Anno Paolino

Madre Teresa i San Paolo

Madre Teresa i San Paolo

«Sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa»

Madre Teresa aveva imparato a gioire della sua sofferenza e a ripetere le parole di
San Paolo: «Sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa» (Colossesi 1,24). Una chiara espressione della nuova comprensione del suo tormento nascosto come condivisione
della missione redentrice di Gesù e parte della sua missione per i poveri, emerge nel consiglio che diede alle consorelle nella lettera generale che scrisse nel luglio del 1961:

Cercate [...] di accrescere la conoscenza di questo Mistero della Redenzione. Tale conoscenza vi condurrà all’amore e l’amore vi farà partecipare, attraverso i vostri sacrifici, alla Passione di Cristo. Mie care figlie, senza la nostra sofferenza la nostra opera sarebbe un’opera sociale, molto buona e utile, ma non sarebbe l’opera di Gesù Cristo, non sarebbe parte della redenzione. Gesù ha voluto aiutarci condividendo la nostra vita, la nostra solitudine, la nostra agonia e morte. Tutto questo Lui ha preso su di Sé, e l’ha portato nella notte più oscura. Solo essendo un tuttuno con noi, Egli ci ha redenti. Ci è consentito di fare altrettanto: tutta la desolazione dei poveri, non solo la loro povertà materiale, ma la loro miseria spirituale deve essere redenta, e noi dobbiamo avere parte in questo. Pregate così quando lo trovate difficile: «Desidero vivere in questo mondo che è così lontano da Dio, che si è allontanato così tanto dalla luce di Gesù per aiutarli [i poveri], per prendere su di me qualcosa della loro sofferenza ». Sì, mie care figlie, condividiamo la sofferenza dei nostril poveri perché soltanto essendo una sola cosa con loro possiamo redimerli, cioè portare Dio nella loro vita e portare loro a Dio. (Si i l a m i a l u c e)

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Il giorno in cui le ho scritto ho sentito che non avrei più potuto sopportare

questa sofferenza, ma San Paolo mi ha dato la risposta nell’epistola letta durante la Sexagesima [domenica],40 così come anche la sua lettera. Quindi sono lieta di sopportare ancora di più e sempre con un grande sorriso. Se mai diventerò santa, sarò di sicuro una santa dell’oscurità. Sarò continuamente assente dal Paradiso per accendere la luce a coloro che, sulla terra, vivono nell’oscurità..... In un giorno particolarmente arduo, avvolta in una fitta oscurità, Madre Teresa aveva trovato luce nella lettura della Seconda lettera ai Corinzi 11,19-23, 12,1-9. Avrebbe volutoche la sua oscurità, «la spina» nella sua vita, venise rimossa, ma come San Paolo comprese che nell’accettarla poteva confidare nella promessa del Signore: «Ti basta la mia grazia»(Cf. 2 Corinzi 12:9. ) (Si i l a m i a l u c e)

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2 Corinzi 11:19–23, 12:1–9.

11:19–23:  Infatti voi, che pur siete saggi, sopportate facilmente gli stolti.  20 In realtà sopportate chi vi riduce in servitù, chi vi divora, chi vi sfrutta, chi è arrogante, chi vi colpisce in faccia.  21 Lo dico con vergogna; come siamo stati deboli!
Però in quello in cui qualcuno osa vantarsi, lo dico da stolto, oso vantarmi anch`io.  22 Sono Ebrei? Anch`io! Sono Israeliti? Anch`io! Sono stirpe di Abramo? Anch`io! 23 Sono ministri di Cristo? Sto per dire una pazzia, io lo sono più di loro: molto di più nelle fatiche, molto di più nelle prigionie, infinitamente di più nelle percosse, spesso in pericolo di morte.

12:1–9: 1 Bisogna vantarsi? Ma ciò non conviene! Pur tuttavia verrò alle visioni e alle rivelazioni del Signore. 2 Conosco un uomo in Cristo che, quattordici anni fa - se con il corpo o fuori del corpo non lo so, lo sa Dio - fu rapito fino al terzo cielo. 3 E so che quest`uomo - se con il corpo o senza corpo non lo so, lo sa Dio - 4 fu rapito in paradiso e udì parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunziare.  5 Di lui io mi vanterò! Di me stesso invece non mi vanterò fuorchè delle mie debolezze. 6 Certo, se volessi vantarmi, non sarei insensato, perché direi solo la verità; ma evito di farlo, perché nessuno mi giudichi di più di quello che vede o sente da me. 7 Perché non montassi in superbia per la grandezza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un inviato di satana incaricato di schiaffeggiarmi, perché io non vada in superbia. 8 A causa di questo per ben tre volte ho pregato il Signore che l`allontanasse da me. 9 Ed egli mi ha detto: "Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza".

 

«Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me»


Grazie per il suo amore comprensivo. Penso che la sua venuta abbia portato questo dono. Grazie per averci reso viva la povertà di Gesù, il mistero dell’amore di Dio. Sì, voglio essere povera come Gesù, che da ricco diventò povero per amor nostro.(Cf. 2 Corinzi 8:9.)Grazie per avere spiegato in maniera così semplice: non sono io a vivere, ma è Cristo che vive in me.(Cf. Galati 2:20.)

Grazie per aver pregato per me. Io ho bisogno di pregare, voglio pregare, cerco di pregare. L’amore di Dio per la Congregazione è stato così meraviglioso, quest’anno abbiamo avuto undici fondazioni. Quanto è grande la Sua umiltà da permettere a Se stesso di farSi usare in questo modo. Così tanti nuovi tabernacoli, così tante ore di adorazione ogni giorno. (Cf. Galati2:20.)
«Sono stato crocifisso con Cristo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. La vita che ivo ora nella carne, la vivo nella fede nel Figlio di Dio, il quale mi ha amato e ha dato Se stesso per me»47 scrisse San Paolo. Queste parole descrivono bene la realtà dell’unione di Madre Teresa con Dio: Cristo davvero stava vivendo e agendo in lei, diffondendo il Suo amore nel mondo. Lei  pesso diceva: «Dio ama ancora il mondo attraverso di voi e attraverso di me, oggi»,48 e lei Gli permetteva di farlo. (Si i l a m i a l u c e)