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♦Meditazioni e Riflessioni su:

Novembre mese dedicato alle Anime Sante

Le Anime Sante del Purgatorio

"Il mese di novembre inizia con due bellissimi giorni:

la festa di Tutti i Santi e la festa delle Anime Sante del Purgatorio.

La Santa Madre Chiesa ricorda tutti i suoi figli, ai quali ha dato la possibilità di partecipare alla vita di Gesù attraverso il Battesimo...Tutti sappiamo che durante questo intero mese offriamo loro un amore e un’attenzione particolari,

pregando a loro e per loro.”

Santa Teresa di Calcutta

Una Catechesi sul Purgatorio

 

Brano tratto dall’Udienza Generale di Giovanni Paolo II, 4 agosto 1999

 

Oggi consideriamo “il processo di purificazione per coloro che muoiono nell’amore di Dio, ma in modo imperfetto. La Sacra Scrittura ci insegna che dobbiamo essere purificati se vogliamo entrare in perfetta e completa unione con Dio. Gesù Cristo, che è presentato come l’intercessore per i nostri peccati e che ha preso su di sè il castigo che era a noi dovuto, ci apre la porta dell’amore e della misericordia di Dio. Ma prima di entrare nel regno di Dio, ogni traccia di peccato in noi deve essere eliminata, ogni imperfezione nella nostra anima deve essere corretta. Questo è esattamente ciò che accade nel Purgatorio. Coloro che vivono in questo stato di purificazione, dopo la morte non sono separati da  Dio ma sono immersi nell’amore di Cristo. E nemmeno sono separarti dai santi del cielo – che già stanno godendo la pienezza della vita eterna – e nemmeno da noi qui sulla terra – che continuiamo il nostro pellegrinaggio verso la casa del Padre. Tutti noi rimaniamo uniti nel corpo Mistico di Cristo, e pertanto possiamo innalzare le nostre preghiere e le nostre buone opere per i nostri fratelli e sorelle in Purgatorio.

 

1. Come abbiamo visto nelle due precedenti catechesi, in base all'opzione definitiva per Dio o contro Dio, l'uomo si trova dinanzi a una delle alternative: o vive con il Signore nella beatitudine eterna, oppure resta lontano dalla sua presenza.

 

Per quanti si trovano in condizione di apertura a Dio, ma in un modo imperfetto, il cammino verso la piena beatitudine richiede una purificazione, che la fede della Chiesa illustra attraverso la dottrina del "Purgatorio" (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 1030-1032).

 

2. Nella Sacra Scrittura si possono cogliere alcuni elementi che aiutano a comprendere il senso di questa dottrina, pur non enunciata in modo formale. Essi esprimono il convincimento che non si possa accedere a Dio senza passare attraverso una qualche purificazione.

 

Secondo la legislazione religiosa dell'Antico Testamento, ciò che è destinato a Dio deve essere perfetto. In conseguenza, l'integrità anche fisica è particolarmente richiesta per le realtà che vengono a contatto con Dio sul piano sacrificale, come per esempio gli animali da immolare (cfr Lv 22, 22) o su quello istituzionale, come nel caso dei sacerdoti, ministri del culto (cfr Lv 21, 17-23). A questa integrità fisica deve corrispondere una dedizione totale, dei singoli e della collettività (cfr 1 Re 8 , 61), al Dio dell'alleanza nella linea dei grandi insegnamenti del Deuteronomio (cfr 6, 5). Si tratta di amare Dio con tutto il proprio essere, con purezza di cuore e con testimonianza di opere (cfr Ivi, 10, 12s).

 

L'esigenza d'integrità s'impone evidentemente dopo la morte, per l'ingresso nella comunione perfetta e definitiva con Dio. Chi non ha questa integrità deve passare per la purificazione. Un testo di san Paolo lo suggerisce. L'Apostolo parla del valore dell'opera di ciascuno, che sarà rivelata nel giorno del giudizio, e dice: "Se l'opera che uno ha costruito sul fondamento [che è Cristo] resisterà, costui ne riceverà una ricompensa; ma se l'opera finirà bruciata, sarà punito: tuttavia egli si salverà, però come attraverso il fuoco" (1 Cor 3, 14-15).

 

3. Per raggiungere uno stato di perfetta integrità è necessaria talvolta l'intercessione o la mediazione di una persona. Ad esempio, Mosè ottiene il perdono del popolo con una preghiera, nella quale evoca l'opera salvifica compiuta da Dio in passato e invoca la sua fedeltà al giuramento fatto ai padri (cfr Es 32, 30 e vv. 11-13). La figura del Servo del Signore, delineata dal Libro di Isaia, si caratterizza anche per la funzione di intercedere e di espiare a favore di molti; al termine delle sue sofferenze egli "vedrà la luce" e "giustificherà molti", addossandosi le loro iniquità (cfr Is 52, 13-53,12, spec. 53, 11).

 

Il Salmo 51 può essere considerato, secondo la visuale dell'Antico Testamento, una sintesi del processo di reintegrazione: il peccatore confessa e riconosce la propria colpa (v. 6), chiede insistentemente di venire purificato o "lavato" (vv. 4.9.12.16) per poter proclamare la lode divina (v. 17).

 

4. Nel Nuovo Testamento Cristo è presentato come l'intercessore, che assume in sé le funzioni del sommo sacerdote nel giorno dell'espiazione (cfr Eb 5, 7; 7, 25). Ma in lui il sacerdozio presenta una configurazione nuova e definitiva. Egli entra una sola volta nel santuario celeste allo scopo d'intercedere al cospetto di Dio in nostro favore (cfr Eb 9, 23-26, spec. 24). Egli è Sacerdote e insieme "vittima di espiazione" per i peccati di tutto il mondo (cfr 1 Gv 2, 2).

 

Gesù, come il grande intercessore che espia per noi, si rivelerà pienamente alla fine della nostra vita, quando si esprimerà con l'offerta di misericordia ma anche con l'inevitabile giudizio per chi rifiuta l'amore e il perdono del Padre.

 

L'offerta della misericordia non esclude il dovere di presentarci puri ed integri al cospetto di Dio, ricchi di quella carità, che Paolo chiama "vincolo di perfezione" (Col 3, 14).

 

5. Durante la nostra vita terrena seguendo l'esortazione evangelica ad essere perfetti come il Padre celeste (cfr Mt 5,48), siamo chiamati a crescere nell'amore per trovarci saldi e irreprensibili davanti a Dio Padre, "al momento della venuta del Signore nostro Gesù con tutti i suoi santi" (1 Ts 3, 12s.). D'altra parte, siamo invitati a "purificarci da ogni macchia della carne e dello spirito" (2 Cor 7, 1; cfr 1 Gv 3, 3), perché l'incontro con Dio richiede una purezza assoluta.

 

Ogni traccia di attaccamento al male deve essere eliminata; ogni deformità dell'anima corretta. La purificazione deve essere completa, e questo è appunto ciò che è inteso dalla dottrina della Chiesa sul purgatorio. Questo termine non indica un luogo, ma una condizione di vita. Coloro che dopo la morte vivono in uno stato di purificazione sono già nell'amore di Cristo, il quale li solleva dai residui dell'imperfezione (cfr Conc. Ecum. di Firenze, Decretum pro Graecis: DS 1304; Conc. Ecum. di Trento, Decretum de iustificatione: DS 1580; Decretum de purgatorio: DS 1820).

 

Occorre precisare che lo stato di purificazione non è un prolungamento della situazione terrena, quasi fosse data dopo la morte un'ulteriore possibilità di cambiare il proprio destino. L'insegnamento della Chiesa in proposito è inequivocabile ed è stato ribadito dal Concilio Vaticano II, che così insegna: "Siccome poi non conosciamo né il giorno né l'ora, bisogna, come ci avvisa il Signore, che vegliamo assiduamente, affinché, finito l'unico corso della nostra vita terrena (cfr Eb 9, 27), meritiamo con Lui di entrare al banchetto nuziale ed essere annoverati fra i beati, né ci si comandi, come a servi cattivi e pigri, di andare al fuoco eterno, nelle tenebre esteriori, dove 'ci sarà il pianto e lo stridore dei denti' (Mt 22, 13 e 25, 30)" (Lumen gentium, 48).

 

6. Un ultimo aspetto importante che la tradizione della Chiesa ha sempre evidenziato, va oggi riproposto: è quello della dimensione comunitaria. Infatti coloro che si trovano nella condizione di purificazione sono legati sia ai beati che già godono pienamente la vita eterna sia a noi che camminiamo in questo mondo verso la casa del Padre (cfr CCC, 1032).

 

Come nella vita terrena i credenti sono uniti tra loro nell'unico Corpo mistico, così dopo la morte coloro che vivono nello stato di purificazione sperimentano la stessa solidarietà ecclesiale che opera nella preghiera, nei suffragi e nella carità degli altri fratelli nella fede. La purificazione è vissuta nel vincolo essenziale che si crea tra coloro che vivono la vita del secolo presente e quelli che già godono la beatitudine eterna.

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 © Copyright 2005 - Libreria Editrice Vaticana

 

 

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Testo © Mother Teresa Center of the Missionaries of Charity

 

 

 

Oggi consideriamo “il processo di purificazione per coloro che muoiono nell’amore di Dio, ma in modo imperfetto. La Sacra Scrittura ci insegna che dobbiamo essere purificati se vogliamo entrare in perfetta e completa unione con Dio. Gesù Cristo, che è presentato come l’intercessore per i nostri peccati e che ha preso su di sè il castigo che era a noi dovuto, ci apre la porta dell’amore e della misericordia di Dio. Ma prima di entrare nel regno di Dio, ogni traccia di peccato in noi deve essere eliminata, ogni imperfezione nella nostra anima deve essere corretta. Questo è esattamente ciò che accade nel Purgatorio. Coloro che vivono in questo stato di purificazione, dopo la morte non sono separati da  Dio ma sono immersi nell’amore di Cristo. E nemmeno sono separarti dai santi del cielo – che già stanno godendo la pienezza della vita eterna – e nemmeno da noi qui sulla terra – che continuiamo il nostro pellegrinaggio verso la casa del Padre. Tutti noi rimaniamo uniti nel corpo Mistico di Cristo, e pertanto possiamo innalzare le nostre preghiere e le nostre buone opere per i nostri fratelli e sorelle in Purgatorio.