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L’AVVENTO deve essere stato il periodo più felice nella vita della Madonna

Tutto il mondo intorno a lei doveva essere stato invaso da una bellezza più squisita del solito, e la raccoglieva tutta per formare suo figlio.

- Caryll Houselander - THE REED OF GOD

Et Homo Factus Est - E l’uomo si fece carne

The Reed of God

Da un punto di vista umano, il tempo di Avvento deve essere stato il periodo più felice nella vita della Madonna.Tutto il mondo intorno a lei doveva essere stato invaso da una bellezza più squisita del solito, e la raccoglieva tutta per formare suo figlio. Ma, a volte, una fitta dolorosa deve averla attraversata, per esempio, quando il grano cominciò a crescere e lo vide spuntare, tagliando la terra come piccole spade. Forse la prima spada a trafiggere il suo cuore fu un germoglio di grano verde. Non era forse il suo prezioso fardello un chicco di grano seminato nel campo? Non era Lui ,pane? Il pane del mondo destinato ad essere spezzato? Ogni cosa deve avere parlato a lei di Lui, come se la bellezza del mondo fosse ancora un’altra profezia. Ai bambini sembra perfettamente normale che i pensieri di Dio possano diventare neve, acqua e stelle; la stessa creazione è semplicemente la Sua meditazione su Cristo. Il seme nella terra è il bambino non ancora nato. La neve sul campo è la purezza della Vergine Maria. La gemma sul nero ramo spinoso, che fiorisce sulla terra, la Sua nascita. La caduta dei petali della rosa rossa anticipa la Sua passione, il grano è legato in fasci perchè Lui sarà legato, è battuto, perchè Lui sarà flagellato. Il frutto è rosso sul ramo perchè Lui sarà crocifisso, perchè risusciterà dalla morte, la primavera ritorna ancora per noi. Se tale è la bellezza del mondo per qualsiasi bambino, cosa deve essere stata per la Madre di Dio, quando il suo intero essere avvolgeva nel suo grembo Cristo non ancora nato?

Era completamente suo, per tutto dipendente da lei: Maria era il Suo alimento, il calore e il riposo ,il Suo rifugio dal mondo, il Suo riparo dal sole. Era il santuario del Sacramento, le quattro pareti e il tetto della Sua casa. Eppure deve aver così ardentemente desiderato di tenerlo nelle sue braccia e di guardarlo nel suo volto umano e di vedere in questo, nel volto di Dio, una somiglianza con se stessa! Pensa a questo! Ma forse non puoi, a meno che tu non sia un giovane sacerdote recentemente ordinato, che attende il momento in cui sorreggerai nelle tue mani la prima Ostia che hai consacrato nella tua prima Messa. Deve essere stato questo un momento di gioia e deve aver atteso con ansietà la Sua nascita, ma, allo stesso tempo, sapeva che ogni passo intrapreso portava il suo piccolo sempre più prossimo alla tomba. Ogni lavoro delle sue mani preparava a poco a poco le mani di Cristo per essere inchiodate; ogni suo respiro si aggiungeva all’ultimo respiro di Cristo. Nel darGli la vita, Gli dava anche la morte. Tutti i bambini che vengono al mondo devono inevitabilmente morire, la morte appartiene alla natura umana ; il regalo della madre per il bambino è la vita. Ma Cristo è vita, la morte non Gli appartiene. Infatti, se Maria non Gli avesse dato la morte, non avrebbe potuto morire.

Se non Gli avesse dato la capacità di soffrire, non avrebbe potuto soffrire. Avrebbe potuto sentire il freddo, la fame e la sete, solo se Gli avesse dato la sua vulnerabilità al freddo, alla fame e alla sete.

Non avrebbe potuto conoscere la differenza tra amicizia e tradimento o l’amarezza di essere tradito se non Gli avesse dato una mente umana e un cuore umano. Questo è quanto significò per Maria dare a Dio una natura umana. Era invulnerabile; e le chiese un corpo per poter essere ferito. Era la gioia personificata: le chiese di darGli lacrime.

Era Dio; le chiese di farLo uomo.

Le chiese mani e piedi per essere inchiodati.

Le chiese un corpo per essere flagellato.

Le chiese sangue per essere sparso Le chiese un cuore per essere spezzato.

La stalla di Betlemme era il suo primo Calvario. La mangiatoia di legno la sua prima Croce. Le sue fascie erano le prime bende per la sepoltura. La passione era già iniziata. Cristo era un uomo. Questa anche era la prima separazione. Questo era suo figlio, ma ora esisteva al di fuori di lei: aveva un cuore separato dal suo: guardava al mondo attraverso i ciechi occhi azzurri di un infante, ma erano I Suoi propri occhi.

La descrizione della Sua nascita nel Vangelo non dice che lo prese nelle sue braccia, ma che”lo avvolse in fascie e lo depose nella mangiatoia”. Come se il suo primo atto fosse quello di stenderlo sulla Croce.


Sapeva che questo suo piccolo figlio era il figlio di Dio e che Dio non glieLo aveva dato solo per se stessa, ma per il mondo intero.
Questa è una delle cose più importanti che dobbiamo imparare dalla nostra contemplazione della Madonna. Poche madri sono consapevoli che i loro figli fanno parte di un tutto e quel tutto è la famiglia di Dio che richiede da ogni bambino appena nato l’amore e il servizio di una sorella o di un fratello.
Molte madri cercano di proteggere i loro figli da una vita comune, vogliono dare loro una educazione privilegiata, cercando di evitare il rischio della malattia, della sofferenza o della povertà, ma in questo modo evitano anche di sperimentare la vitalità e le diverse esperienze della vita.
Non amano vederli crescere o vederli sperimentare qualcosa che li renda indipendenti. Talvolta una madre possessiva persino accetta di malgrado che il suo bambino sogni del Regno.
Mi ricordo di un ragazzino che fu punito per sognare ad occhi aperti. La sua visione del Regno era una verde e impenetrabile foresta popolata da maghi e nani e bambini magici in cui le persone adulte non avevano accesso. In questa foresta lui era il re. Ma quando lo vidi, il suo pallido volto era rigato dalle lacrime, e sua madre spiegò che lo aveva punito perchè quando aveva richiamato la sua attenzione, lui era”sperduto inelle nuvole”.


Molte donne sperimentano la stessa paura e lo stesso risentimento verso il Regno di Dio, specialmente quando il ragazzo che si avventura nel Regno dovrà prendere le armi, affrontare pericoli e resistenze, fare sacrifici, e se mai sarà incoronato, sarà con una corona di spine. Due cose affliggono la madre che risente di questo. Una è che suo figlio debba soffrire e persino, sembra, soffrire per colpa sua. L’altra è che debba sfuggirle; in quel regno lui è solo e indipendente; come il ragazzino che sognava, anche lui è,(o sembra essere) “sperduto nelle nuvole”.

La Madonna sapeva che il suo piccolo avrebbe abitato in un Regno segreto, che lì avrebbe sofferto e sarebbe morto coronato di spine. Non volle ritrattare il dono totale di se stessa e nemmeno ridurre di poco le sofferenze di suo figlio. Sapeva, meglio di qualsiasi altra persona, che la più profonda sofferenza è quella di non poter mitigare la sofferenza di qualcuno che amiamo. Ma era pronta a soffrire anche questo, perchè questo era ciò che Lui le aveva chiesto. Non c’era alcuna traccia di indifferenza o di distacco nel comportamento della Madonna.

Non era indifferente alle sofferenze di Cristo, ma c’era qualcosa di cui era pienamente cosciente e ciò la rese più che mai pronta ad affrontare questo.



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Era questo: quel bambinello tremante nella mangiatoia era la sua stessa carne e il suo stesso sangue; il suo lavoro d’Avvento era ultimato; aveva formato Cristo dalla sua stessa vita, nel suo grembo, ed ora che lo aveva dato alla luce, viveva in Lui.


Letteralmente, la sua vita era in Cristo. Pertanto non ci potrà mai essere qualcosa che Lui ha sofferto senza che anche lei ne abbia sofferto. Lui dovrà soffrire, e lei insieme a Lui. Ogni persona ha il diritto di soffrire in solitudine. Cristo, che con estremo piacere accettò il conforto, la simpatia e l’amicizia durante tutta la sua vita, sulla Croce gridò “Ho sete”.


Si riferiva a tutte le seti. Il Suo corpo era inaridito da quella terribile sete causata dalla perdita di sangue e la Sua anima era assetata di anime. Il Suo cuore era assetato e sanguinava per la compassione della Sua gente.

Ma quando un soldato, mosso a compassione, gli offrì dell’aceto per placare la Sua sete, Lui appena lo toccò e subito dopo lo rifiutò.


Anche Maria rifiutò l’aceto. Mai tentò di ridurre le Sue sofferenze, in questo era più che mai unita a Lui; era unita a Lui persino nel Suo senso di abbandono.
Questa è un’altra cosa che dobbiamo scoprire nella contemplazione della Madonna. Gli chiediamo di venire e di dimorare in noi; chiediamo allo Spirito Santo di formarLo dalle nostre vite: crediamo che veramente Lui lo fa.

Se Cristo è formato dalle nostre vite, significa che Lui soffrirà in noi. O, meglio, noi soffriremo in Lui. “E fu fatto uomo”. La Madonna capì subito che cosa significasse, nel caso suo: in un modo supernaturale, Lui diventò lei stessa.

Se Lui si fa uomo in te, Lui diventa te; se in me, diventa me. E’ molto difficile accetare questa asserzione. Molto più facilmente riusciremmo ad immaginare un tipo di Cristo mistico che sta al nostro fianco o di fronte a noi, che soffre con una pazienza infinita e con gioia, obbediente, umile, perseverante, e che realizza la volontà del Padre. E’ veramente difficile rendersi conto che se Lui è formato nelle nostre vite, noi non siamo al suo fianco, ma in Lui; e ciò che ci chiede è di riconoscere che è proprio in quello che facciamo che Lui vuole attuare e soffrire. Per esempio, se tu sei arruolato, è Cristo che dice arrivederci e lascia la Sua casa; Cristo che cammina nelle interminabili marcie. Le ferite dei piedi del nuovo arruolato sanguinano sui piedi di Cristo.
E un altro esempio: se tu lavori in un ufficio e la persona da cui dipendi, forse anche perchè intellettualmente limitata, ti mette alla prova e tu pensi di avere il diritto di irritarti, ebbene, non sei tu che devi essere obbediente e umile e magnanimo, è Cristo, Cristo che ha detto a Ponzio Pilato, un debole servo civile: “Tu non avresti potere su di Me se non ti fosse stato dato dall’alto.” E’ veramente necessario praticare tutto questo per poterlo capire. Dobbiamo ripeterci migliaia di volte al giorno: “Cristo vuole fare questo”, “Cristo vuole soffrire questo”.
E finalmente capiremo che quando non accettiamo le nostre circostanze o cerchiamo di evitare ciò che dovremmo affrontare, siamo come Pietro quando tentò di dissuadere il Signore dalla Sua Passione. C’è una terribile risposta alla domanda che viene ripetuta fino al punto da stancare: “Perchè proprio io?” E’ un’altra domanda: “Non doveva Cristo soffrire tutto questo per poter entrare nella Sua gloria?”

 

 

ADVENT CALENDAR

Durante questo Avvento, insieme a Maria, “formiamo” Gesù in nois



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PRIMA PARTE
Avvento

L’AVVENTO è la stagione del seme: Cristo amava questo simbolo del seme. Il seme, diceva, è la Parola di Dio seminata nel cuore dell’uomo. "Il regno di Dio è come un granello di senape."

 

 

© Caryll Houselander THE REED OF GOD