morte, la primavera ritorna ancora per noi. Se tale è la bellezza del mondo per qualsiasi bambino, cosa deve essere stata per la Madre di Dio, quando il suo intero essere avvolgeva nel suo grembo Cristo non ancora nato?

Era completamente suo, per tutto dipendente da lei: Maria era il Suo alimento, il calore e il riposo ,il Suo rifugio dal mondo, il Suo riparo dal sole. Era il santuario del Sacramento, le quattro pareti e il tetto della Sua casa. Eppure deve aver così ardentemente desiderato di tenerlo nelle sue braccia e di guardarlo nel suo volto umano e di vedere in questo, nel volto di Dio, una somiglianza con se stessa! Pensa a questo! Ma forse non puoi, a meno che tu non sia un giovane sacerdote recentemente ordinato, che attende il momento in cui sorreggerai nelle tue mani la prima Ostia che hai consacrato nella tua prima Messa. Deve essere stato questo un momento di gioia e deve aver atteso con ansietà la Sua nascita, ma, allo stesso tempo, sapeva che ogni passo intrapreso portava il suo piccolo sempre più prossimo alla tomba. Ogni lavoro delle sue mani preparava a poco a poco le mani di Cristo per essere inchiodate; ogni suo respiro si aggiungeva all’ultimo respiro di Cristo. Nel darGli la vita, Gli dava anche la morte. Tutti i bambini che vengono al mondo devono inevitabilmente morire, la morte appartiene alla natura umana ; il regalo della madre per il bambino è la vita. Ma Cristo è vita, la morte non Gli appartiene. Infatti, se Maria non Gli avesse dato la morte, non avrebbe potuto morire.

Se non Gli avesse dato la capacità di soffrire, non avrebbe potuto soffrire. Avrebbe potuto sentire il freddo, la fame e la sete, solo se Gli avesse dato la sua vulnerabilità al freddo, alla fame e alla sete.

Non avrebbe potuto conoscere la differenza tra amicizia e tradimento o l’amarezza di essere tradito se non Gli avesse dato una mente umana e un cuore umano. Questo è quanto significò per Maria dare a Dio una natura umana. Era invulnerabile; e le chiese un corpo per poter essere ferito. Era la gioia personificata: le chiese di darGli lacrime.

Era Dio; le chiese di farLo uomo.

Le chiese mani e piedi per essere inchiodati.

Le chiese un corpo per essere flagellato.

Le chiese sangue per essere sparso Le chiese un cuore per essere spezzato.

La stalla di Betlemme era il suo primo Calvario. La mangiatoia di legno la sua prima Croce. Le sue fascie erano le prime bende per la sepoltura. La passione era già iniziata. Cristo era un uomo. Questa anche era la prima separazione. Questo era suo figlio, ma ora esisteva al di fuori di lei: aveva un cuore separato dal suo: guardava al mondo attraverso i ciechi occhi azzurri di un infante, ma erano I Suoi propri occhi.

La descrizione della Sua nascita nel Vangelo non dice che lo prese nelle sue braccia, ma che”lo avvolse in fascie e lo depose nella mangiatoia”. Come se il suo primo atto fosse quello di stenderlo sulla Croce.


Sapeva che questo suo piccolo figlio era il figlio di Dio e che Dio non glieLo aveva dato solo per se stessa, ma per il mondo intero.
Questa è una delle cose più importanti che dobbiamo imparare dalla nostra contemplazione della Madonna. Poche madri sono consapevoli che i loro figli fanno parte di un tutto e quel tutto è la famiglia di Dio che richiede da ogni bambino appena nato l’amore e il servizio di una sorella o di un fratello.
Molte madri cercano di proteggere i loro figli da una vita comune, vogliono dare loro una educazione privilegiata, cercando di evitare il rischio della malattia, della sofferenza o della povertà, ma in questo modo evitano anche di sperimentare la vitalità e le diverse esperienze della vita.
Non amano vederli crescere o vederli sperimentare qualcosa che li renda indipendenti. Talvolta una madre possessiva persino accetta di malgrado che il suo bambino sogni del Regno.
Mi ricordo di un ragazzino che fu punito per sognare ad occhi aperti. La sua visione del Regno era una verde e impenetrabile foresta popolata da maghi e nani e bambini magici in cui le persone adulte non avevano accesso. In questa foresta lui era il re. Ma quando lo vidi, il suo pallido volto era rigato dalle lacrime, e sua madre spiegò che lo aveva punito perchè quando aveva richiamato la sua attenzione, lui era”sperduto inelle nuvole”.


Molte donne sperimentano la stessa paura e lo stesso risentimento verso il Regno di Dio, specialmente quando il ragazzo che si avventura nel Regno dovrà prendere le armi, affrontare pericoli e resistenze, fare sacrifici, e se mai sarà incoronato, sarà con una corona di spine. Due cose affliggono la madre che risente di questo. Una è che suo figlio debba soffrire e persino, sembra, soffrire per colpa sua. L’altra è che debba sfuggirle; in quel regno lui è solo e indipendente; come il ragazzino che sognava, anche lui è,(o sembra essere) “sperduto nelle nuvole”.

La Madonna sapeva che il suo piccolo avrebbe abitato in un Regno segreto, che lì avrebbe sofferto e sarebbe morto coronato di spine. Non volle ritrattare il dono totale di se stessa e nemmeno ridurre di poco le sofferenze di suo figlio. Sapeva, meglio di qualsiasi altra persona, che la più profonda sofferenza è quella di non poter mitigare la sofferenza di qualcuno che amiamo. Ma era pronta a soffrire anche questo, perchè questo era ciò che Lui le aveva chiesto. Non c’era alcuna traccia di indifferenza o di distacco nel comportamento della Madonna.

Non era indifferente alle sofferenze di Cristo, ma c’era qualcosa di cui era pienamente cosciente e ciò la rese più che mai pronta ad affrontare questo.



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Era questo: quel bambinello tremante nella mangiatoia era la sua stessa carne e il suo stesso sangue; il suo lavoro d’Avvento era ultimato; aveva formato Cristo dalla sua stessa vita, nel suo grembo, ed ora che lo aveva dato alla luce, viveva in Lui.


Letteralmente, la sua vita era in Cristo. Pertanto non ci potrà mai essere qualcosa che Lui ha sofferto senza che anche lei ne abbia sofferto. Lui dovrà soffrire, e lei insieme a Lui. Ogni persona ha il diritto di soffrire in solitudine. Cristo, che con estremo piacere accettò il conforto, la simpatia e l’amicizia durante tutta la sua vita, sulla Croce gridò “Ho sete”.


Si riferiva a tutte le seti. Il Suo corpo era inaridito da quella terribile sete causata dalla perdita di sangue e la Sua anima era assetata di anime. Il Suo cuore era assetato e sanguinava per la compassione della Sua gente.

Ma quando un soldato, mosso a compassione, gli offrì dell’aceto per placare la Sua sete, Lui appena lo toccò e subito dopo lo rifiutò.


Anche Maria rifiutò l’aceto. Mai tentò di ridurre le Sue sofferenze, in questo era più che mai unita a Lui; era unita a Lui persino nel Suo senso di abbandono.
Questa è un’altra cosa che dobbiamo scoprire nella contemplazione della Madonna. Gli chiediamo di venire e di dimorare in noi; chiediamo allo Spirito Santo di formarLo dalle nostre vite: crediamo che veramente Lui lo fa.

Se Cristo è formato dalle nostre vite, significa che Lui soffrirà in noi. O, meglio, noi soffriremo in Lui. “E fu fatto uomo”. La Madonna capì subito che cosa significasse, nel caso suo: in un modo supernaturale, Lui diventò lei stessa.

Se Lui si fa uomo in te, Lui diventa te; se in me, diventa me. E’ molto difficile accetare questa asserzione. Molto più facilmente riusciremmo ad immaginare un tipo di Cristo mistico che sta al nostro fianco o di fronte a noi, che soffre con una pazienza infinita e con gioia, obbediente, umile, perseverante, e che realizza la volontà del Padre. E’ veramente difficile rendersi conto che se Lui è formato nelle nostre vite, noi non siamo al suo fianco, ma in Lui; e ciò che ci chiede è di riconoscere che è proprio in quello che facciamo che Lui vuole attuare e soffrire. Per esempio, se tu sei arruolato, è Cristo che dice arrivederci e lascia la Sua casa; Cristo che cammina nelle interminabili marcie. Le ferite dei piedi del nuovo arruolato sanguinano sui piedi di Cristo.
E un altro esempio: se tu lavori in un ufficio e la persona da cui dipendi, forse anche perchè intellettualmente limitata, ti mette alla prova e tu pensi di avere il diritto di irritarti, ebbene, non sei tu che devi essere obbediente e umile e magnanimo, è Cristo, Cristo che ha detto a Ponzio Pilato, un debole servo civile: “Tu non avresti potere su di Me se non ti fosse stato dato dall’alto.” E’ veramente necessario praticare tutto questo per poterlo capire. Dobbiamo ripeterci migliaia di volte al giorno: “Cristo vuole fare questo”, “Cristo vuole soffrire questo”.
E finalmente capiremo che quando non accettiamo le nostre circostanze o cerchiamo di evitare ciò che dovremmo affrontare, siamo come Pietro quando tentò di dissuadere il Signore dalla Sua Passione. C’è una terribile risposta alla domanda che viene ripetuta fino al punto da stancare: “Perchè proprio io?” E’ un’altra domanda: “Non doveva Cristo soffrire tutto questo per poter entrare nella Sua gloria?”

© Caryll Houselander THE REED OF GOD

ADVENT CALENDAR

Durante questo Avvento, insieme a Maria, “formiamo” Gesù in nois
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