Introduzione

Ciascun santo è un modello di ricerca della perfezione cristiana con un determinato profilo spirituale e apostolico. Suor Faustina è un modello particolare, perché‚ plasmato dallo stesso Cristo (Q. I,76, Q. I, p. 154). Con la sua persona Gesù ha donato al mondo contemporaneo un modello di cristiana perfezione, profondamente radicato nel Vangelo, leggibile e accessibile a tutti, indipendentemente dal tipo di vocazione, posizione sociale o qualsiasi altro condizionamento. Questo modello può essere racchiuso in una breve formula: confida in Dio e ama il tuo prossimo.

La spiritualità di suor Faustina, fortemente radicata nel carisma della Congregazione della Santa Vergine Maria della Misericordia, ma perfezionata da Gesù sulle vette del misticismo è divenuta chiara e attraente soprattutto per coloro i quali si sentono attratti dal mistero della misericordia di Dio. In modo particolare infatti suor Faustina è un modello per i devoti e gli apostoli della Divina Misericordia, poiché‚ la sua spiritualità è strettamente legata a questa devozione, la cui essenza e condizione sono l'infinita fiducia nella bontà di Dio e l'atteggiamento di attiva carità verso il prossimo.

"Figlia mia - diceva Gesù a suor Faustina - se per tuo mezzo esigo dagli uomini il culto della Mia misericordia, tu devi essere la prima a distinguerti per la fiducia nella Mia misericordia. Esigo da te atti di misericordia, che debbono derivare dall'amore verso di Me. Devi mostrare misericordia sempre e ovunque verso il prossimo: non puoi esimerti da questo, n‚ rifiutarti n‚ giustificarti". (Q. II, p. 277).

In questo testo si parlerà dunque delle due fondamentali caratteristiche della spiritualità e dell'apostolato di suor Faustina: l'infinita fiducia nella misericordia di Dio e l'attiva carità verso il prossimo, come esempio di cammino verso la perfezione cristiana.

 

Suor Faustina, esempio di fiducia nell'infinita misericordia Dio

La fiducia è l'essenza della devozione alla Divina Misericordia, lo è fino al punto che - come scrive don I. Rozycki - "senza fiducia non c'è la devozione che voleva Gesù" (R., p. 15). Fu necessario quindi che l'apostola della Divina Misericordia si distinguesse soprattutto per questo atteggiamento verso Dio.

a) Che significato ha la fiducia negli scritti di suor Faustina?

Nel Diario di suor Faustina questa parola compare molto spesso e in contesti diversi. Possiamo dire che questa opera è un unico grande inno alla fiducia e totale affidarsi alla divina misericordia.

Gesù ha parlato più volte su questo tema, insegnando a suor Faustina - e attraverso di lei a noi - cosa è la fiducia e che ruolo gioca nel rapporto tra Dio e l'uomo. "Le grazie della Mia misericordia - diceva - si attingono con un solo recipiente e questo è la fiducia. Più un'anima ha fiducia, più ottiene" (Q. V, p. 519). "L'anima che confida nella Mia misericordia è la più felice, poiché‚ Io stesso ho cura di lei". (Q. IV, p. 427); "le ricambio la Mia fiducia e le do tutto quello che chiede" (Q. I, p. 186). Cristo desidera fiducia da tutti gli uomini, invita a questo atteggiamento i peccatori (Q. III, p. 390) e le anime che tendono alla perfezione e che dovrebbero distinguersi per una fiducia infinita (Q. V, p. 519). Per suor Faustina, in quanto apostola

della Divina Misericordia, era un compito speciale. "L'impegno tuo è una totale fiducia nella Mia bontà, il Mio impegno è quello di darti tutto ciò di cui hai bisogno. Divento Io stesso dipendente dalla tua fiducia" (Q. II, p. 218).

Cosa è dunque questa fiducia?

In base all'analisi teologica degli scritti di suor Faustina don I. Rozycki ha spiegato che non si tratta soltanto della virtù della speranza, ma di un atteggiamento di fiducia, formato da un insieme di virtù, condizionanti un infinito affidamento a Dio. Sono la fede, la speranza, l'umiltà e il pentimento (R., p. 16).

La fede è la virtù fondamentale: "Perché‚ Io possa agire in un'anima - ricorda Gesù l'anima deve aver fede". (Q. V, p. 469). La fede infatti dà la conoscenza della realtà soprannaturale e con questa la conoscenza del mistero della Divina Misericordia. Accende nel cuore umano il desiderio di possedere i beni eterni e risveglia la speranza, che con l'aiuto della grazia di Dio essi possano essere raggiunti. Più profonda è la conoscenza di Dio, più viva è la speranza e più piena è la fiducia nella Sua misericordia. La fiducia riposta nella bontà di Dio è tanto più forte quanto più è umile. La fiducia e l'umiltà in realtà sono inseparabili, perché‚ non può fidarsi di Dio un uomo superbo, che conta su di s‚ e costruisce la propria vita sui calcoli umani. Un uomo umile invece sa che tutto ciò che è buono in lui e intorno a lui, deriva da Dio, e riconoscendo i propri limiti, la debolezza, la dipendenza della creatura dal Creatore, del figlio dal Padre celeste, confida nella Sua sapienza, nella Sua potenza e nel Suo misericordioso amore.

L'umiltà è legata alla contrizione, al riconoscimento cioè della propria miseria e del pentimento per il male commesso. "Per un'anima pentita sono la misericordia stessa" - diceva Gesù, invitando i peccatori alla fiducia (Q. VI, p. 570). Senza il pentimento la fiducia sarebbe una cosa audace e sarebbe come sperare nell'indulgenza e non nella misericordia (3).

La fiducia così concepita - secondo don I. Rozycki - è la virtù più difficile. "Infatti diceva - potete meravigliarvi, ma è veramente così, che non la fede, e neanche l'amore per Dio e il prossimo, ma proprio la fiducia cristiana è di tutte le virtù la più difficile" (4).

Tale atteggiamento di fiducia da una parte è la più adeguata risposta dell'uomo all'amore di Dio, dall'altra un'apertura della sua anima all'azione di Dio. E' semplicemente un'invocazione alla misericordia di Dio. "Questa fiducia è condizione per avere (la misericordia) ed è conseguenza della misericordia già ricevuta" (5), perciò è un atteggiamento caratteristico per tutti i devoti e gli apostoli della Divina Misericordia. E' nello stesso tempo un atteggiamento profondamente evangelico.

b) L'aspirazione di suor Faustina ad avere la fiducia come quella di un bambino

La totale fiducia in Dio è una conseguenza della collaborazione dell'uomo con la Sua grazia. Gli scritti di suor Faustina danno la possibilità di osservare il modo di arrivare ad un atteggiamento di fiducia tipico veramente di un bambino.

Punto di partenza per questo cammino nella vita di suor Faustina era la meditazione del mistero della misericordia di Dio, cosa del resto raccomandata dalla Costituzione della sua Congregazione (6). Quasi come un'eco di queste meditazioni e della contemplazione sono i bellissimi testi nel Diario, che trattano dell'infinita bontà di Dio nel creare gli angeli (VI, p. 99), nell'abbellire tutto il mondo per rendere più piacevole all'uomo il tempo della permanenza sulla terra (Q. VI, p. 575), che lodano l'infinita bontà di Dio nel creare gli uomini (Q. VI p. 572), nel mandare Suo Figlio Unigenito (Q. Vl, p. 574) e nel salvare l'uomo (Q. VI, p. 575).

Soprattutto la misericordia, che lei stessa continuava a sperimentare, era oggetto di particolare meditazione per suor Faustina. La notava dovunque e in tutto. "Nei raggi della Tua misericordia - ha confessato - s'immerge ogni giorno la mia anima. Non c'è un solo momento nella mia vita in cui non tocchi con mano, o Dio, la Tua misericordia (...) La mia anima è piena della misericordia di Dio (Q. II p. 267). Incoraggiata

dalle parole di Gesù meditava in modo particolare la Sua passione come se essa fosse stata sofferta solo per lei (Q. V, p.503, Q. VI, p. 507). Da essa, come da un libro aperto, leggeva la storia dell'immenso amore di Dio per ogni uomo.

Gesù sosteneva i suoi sforzi con il dono della contemplazione, permettendole di scrutare in profondità il mistero della misericordia divina. "O Dio incomprensibile - scriveva con gratitudine - il mio cuore si strugge dalla gioia, poiché‚ mi hai permesso di penetrare i misteri della Tua misericordia. Tutto ha inizio dalla Tua misericordia, e tutto termina nella Tua misericordia... Ogni grazia deriva dalla misericordia e l'ultima ora è piena di misericordia per noi (Q. V, p. 501). O mio Dio anche nei castighi coi quali colpisci la terra, vedo l'abisso della Tua misericordia" (Q. I, p. 175).

La contemplazione del mistero della misericordia di Dio riempiva la sua mente, conformava la visione della vita terrena ed eterna, permetteva di vedere in tutto la bontà di Dio. "Ovunque io guardi - annotava - tutto mi parla della Sua infinita misericordia" (Q. II, p. 254). Non trovava parole adeguate per esprimere il proprio stupore, la meraviglia, la gratitudine e l'adorazione per la bontà di Dio. Scriveva: "Non finisco di stupirmi, quando conosco e sperimento l'amore sconfinato che Dio ha per me" (Q. II, p. 274). "Tu sei il Signore delle schiere celesti e Ti umili a questo modo fino ad una misera creatura" (Q. I, p. 129). La meditazione della bontà di Dio allontanava dalla sua vita la paura, le dava la sensazione di sicurezza, la certezza dell'amore di Dio e la riempiva di una tale fiducia che non esitava a scrivere: "Anche se avessi sulla coscienza i peccati del mondo intero ed i peccati di tutte le anime dannate, nonostante ciò non dubiterei della bontà di Dio" (Q. V, p. 511).

Il grado di fiducia e di affidamento a Dio dipende dunque dalla misura in cui si conosce e si entra nella profondità della misericordia di Dio. Suor Faustina ha constatato che "perfino anime elette e già avanti nella vita religiosa e spirituale, non hanno il coraggio di fidarsi completamente di Dio. E ciò avviene perché‚ poche anime conoscono l'insondabile misericordia di Dio e la Sua grande bontà" (Q. II, p. 275). Perciò la meditazione soprattutto del mistero della misericordia di Dio, e il vedere le sue manifestazioni anche, e forse prima di tutto, nella propria vita dovrebbero avere un ruolo assai importante nella formazione della spiritualità degli apostoli della Divina Misericordia. La meditazione del mistero della misericordia di Dio portava nella vita di suor Faustina il desiderio di stare continuamente con Dio, e perciò cercava di farlo senza sosta e in diversi modi.

Si accostava frequentemente ai santi sacramenti, non perdeva alcuna occasione per ricevere Gesù nell'Eucarestia. Anche quando era molto malata attivava tutte le proprie forze per recarsi alla santa Messa, e se ciò era impossibile cercava almeno di ricevere la santa Comunione. Trascorreva i momenti liberi in adorazione del Signore nascosto nel Santissimo Sacramento. "Egli è il mio Maestro - ha confessato - chiedo tutto a Lui, con Lui parlo di tutto, lì attingo forza e luce, lì imparo tutto, da lì mi vengono i lumi sul modo di comportarmi col prossimo" (Q. II, p. 268).

Fin dalla prima giovinezza, con gli occhi della fede, vedeva la presenza di Gesù nella sua anima e ha sviluppato questa coscienza nel corso di tutta la sua vita. "Non cerco la felicità all'infuori dell'intimo, dove dimora Iddio. Gioisco di Dio nel mio intimo; qui dimoro continuamente con Lui; qui avviene il mio rapporto più familiare con Lui (Q. I, p. 187). Resto strettamente unita a Lui. Con Lui vado al lavoro, con Lui vado a ricreazione, con Lui soffro, con Lui gioisco, vivo in Lui ed Egli in me. Non sono mai sola, poiché‚ Egli è il mio compagno stabile" (Q. I, p. 138). Gesù le ricordava che solo il peccato grave Lo allontana dall'anima.

Questa consapevolezza della presenza di Gesù nella sua anima era sostenuta dalla continua e quotidiana pratica, che chiamava nel Diario "unione col Cristo misericordioso". Fece questo esercizio, che era oggetto del suo particolareggiato esame di coscienza, per molti anni fino alla morte, per esempio con giaculatorie (Q. I, p. 87), oppure offrendo a Gesù ciò che le accadeva durante il giorno.

Sapeva vedere Gesù non solo in s‚, ma anche in tutto ciò che la circondava. Sensibile alla Sua presenza ha scritto: "Sento che sei all'esterno e nelle mie viscere; sento che sei in tutto ciò che mi circonda, in tutto ciò che mi capita" (Q. I, p. 194).

In questa viva percezione della presenza di Dio, nello sperimentare e vivere il Suo amore sta il mistero della sua fiducia come quella di una bambina. Un bambino infatti si fida pienamente solo quando sente la presenza dei genitori. La consapevolezza della presenza di Dio, la Sua vicinanza e l'infinito amore sono frutto però di un lavoro interiore. "Proprio questa elaborata (...), non formale e automatica (...), ma quella elaborata in s‚ presenza di Dio e coscienza di questa presenza, viva coscienza, ci dona fiducia" (7).

Suor Faustina costruiva la sua fiducia sulla virtù della fede, in cui continuamente si esercitava non solo meditando e persistendo alla presenza di Dio, ma anche attraverso l'attuazione nella vita quotidiana. Ha compreso che nella prospettiva della fede la vita dell'uomo assume dimensioni diverse: scompare il grigiore e la monotonia e ogni attimo diventa un tesoro irripetibile, che ha un valore eterno (Q. I, p. 33). L'anima che vive di fede, "riesce a trovare Iddio anche nelle cose più insignificanti - scriveva - tutto per lei ha un significato. Apprezza grandemente tutto. Ringrazia Dio per ogni cosa. Da ogni cosa ricava profitto (...) Confida in Lui e non si impressiona quando viene il tempo della prova" (Q. I, p. 79).

Cercava dunque di vivere ogni giorno con lo spirito di fede. Nella preghiera chiedeva la forza per potersi orientare nella vita quotidiana non secondo atteggiamenti umani, ma secondo la fede e per dare il posto adeguato, cioè l'ultimo, all'amor proprio. "Oh! come tutto attira l'uomo verso la terra - ha confessato - ma una fede viva mantiene l'anima in una sfera più alta" (Q. I, p. 99).

Nonostante le apparizioni, le visioni e gli altri doni mistici, fino alla fine della sua vita con costanza ha curato lo spirito di fede. Sfruttava tutte le circostanze, anche il tempo della malattia e le esperienze spirituali dolorose, per crescere in questa virtù. "Desidero vivere in spirito di fede - decideva pochi mesi prima di morire - (...) accetterò quindi tutto quello che Iddio mi manderà con sottomissione e gratitudine, non badando alla voce della natura n‚ ai suggerimenti dell'amor proprio" (Q. V, p. 510). In tutte le esperienze cercava sempre di scorgere la mano amorevole di Dio. (Q. I, p. 100).

Più cresceva nella fede, più desiderava Dio e il cielo e più pienamente confidava in Lui, affidandoGli se stessa con la semplicità di un bambino come al migliore Padre, Persona viva, presente, onnipotente e che ama sempre.

La fiducia nasce dalla fede ed è radicata in essa, ma è rafforzata dalla virtù dell'umiltà. Suor Faustina dava grande rilievo alla pratica di questa virtù, poiché‚ Dio si compiace solo degli umili, mentre respinge i superbi (Q. VI, p. 81). Imparava questa virtù meditando la vita di Gesù e di Maria. Chiedeva a Gesù nelle preghiere di imprimere nella sua anima e nel suo cuore la Sua umiltà. "O Vergine purissima, ma anche umilissima, aiutami a conquistare una profonda umiltà" (Q. IV, p. 51).

Durante la meditazione e la preghiera conosceva meglio se stessa. Vedeva che tutto quello che in lei c'era di buono derivava da Dio, era un dono del Suo amore. "Ci sono dei momenti nei quali non ho n‚ pensieri elevati n‚ estro di spirito. Sopporto pazientemente me stessa e riconosco che questa sono proprio io, poiché‚ tutto ciò che è bello è grazia di Dio" (Q. VI, p. 569). Alla luce di Dio conosceva il suo difetto principale e tutte le imperfezioni, attribuendo tale conoscenza non a s‚ ma alla grazia di Dio, per la qual cosa non cessava di ringraziare: "Oh Gesù buono, Ti ringrazio per questa grande grazia, cioè per avermi fatto conoscere quello che sono per me stessa: miseria e peccato, nient'altro" (Q. I, p. 154).

La profonda conoscenza di se stessa manteneva la sua anima nell'umiltà, le faceva attribuire ogni bene e gloria a Dio (Q. I, p. 118), ringraziarLo per ogni cosa (Q. I, p. 107 - Q. IV, p. 429 - Q. V, p. 455), abbassarsi a chiedere perdono anche solo per un'ombra di imperfezione. Per questo suor Faustina si esercitava nella contrizione perfetta, soprattutto durante l'esame di coscienza e prima del riposo notturno (Q. I, p. 160).

Si rendeva conto che la natura umana, segnata dal peccato originale, necessita di purificazione, e ciò si ottiene proprio per mezzo di atti di umiltà. Perciò decise di ringraziare per ogni umiliazione, pregare in modo particolare per la persona che le ha offerto l'occasione di umiliarsi e servire umilmente con la propria vita gli altri, "stendendomi sotto i piedi delle Suore come un piccolo tappeto, sul quale non solo possono camminare, ma possono anche pulirsi i piedi" (Q. I, p. 115). Cercava di praticare questa virtù in modo silenzioso, nascosto e non visibile all'occhio umano, affinché‚ il profumo di questa virtù fosse noto solo a Dio stesso.

Pur avendo un concetto di s‚ così umile non strisciava davanti a nessuno, non cercava i favori di nessuno, non sopportava le adulazioni di nessuno, perché‚ come diceva: "l'umiltà è solo verità (...); benché‚ mi consideri la più piccola di tutto il convento, d'altra parte sono lieta della dignità di sposa di Gesù" (Q. V, p. 500).

Suor Faustina non si accontentava dei semplici atti di questa virtù, ma desiderava crescere sempre in essa. Riconosceva che all'inizio il suo amor proprio ne aveva sofferto molto, ma quando, dopo una lotta coraggiosa, Dio le concesse la luce riguardo al valore di tale virtù, allora non solo accettava le umiliazioni, ma le desiderava. "O mio Gesù, - diceva - non c'è niente di meglio per un'anima delle umiliazioni. Nel disprezzo c'è il segreto della felicità, quando l'anima viene a conoscere che è una nullità, la miseria personificata e che tutto quello che ha di buono in s‚, è esclusivamente dono di Dio (...) questo la mantiene continuamente umile davanti alla Maestà di Dio e Dio, vedendo l'anima in tale disposizione, l'insegue con le Sue grazie (...) Se c'è sulla terra un'anima veramente felice, questa è soltanto un'anima veramente umile" (Q. II, p. 233).

Ebbe una grande lezione di umiltà facendo l'esperienza della "notte mistica". Allora non solo conobbe, ma anche sperimentò la sua povertà e debolezza. In seguito ha scritto: "Il mio cuore è ridotto in cenere, in polvere e se anche tutta la gente mi calpestasse, lo considererei ancora una grazia" (Q. V, p. 514).

Un'esperienza così profonda della sua debolezza, dei limiti e dell'impotenza della natura umana non la deprimeva, ma le insegnava a non fidarsi troppo di se stessa e a riporre tutta la fiducia in Dio. "Più sentivo di essere la miseria stessa - ha scritto nel Diario - tanto più aumentava la mia fiducia verso di Lui" (La mia preparazione alla Santa Comunione, p. 596). L'esperienza della miseria umana le dava allo stesso tempo una conoscenza dell'infinita misericordia di Dio e per questo nella vita interiore adottò il seguente principio: con un occhio guardare l'abisso della propria miseria, con l'altro la profondità della misericordia di Dio (Q. I, p. 31).

Meditare il mistero della divina misericordia, esercitarsi nella viva presenza di Dio, tendere alle virtù della fede, speranza e umiltà costituivano il fondamento necessario per sviluppare un atteggiamento di totale e incondizionata fiducia in Dio. La conoscenza di Dio e della propria debolezza fece sorgere in lei la necessità di donarsi a Colui che tutto può (Q. I, p. 130), che ama con infinito amore (Q. I, p. 130) ed è immutabile nella sua misericordia (Q. V, p. 496).

Prima di raggiungere un livello eroico di fiducia, suor Faustina si esercitò per molti anni nell'attuazione di questo atteggiamento. Innanzitutto accettava tutto ciò che le capitava nella vita quotidiana, anche le cose minime, con la semplicità di un bambino, come dono che è mezzo per unirsi a Dio. Poi le prove si fecero più difficili: ci furono le dolorose purificazioni dei sensi, la malattia e le grandi sofferenze delle "notti mistiche". Era facile confidare in Dio quando tutto filava liscio, più difficile nelle avversità e nelle grandi prove. Allora la sua fiducia doveva confinare con la certezza e con la profonda coscienza della bontà di Dio, al quale bisogna affidarsi contro i dettami della ragione e di qualsiasi logica. "Quando la mia anima è tormentata - scriveva - penso soltanto così: "Gesù è buono e pieno di misericordia ed anche se la terra si aprisse sotto i miei piedi, non cesserò di aver fiducia in Lui" (Q. III, p. 400). Nei momenti particolarmente difficili non cercava aiuto negli uomini, non analizzava i progetti di Dio su di s‚, e con la fiducia di un bambino si inginocchiava davanti al tabernacolo e diceva al Signore: "Anche se mi uccidessi, io confiderò in Te" (Q. I, p. 42).

La fiducia allontanava dalla sua anima la paura, le permetteva di far fronte alla sofferenza e alla stessa morte. "Benché‚ la strada sia così tremendamente irta di spine - ha annotato nel Diario - non ho paura di andare avanti, anche se la grandine delle persecuzioni mi copre, anche se gli amici mi abbandonano, anche se tutto congiura contro di me e l'orizzonte si oscura, anche se la tempesta incomincia ad imperversare e sento che sono sola a dover far fronte a tutto. Allora in tutta tranquillità confiderò nella Tua misericordia, o mio Dio, e la mia fiducia non rimarrà delusa" (Q. III, p. 400).

Gesù stesso lodava la sua fiducia, dicendo: "Hai dei grandi ed inesprimibili diritti sul Mio Cuore, poiché‚ sei una figlia di piena fiducia" (Q. II, p. 272).

c) La fiducia si esprime nell'obbedienza

L'atteggiamento di fiducia in Dio trova la sua espressione esterna nell'atto di obbedienza alla volontà di Dio. E' in pratica un riconoscere Dio come Padre ricco di misericordia, che desidera solo la felicità del figlio. Per l'uomo che confida in Dio, la Sua volontà è piena di misericordia e - come ha detto suor Faustina - è la misericordia stessa. Compiere la volontà di Dio porta alla santità per la strada più breve, all'unione con Dio sulla terra e nell'eternità. "Ho compreso - ha annotato suor Faustina - che tutta la santità consiste nel fare la volontà di Dio" (Q. II, p. 258). Pur avendo tanti doni mistici sapeva che non sono questi a testimoniare la perfezione dell'uomo, bensì l'interiore unione dell'anima con Dio (Q. III, p. 380). Ciò però è possibile solo quando tra l'uomo e Dio c'è un forte legame di fiducia.

La fiducia nella vita di suor Faustina ha preso forma concreta di abbandono alla volontà di Dio. Per lei "rispondere con fiducia non è solo far sorgere atti interiori, ma dirigere la propria vita secondo i progetti di Dio, cercare e, con notevoli sforzi, realizzare la volontà di Dio nella propria vita" (8). Sapeva scorgerla non solo nei comandamenti di Dio e nei doveri della sua condizione, ma anche nella silenziosa ispirazione dello Spirito Santo nel profondo della sua anima. Pur essendo in numerosi casi la volontà di Dio ben definita, c'erano tuttavia molte situazioni in cui suor Faustina sperimentava la fatica della sua ricerca nella comprensione della volontà di Dio, sia nelle questioni fondamentali come la scelta del cammino della vita, sia nelle piccole cose quotidiane. Nonostante tutto però mai ha rinunciato a questo poiché‚ sapeva che ciò che Dio vuole sgorga dal Suo infinito amore, serve al bene dell'uomo, non solo nella prospettiva temporale ma anche in quella dell'eternità. Il suo modo di accettare la volontà di Dio ha fatto sì che il suo compimento non fosse un peso o un limite ad una libertà mal compresa, ma una forma di dialogo d'amore, in cui si esprimevano Dio e l'uomo.

Suor Faustina non solo diceva di voler fare solo la volontà di Dio, ma la compiva realmente ogni giorno, concentrando su di essa la propria attenzione. "Ad una parola faccio attenzione - ha annotato - e con quest'unica parola faccio sempre i conti e questa parola è per me tutto, di essa vivo e con essa muoio, essa è la santa volontà di Dio. Essa è il mio nutrimento quotidiano, tutta la mia anima è tesa ad ascoltare i desideri di Dio. Compio sempre quello che vuole Dio da me, sebbene qualche volta la mia natura frema" (Q. II, p. 254).

Gesù era assai esigente con lei, le chiedeva di eseguire compiti che superavano le sue capacità naturali, per esempio le affidò il compito di dipingere un'immagine. Solo la fiducia posta nella Sua misericordia, nell'aiuto della grazia di Dio, le permetteva di ricevere e di fare la volontà di Dio, talvolta così difficile per lei quasi come per Gesù nell'Orto degli Ulivi e nella Via Crucis. "Le sofferenze e le contrarietà all'inizio della vita religiosa - ammetteva suor Faustina mi avevano spaventata e mi avevano tolto il coraggio. Per questo pregavo continuamente perché‚ Gesù mi rendesse più forte e mi concedesse il vigore dello Spirito Santo, per poter adempiere in tutto la Sua santa Volontà" (Q. I, p. 30).

Grazie all'esercizio del fedele adempimento della volontà di Dio, sempre e ovunque, cresceva anche la sua fiducia e la forza spirituale, che permettevano di superare prove sempre più difficili. Alla fine suor Faustina senza più alcun timore si affidò totalmente alla volontà di Dio. In uno speciale atto di offerta chiese a Dio: "Guidami (...) sulle strade che Tu vuoi, ho piena fiducia nella Tua volontà, che per me è l'amore e la misericordia stessa. (...) Mi prenderai durante la giovinezza? Sii benedetto. Mi farai raggiungere l'età avanzata? Sii benedetto. Mi darai salute e forza? Sii benedetto. Mi inchioderai in un letto di dolore magari per tutta la vita? Sii benedetto" (Q. IV, p. 424); e poi elenca le diverse circostanze di vita per le quali sarà grata al Signore.

Non erano vane promesse n‚ pura loquacità, ma l'ardore di un cuore fiducioso, che vede l'amore in ogni manifestazione della volontà di Dio.

Suor Faustina non solo credeva, ma allora già con certezza sapeva che tutto ciò che Dio avrebbe fatto di lei, qualsiasi cosa le avesse chiesto - sarebbe stata espressione della Sua misericordia, poiché‚ Dio è Amore e Misericordia.

Suor Faustina è un esempio perfetto di fiducia totale in Dio e di fedele adempimento della Sua volontà. Insegna come conquistare in pratica questo atteggiamento nella propria vita e come tendere all'unione con Dio attraverso la via più breve e sicura.

Nei tempi in cui manca la speranza, di crisi dell'autorità, di sfiducia e di venerazione del libero arbitrio, l'esempio della sua vita è in particolare modo significativo. Esso splende come una stella nell'oscurità, mostrando al mondo smarrito la strada da seguire, cioè la totale fiducia in Dio in tutte le circostanze e l'adempimento della Sua volontà di amore.

 

Suor Faustina: esempio di misericordia

L'atteggiamento di fiducia indica il modo in cui l'uomo si rivolge a Dio, mentre la misericordia definisce il suo giusto rapporto con il prossimo. E' nello stesso tempo una condizione necessaria per una vera devozione alla Divina Misericordia e il secondo caratteristico tratto della spiritualità e dell'apostolato di suor Faustina, oltre che del suo cammino verso la Santità.

a) La misericordia negli scritti della Santa suor Faustina

"Ogni anima (...) deve rispecchiare in s‚ la Mia misericordia" (Q. III, p. 390) - ha detto Gesù a suor Faustina, ricordando il fondamentale dovere cristiano: il comandamento evangelico della carità attiva nei confronti di ogni uomo, persino del nemico. La pratica della misericordia non è dunque un consiglio o un'indicazione, ma un dovere di ogni credente. Si riferisce in modo particolare a coloro che desiderano venerare ed essere apostoli della Divina Misericordia. E' per questo che tale esigenza è stata presentata così chiaramente da Gesù a suor Faustina: "Osserva il Mio Cuore misericordioso e riproduci nel tuo cuore e nelle tue azioni la Sua pietà, in modo che tu stessa, che proclami al mondo la Mia misericordia, ne sia infiammata" (Q. VI, p. 555).

Gesù ricordava a suor Faustina di amare tutti, anche i nemici più acerrimi, per amore di Lui (Q. VI, p. 558), che ogni atto di amore per il prossimo è in realtà un atto di amore per Lui stesso (Q. VI, p. 583), che la misericordia mostrata al prossimo è partecipazione alla misericordia di Dio (Q. VI, p. 558). Le insegnò tre modi per praticare la misericordia: primo l'azione, secondo la parola, terzo la preghiera (Q. II, p. 277). La rendeva cosciente del fatto che gli atti di misericordia sono una inconfondibile prova dell'amore di Dio (Q. II, p. 277), della devozione alla misericordia di Dio (Q. II, p. 277), una condizione per ottenere la misericordia da Dio e unica ricchezza per l'uomo che abbia valore eterno (Q. V, p. 458).

Suor Faustina, così formata da Gesù, ha fatto della virtù della misericordia - accanto alla fiducia - il contenuto fondamentale della propria vocazione. Era per lei un soprannaturale dono di grazia, che le dava piena partecipazione alla misericordia dello stesso Dio (9). Bisogna sottolineare in modo particolare nei suoi scritti questo stretto legame della misericordia cristiana con la misericordia di Dio. La seconda infatti "è fonte e principale fondamento della virtù della misericordia, che trova nella misericordia di Dio la propria causa sia nella dimensione di esempio che di causa efficiente" (10).

Il Salvatore misericordioso era perciò per suor Faustina l'esempio di carità attiva verso il prossimo. "Imparo ad essere buona da Gesù - ha scritto - da Colui che è la bontà stessa, affinché‚ possa essere chiamata figlia del Padre celeste" (Q. II, p. 258). Cercava dunque di imitare Gesù proteso verso ogni miseria umana, soprattutto morale, per testimoniare in questo modo la misericordia di Dio, essere il Suo riflesso di fronte agli uomini e canale attraverso il quale essa possa scendere sul mondo (Q. I, p. 78). Egli - il Gesù misericordioso - era anche il datore della grazia necessaria per attuare questa virtù nella vita quotidiana. Suor Faustina chiedeva continuamente nelle preghiere questa grazia: "Desidero trasformarmi tutta nella tua misericordia ed essere il riflesso vivo di Te, o Signore. (...) Aiutami, o Signore, a far sì che i miei occhi (...), il mio udito (...), la mia lingua (...), le mie mani (...), i miei piedi (...), il mio cuore sia misericordioso" (Q. I, p. 88).

Il motivo per cui suor Faustina praticava gli atti di misericordia era l'amore per Dio. Questo stesso amore, con cui amava il suo Creatore e il suo Salvatore, le ha fatto amare tutto ciò che Lui ha amato, dunque tutto l'universo e in esso soprattutto l'uomo creato ad immagine di Dio (Q. II, p. 313) e salvato al prezzo del sangue del Figlio di Dio. "L'ardente amor di Dio - ha scritto nel Diario - vede attorno a s‚ incessantemente la necessità di darsi con l'azione, la parola e la preghiera" (Q. IV, p. 438). Solo questo amore per l'uomo, che ha la sua origine nell'amore di Dio, è vero, paziente, tenace, "capace di grandi imprese e non l'annientamento n‚ le difficoltà, n‚ le contrarietà" (Q. I, p. 74). Questo amore valorizza i più piccoli gesti umani (Q. I, p. 144) in modo che nessun altro gesto è uguale (Q. III, p. 377). "Un grande amore - scriveva suor Faustina - trasforma le piccole cose in cose grandi e solo l'amore dà valore alle nostre azioni" (Q. I, p. 133).

Suor Faustina vedeva anche i legami esistenti tra la santità personale e la pratica della misericordia: "Una parola di un'anima unita a Dio - scriveva - procura più bene alle anime che eloquenti dibattiti o prediche di un'anima imperfetta" (Q. VI, p. 528). Sapeva che prima bisogna convertire se stessi, cambiare se stessi, vivere in unione con Gesù, per poterLo riconoscere nel prossimo (Q. I, p. 200) e dimostrargli il proprio amore attraverso un qualunque atto di misericordia fatto per gli altri. Ha constatato anche una dipendenza al contrario: "Ho conosciuto e sperimentato che le anime che vivono nell'amore, si distinguono per una grande perspicacia nel conoscere le cose di Dio" (Q. III, p. 399).

La virtù della misericordia cristiana la affascinava così tanto che desiderava in modo particolare distinguersi in essa. Diceva al Signore: "O mio Gesù, ognuno dei Tuoi santi rispecchia in s‚ una delle Tue virtù; io desidero rispecchiare il Tuo Cuore compassionevole e pieno di misericordia (...). La Tua misericordia (...) sia impressa sul mio cuore e sulla mia anima come un sigillo e ciò sarà il mio segno distintivo in questa e nell'altra vita" (Q. IV, p. 418).

b) La pratica dell'amore per il prossimo

Suor Faustina non si illudeva, n‚ sognava, ma sapeva che nella pratica della misericordia contano non le dichiarazioni n‚ i sentimenti, ma soprattutto l'azione, cioè l'atto della volontà, in cui l'uomo offre al prossimo il dono di s‚ (Q. I, p. 164). Considerava il tempo della vita terrena come una continua possibilità di esercitarsi nelle azioni di misericordia (Q. IV, p. 27). Non cercava occasioni straordinarie per mettersi in mostra con un'azione di carità verso il prossimo, ma anzi al contrario sfruttava le circostanze normali della vita per rispondere con amore, con cordialità e di nascosto alle necessità delle persone che ogni giorno incontrava e che sapeva bisognose di sostegno.

Non solo cercava di portare aiuto a coloro che glielo chiedevano, ma lei stessa ascoltava le loro necessità, in particolare spirituali, e soprattutto a queste tentava di dare una soluzione. Spesso in vari modi si mortificava, sopportava la fatica del lavoro, i fastidi della malattia, le sofferenze interiori e le offriva nell'intenzione di varie persone (Q. I, p. 98, Q. IV, p. 120). Qui si faceva sentire la sua grande sensibilità alle sofferenze umane e il generoso amore verso il prossimo. "Tutti i dolori del prossimo - scriveva - si ripercuotono sul mio cuore; porto nel mio cuore le loro angosce, in modo tale che mi annientano anche fisicamente. Desidererei che tutti i dolori ricadessero su di me, per portare sollievo al prossimo" (Q. III, p. 364). Nascondeva profondamente le sue sofferenze, concentrando l'attenzione sul prossimo, in cui scorgeva Gesù che attendeva il suo amore.

Suor Faustina sperimentava in pieno la fatica spinta fino all'eroismo, richiesto dalla pratica di questa virtù in ogni circostanza della vita. Cercava infatti di testimoniare la misericordia anche a coloro dai quali riceveva dispiaceri, incomprensioni e persino torti, anche a coloro per i quali la sua natura umana provava fastidio. Allora non solo si preoccupava di non serbare nel suo cuore rancore, di perdonare, ma anche di ripagare il male con il bene. "Questo esercitarsi nella carità - assicurava - tempra l'anima e la rafforza" (Q. II, p. 285).

Nei contatti interpersonali la più semplice espressione della misericordia cristiana sono le parole. Suor Faustina apprezzava il valore di una buona parola ed era cosciente del torto che si può fare attraverso le parole cattive: "Nella lingua c'è la vita, ma anche la morte - scriveva - (...) con la lingua commettiamo dei veri omicidi" (Q. I, p. 64). Colpisce in suor Faustina il significato di grande responsabilità che attribuisce alle parole. Sapeva tacere quando lo richiedevano le circostanze e dire ciò che era necessario in una data situazione.

Nelle pagine del Diario possiamo trovare numerosi propositi relativi allo sforzo di dominare la lingua: non parlare degli assenti, difendere la reputazione del prossimo (Q. I, p. 115), mantenere il silenzio ecc. Ci sono molti esempi di misericordia praticata con la parola. Particolarmente significativo è l'incontro con una laica che, mentendo abusò della bontà di suor Faustina. "Appena l'ho vista - riferisce nel Diario - mi si è gelato il sangue nelle vene, dato che mi è venuto davanti agli occhi tutto quello che avevo dovuto soffrire per causa sua (...). E mi è passata per la testa l'idea di farle conoscere la verità in modo deciso ed immediato. Ma subito mi si è presentata davanti agli occhi la divina misericordia ed ho deciso di comportarmi come si sarebbe comportato Gesù al mio posto. Ho cominciato a parlare con lei con dolcezza e, siccome ha voluto conversare con me a quattr'occhi, le ho fatto chiaramente conoscere, in maniera molto delicata, il triste stato della sua anima. Ho visto la

sua profonda commozione" (Q. VI, p. 557). Questo esempio illustra bene il modo di comportarsi di suor Faustina con una persona da cui ha ricevuto un torto: da una parte svela le reazioni della natura umana, portata all'immediata reazione verbale, a ottenere giustizia, persino alla collera, e dall'altra mostra la vittoria dello spirito sulla natura, il modo di comportarsi sull'esempio di Gesù misericordioso, di cosa è capace l'uomo che coopera con la grazia di Dio. La stessa suor Faustina ha ammesso che senza l'aiuto della grazia di Dio, non sarebbe stata capace di comportarsi in quel modo.

Cosciente delle difficoltà dovute alla completa padronanza della parola, quando si accostava alla Comunione, chiedeva a Gesù di voler guarire la sua lingua (Q. I, p. 47), perché‚ non ferisse alcuno, ma di usarla a maggior gloria di Dio e per il bene del prossimo. Perciò ancora oggi può insegnarci l'arte di usare la parola: condurre una conversazione, essere capaci di correggere (Q. II, p. 330), dividere con altri il tesoro della fede, consolare, stabilire, attraverso la parola, una cordiale atmosfera nella comunità. La conferma di questo suo atteggiamento si trova nelle testimonianze delle sue consorelle. Suor Faustina è, dunque, un modello di misericordia, testimoniato dalla parola.

Dove suor Faustina non poteva mostrare la misericordia con l'azione o con la parola, arrivava con la preghiera. Profondamente convinta del suo valore e della sua efficacia, invocava la misericordia di Dio, sfruttando ogni momento. Pregava per tutti gli uomini, e soprattutto per coloro che erano più bisognosi, cioè i peccatori e gli agonizzanti. Pregava per la sua congregazione, per i sacerdoti (Q. II, p. 300) e per tutta la santa Chiesa. Con particolare impegno pregava per la Patria. "Polonia, mia cara Patria - ha confessato - oh, se sapessi quanti sacrifici e quante preghiere offro a Dio per te! (Q. III, p. 365). Non c'è giorno che non preghi per te" (Q. III, p. 365). Abbracciava con lo spirito tutto il mondo (Q. II, p. 313) e le anime del purgatorio. "O Gesù - pregava (...) Ti supplico, rendi il mio cuore così grande che possa contenere le necessità di tutte le anime che vivono sulla faccia della terra. O Gesù, il mio amore va (...) alle anime che soffrono in purgatorio e anche per loro voglio ottenere misericordia con le preghiere che hanno indulgenze" (Q. II, p. 134).

La preghiera aveva un posto estremamente importante nel servizio di misericordia verso il prossimo. Suor Faustina sentiva l'urgenza di una quasi continua preghiera. Sapeva sfruttare il tempo del lavoro, le pause nelle occupazioni e le ore insonni della notte per praticare la misericordia attraverso la preghiera.

c) Lo zelo apostolico per la salvezza delle anime

Espressione particolare dell'amore misericordioso di suor Faustina verso il prossimo era la preoccupazione per la salvezza delle anime. In questo la santa manifestava una particolare sensibilità, in quanto la questione della salvezza delle anime smarrite nasceva dal carisma della sua congregazione. Come suora della Congregazione della Santa Vergine Maria della Misericordia si sentiva particolarmente onorata per essere stata chiamata a cooperare con la misericordia divina nel salvare per l'eternità quello che, pensando umanamente, è perduto (11). Si è interamente dedicata a quella vocazione, senza risparmiare le proprie forze. "Desidero stancarmi - confessava nel Diario - lavorare, annientarmi per la nostra opera di salvezza delle anime immortali" (Q. I, p. 101). A questo scopo nessun sacrificio era per lei troppo grande (Q. II, p. 347). Il desiderio di felicità eterna per gli uomini era in lei così forte, che non trovava parole per esprimerlo. Alla fine ha scritto: "Sento che sono tutta un fuoco (...) Ardo dal desiderio di salvare le anime" (Q. II, p. 279).

Fonte di questo desiderio era non solo la missione carismatica della congregazione, ma anche i frequenti inviti di Gesù, la profonda conoscenza del mistero della sua misericordia e l'esperienza mistica delle cose ultime: paradiso, purgatorio e inferno.

Nel Diario ha lasciato molte descrizioni, rivelando un grande zelo apostolico nel salvare le anime: quelle delle fanciulle, affidate alla cura della congregazione (Q. III, p. 325), delle persone servite da lei come guardiana del convento (Q. IV, p. 439), dei parenti (Q. II, p. 263), conoscenti e sconosciuti, credenti e non credenti, e soprattutto quelle dei peccatori di tutto il mondo e degli agonizzanti.

Ogni giorno offriva le sue preghiere, il lavoro e le sofferenze per la loro conversione. Quando vedeva che qualcuno era in pericolo di peccato, invocava la misericordia di Dio, si imponeva varie mortificazioni e penitenze, per opporsi al peccato (Q. II, p. 263), oppure prendeva su di s‚ tormenti e tentazioni, desiderando venire in aiuto alle anime in pericolo (Q. I, p. 100; Q. I, p. 130).

Pian piano maturava in lei il desiderio eroico di diventare ostia di espiazione. Non bastava più offrire a Dio le proprie mortificazioni, le preghiere e le sofferenze e quindi il Giovedì Santo del 1934 suor Faustina redasse l'atto di volontaria offerta di se stessa a Dio per i peccatori, soprattutto per coloro che hanno perso la speranza nella misericordia di Dio (Q. I, p. 135). Per questo si è impegnata ad assumersi, in totale sottomissione alla volontà di Dio, tutti i tormenti, i timori, le sofferenze e le paure, sperimentate dai peccatori e di dare a loro le consolazioni dovute alla vicinanza con Dio. Da quel momento poteva dire: "Il mio nome è ostia, cioè vittima" (Q. I, p. 196).

Suor Faustina sapeva bene, che unico è il prezzo con il quale "si comprano" le anime, e questo è la sofferenza unita alla passione di Gesù (Q. I, p. 140). La sua vita perciò era pervasa dal dolore, spesso sopportava cose difficili da descrivere.

Nonostante questo rinnovava la sua intenzione: "Gesù, oggi offro tutto per i peccatori; i colpi della Tua giustizia si abbattano su di me ed il mare della misericordia investa i poveri peccatori. Ed il Signore ascoltò la mia preghiera. Molte anime tornarono al Signore, mentre io agonizzavo sotto il peso della giustizia di Dio. Sentivo di essere il bersaglio dell'ira dell'Altissimo" (Q. II, p. 332). Un'altra volta ha annotato: "La mia anima è in un mare di sofferenze. I peccatori mi hanno tolto tutto; ma va bene così, ho dato tutto per loro, affinché‚ conoscano che Tu sei buono ed infinitamente misericordioso" (Q. II, p. 323).

Gesù le ha fatto condividere la propria passione, affinché‚ partecipasse più pienamente all'opera di salvezza delle anime. Più volte suor Faustina ha sperimentato sul proprio corpo il dolore delle stimmate nascoste (Q. II, p. 269, Q. II, p. 369), della corona di spine (Q. II, p. 283) e ha vissuto spiritualmente e fisicamente tutta la passione del Signore (Q. VI, p. 549). "Quelle sofferenze - ha scritto - accesero nella mia anima il fuoco dell'amore per Iddio e per le anime immortali" (Q. I, p. 26). Era contenta di poter soffrire per Dio e per le anime, di poter anche in questo modo attuare la misericordia: la misericordia più grande e più difficile, che - dietro l'esempio di Gesù - è dare la vita per i peccatori.

La questione della loro conversione costituiva il fondamentale contenuto della sua attività apostolica. Svolgeva questa grande missione, compiendo i doveri quotidiani, di nascosto e in umiltà. "Ha fatto suoi i propositi della Chiesa come una nuova santa Teresa del Bambin Gesù, partecipando alla diffusione del regno di Dio" (12) - ha sottolineato uno dei teologi-censori, che ha preso parte al processo di beatificazione.

Il suo atteggiamento apostolico è descritto perfettamente - come ci sembra - dalle parole di Gesù: "Figlia mia, sappi che il tuo compito è quello di conquistarMi le anime con la preghiera e col sacrificio, incitandole alla fiducia nella Mia misericordia" (Q. VI, p. 556).

 

Ha reso la vita quotidiana una vita straordinaria

Suor Faustina non ha compiuto nella sua vita grandi opere che avrebbero potuto suscitare riconoscimenti e stupore. Non aveva terminato le scuole dell'obbligo, lavorava come domestica, e nel convento svolgeva compiti di cuoca, giardiniera e guardiana. La sua vita vista dall'esterno era grigia e monotona. Ogni giorno era uguale ad un altro, con lo stesso ritmo di preghiera e lavoro. E invece sotto questa normalità si celava una ricchezza della vita interiore che superava ogni normalità. Il desiderio più grande della sua vita era raggiungere la santità a cui conseguentemente e costantemente tendeva fin da piccola (Q. V, p. 456). A questo scopo sapeva sottomettere tutti gli altri desideri e sfruttare quelle circostanze nelle quali la Provvidenza Divina l'aveva messa. Tendeva alla perfezione non per la propria strada, non secondo una propria visione della santità, ma per quella via che Dio aveva scelto per lei, la via di un fiducioso adempimento della Sua volontà sempre e in tutto, pur essendo talvolta una via crucis, e la via della carità attiva verso il prossimo.

Suor Faustina non nascondeva la fatica del tendere verso la perfezione. "Comincio la giornata lottando - scriveva - e la termino lottando, appena rimuovo una difficoltà, al suo posto ne sorgono dieci da superare, ma non mi affliggo per questo, poiché‚ so bene che questo è il tempo della lotta non della pace" (Q. II, p. 239). Sapeva scorgere nella quotidianità la ricchezza delle occasioni e dei mezzi per costruire la propria santità. Non sottovalutava le piccole cose, poiché‚ - come diceva - "non sorgerà mai un fabbricato magnifico, se gettiamo via i mattoni piccoli" (Q. I, p. 61). Prendeva la vita per quello che è, e credeva che Dio avrebbe trasformato questo grigiore in santità (Q. IV, p. 435).

Ci ha lasciato dunque un modello di santità molto semplice e nello stesso tempo affascinante, modello che consiste nel santificare la vita quotidiana nello spirito di una infinita fiducia nella bontà del Padre celeste e di un'attiva carità verso il prossimo, modello che unisce armoniosamente la contemplazione con l'azione, modello a portata di tutti.

E' un esempio di perfezione cristiana particolarmente attuale, non solo a causa della sua semplicità, ma anche a causa delle necessità del mondo contemporaneo, in cui sempre più dolorosamente si sente lo smarrimento, la paura, la disperazione e una grande fame di autentico amore umano.

Suor Faustina è dunque come un vivo ritratto della Misericordia Divina. E' un segno di illimitata fiducia riposta in Dio e modello perfetto della pratica della legge evangelica di carità verso il prossimo. Maestra e Madre su questa via di perfezione cristiana era per lei la Patrona della congregazione, Maria Madre della Misericordia.

 

 

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